La bozza del nuovo regolamento sul trasporto di animali vivi in UE non fermerà la sofferenza degli animali

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Chiara Caprio
Responsabile relazioni istituzionali

La proposta di revisione del regolamento sul trasporto di animali vivi presentata venerdì 8 dicembre dalla Commissione europea non metterà fine alla sofferenza degli animali. 

Le modifiche proposte rappresentano un passo indietro in alcuni ambiti e non basteranno a mettere fine alle sofferenze patite dai milioni e milioni di animali che ogni anno vengono trasportati per lunghi viaggi all’interno della UE e verso Paesi terzi. 

Trasporti di animali vivi: la nuova bozza

La proposta della Commissione si rivela ampiamente insufficiente. Sono stati aggiunti alcuni requisiti più severi per il trasporto di animali — come l’introduzione di limiti più stringenti per la durata di alcuni tempi di viaggio, per esempio verso il macello, e per il trasporto di animali vulnerabili, ad esempio animali in stato avanzato di gravidanza e giovani vitelli — ma questi non sono sufficienti.

La proposta infatti non pone limiti ai viaggi via mare, istituisce limiti inadeguati per le temperature durante i viaggi e contiene lacune create da definizioni carenti o specie mancanti, ad esempio per gli agnelli trasportati su lunghe distanze — problematiche che abbiamo denunciato per anni attraverso le nostre indagini sui trasporti.

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Queste disposizioni che non bastano, secondo noi e le altre associazioni, a prevenire le peggiori crudeltà patite dagli animali durante il loro trasporto, e inefficaci a ridurne la sofferenza.

Proprio la settimana scorsa, un report pubblicato da CIWF International ed Eurogroup for Animals aveva messo a nudo la reale entità delle sofferenze patite dagli animali trasportati vivi nella Unione Europea. Nel report, A data dump of suffering: the EU’s long-distance trade in farm animals exposed (La sofferenza nei dati: smascherato il trasporto a lunga distanza di animali vivi nell’UE), vengono denunciate le terribili condizioni a cui sono sottoposti circa 44 milioni di bovini, pecore e suini durante questi lunghi e stressanti viaggi, sottolineando come i dati UE siano spesso incompleti e fuorvianti nel riportarne la reale entità.

C’è ancora molto da fare

La proposta di legge dell’UE sul trasporto di animali lascia ancora molto a desiderare, perché non basterà a mettere fine alle sofferenze dei milioni di animali trasportati ogni anno per lunghi viaggi all’interno dell’UE e verso Paesi terzi. Governi da tutto il mondo si stanno muovendo verso il divieto di esportazione di animali vivi. Paesi come Germania, Lussemburgo e Nuova Zelanda hanno già imposto restrizioni e, si spera, presto li seguiranno anche Regno Unito e Australia.

Un’ampia maggioranza di cittadini europei richiede maggiori tutele per il benessere degli animali durante il trasporto, come dimostra l’ultimo Eurobarometro sul tema, sondaggio condotto dall’UE stessa: il 94% delle persone in Europa sono a favore di mettere fine alle esportazioni di animali vivi

Quello di cui abbiamo bisogno qunidi è ciò che cittadini e cittadine dell’UE chiedono: un divieto di esportazione di animali vivi verso Paesi terzi e regole molto più severe, come ad esempio il limite dei tempi di trasporto, la garanzia che i viaggi siano adeguatamente regolati per tenere conto delle condizioni meteorologiche e la fine del trasporto di animali vulnerabili.

Se da un lato riconosciamo gli sforzi per migliorare la protezione degli animali allevati, al tempo stesso è evidente che la Commissione europea ha deluso associazioni, cittadine e cittadini non realizzando la ben più ampia e ambiziosa riforma delle norme che aveva promesso. Una promessa che includeva la proposta di un divieto di allevamento in gabbia, impegno formale che la Commissione aveva preso con 1,4 milioni di persone firmatarie dell’Iniziativa dei cittadini europei End the Cage Age, e che si è scontrato contro le pressioni esercitate dal settore zootecnico.


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