Chiara Caprio
Responsabile relazioni istituzionali

La Commissione europea non ha mantenuto l’impegno, preso a fronte delle richieste chiare e inequivocabili di milioni di cittadini, di proteggere con leggi più adeguate miliardi di animali allevati in Europa. Il programma di lavoro 2024 trapelato oggi a Bruxelles mostra che la Commissione sta facendo marcia indietro sul bando alle gabbie in UE.

La marcia indietro dell’UE

Nel 2020 la Commissione europea si è impegnata a rivedere la legislazione sul benessere degli animali nell’ambito della strategia Farm to Fork e del Green Deal.

Ieri a Bruxelles è trapelato il programma di lavoro per il 2024, che sarà presentato oggi al Parlamento europeo. Da questo documento è evidente che la Commissione non ha incluso le proposte promesse per l’aggiornamento delle ormai antiquate normative di protezione degli animali allevati, impegnandosi a presentare solo una proposta per modificare il regolamento sui trasporti di animali vivi, che sarà pubblicata a dicembre, prima della scadenza dell’attuale mandato. 

Restano in sospeso le normative sugli animali da allevamento, sulla macellazione e sull’etichettatura. Particolarmente preoccupante è l’assenza di una chiara tempistica per il regolamento sulle condizioni degli animali in allevamento, attraverso il quale la Commissione avrebbe dovuto mantenere l’impegno, preso formalmente e pubblicamente dalla Commissione stessa nel 2021, di proporre una legislazione per eliminare gradualmente le gabbie, in risposta all’Iniziativa dei Cittadini (ICE) End the Cage Age, firmata da 1,4 milioni di cittadini. 

Pertanto la mancata menzione delle suddette proposte normative nel programma di lavoro rende molto probabile che saranno affrontate dalla prossima Commissione, lasciando così miliardi di animali non protetti per gli anni a venire e il futuro delle proposte stesse in bilico.

Un altro importante documento mancante è il Quadro legislativo per i sistemi alimentari sostenibili (FSFS), anch’esso atteso per la fine del 2023. Il rinvio di questa iniziativa faro della Farm to Fork ostacolerà la necessaria trasformazione del sistema alimentare e non riuscirà ad allineare le politiche agricole e alimentari con gli obiettivi di sostenibilità e climatici dell’UE.

Oltre alla strategia Farm to Fork, nel programma è assente la tanto attesa revisione del regolamento REACH nell’ambito della Strategia in materia di sostanze chimiche sostenibili. Questo regolamento fondamentale è stato a lungo discusso come elemento centrale del Green Deal dell’UE per raggiungere l’obiettivo di un ambiente privo di sostanze tossiche e come elemento chiave per contribuire a promuovere ulteriormente una strategia che anticipi in termini più concreti l’eliminazione graduale dei test sugli animali.

Cosa succederà ora

Siamo estremamente delusi dal fatto che la Commissione non abbia avuto la volontà politica di impegnarsi a mantenere la sua promessa, voltando le spalle ai cittadini e alla scienza. Per decenni abbiamo avuto numerosi dialoghi, valutazioni d’impatto e pareri scientifici. Le petizioni, le ICE e l’Eurobarometro speciale del 2016 dimostrano chiaramente che cittadine e cittadini europei vogliono di più per gli animali, eppure la lobby industriale — a cominciare da quella zootecnica — continua ad avere il sopravvento.

La scorsa settimana, decine di organizzazioni per la protezione degli animali, diversi eurodeputati e numerosi sostenitori si sono riuniti davanti alla sede della Commissione europea a Bruxelles per chiedere pubblicamente alla Presidente Von Der Leyen di pubblicare tutte le proposte di revisione della legislazione sul benessere animale. Gli eurodeputati hanno definito la mancata presentazione delle proposte da parte della Commissione europea un “fallimento democratico”.

Anche la famosa etologa e conservazionista, Messaggero di Pace delle Nazioni Unite e fondatrice del Jane Goodall Institute, la dottoressa Jane Goodall, si è unita all’appello e ha chiesto al Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen un incontro urgente per discutere della questione.

Noi però non ci arrendiamo e continueremo a fare pressione affinché la Commissione europea si impegni a rispettare un calendario chiaro per le altre proposte, a cominciare dal promesso divieto dell’allevamento in gabbia. Il momento è adesso.