La sofferenza
dei vitelli

in un allevamento
del Grana Padano

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Questa investigazione sotto copertura di Essere Animali documenta le condizioni dei vitelli in un allevamento intensivo produttore di Grana Padano, il formaggio più consumato al mondo. Nonostante si tratti di un’eccellenza italiana, ciò che accade ai vitelli negli allevamenti di mucche da latte è scioccante: vengono separati dalla madre alla nascita e rinchiusi in piccole gabbie.

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È incredibile che l’attuale legislazione permetta ancora l’isolamento e il confinamento di animali appena nati, sono pratiche crudeli ed evitabili. Per questo, assieme a 77 ONG in tutto il mondo, stiamo chiedendo a gran voce alla Commissione Europea una completa revisione della legislazione sulla protezione degli animali da allevamento.

Unisciti a noi, affinché nessun animale sia lasciato indietro.

Pratiche crudeli
documentate

Vitelli strappati alle madri

Al momento della nascita i vitelli sono separati dalla madre e rinchiusi in recinti individuali. Vengono caricati senza alcuna cura su una carriola e immobilizzati in una posizione innaturale, con una zampa accavallata attorno al collo.
La separazione serve ad agevolare le operazioni di mungitura quotidiana di migliaia di mucche, il cui latte viene così interamente destinato al mercato, o come in questo caso alla produzione di Grana Padano.
Ci sono prove del fatto che i vitelli separati alla nascita dalle madri riportano danni comportamentali e di sviluppo, mentre quelli allevati in gruppo ne traggono beneficio, sia in termini di socialità che di benessere.

Vitelli rinchiusi in gabbie anguste

I vitelli vengono allevati in box larghi quanto il loro corpo e, in mancanza di gabbie libere, alcuni sono stabulati in coppia: questo vuol dire ancora meno spazio a loro disposizione. Sono centinaia le gabbie con i vitelli posizionate a fianco del capannone dove vivono le madri con le quali non avranno mai più un contatto diretto.
Alcuni box sono in condizioni igieniche critiche, molti vitelli si ammalano e hanno episodi di diarrea. A causa della pressione infettiva presente negli allevamenti intensivi, gli antibiotici vengono usati di frequente.
Non c’è nulla di naturale nell’alimentazione di questi animali, vengono nutriti principalmente con una miscela latte in polvere e acqua, surrogati del latte materno.

"Maschio
di me*da"

Un vitello appena nato viene insultato da un operatore. Negli allevamenti per la produzione di latte, i vitelli maschi sono considerati un sottoprodotto: a differenza degli individui femmine, non possono essere reintegrati nella filiera del latte e generano un minor profitto.

Immagini forti clicca per guardare

Comportamenti violenti dei lavoratori

Durante l’alimentazione un operatore colpisce i vitelli ripetutamente con calci e schiaffi. Inoltre fornisce agli animali un numero limitato di secchi, impedendo loro di alimentarsi contemporaneamente e istigando rivalità tra gli animali.
In un’altra sequenza di immagini un operatore afferma di effettuare la bruciatura dell’abbozzo corneale su vitelli di 2-3 mesi di vita. Questo è in palese violazione della normativa che vieta l’operazione perché procura forte dolore.
Il nostro investigatore non è riuscito a filmare il comportamento illegale, ma abbiamo segnalato comunque l’allevamento alle autorità, configurando la possibilità di illeciti e di comportamenti violenti degli operatori nei confronti degli animali.

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Dentro gli allevamenti del Grana Padano

Guarda la seconda indagine

Dati di vendita del Grana Padano

Fonte: Consorzio tutela Grana Padano 2021

Il parere dei veterinari

La separazione precoce dei vitelli dalla madre interrompe bruscamente il rapporto parentale, importante comportamento etologico, per cui si genera una forte sofferenza ad entrambi, dimostrata dai segnali vocali emessi da madre e figlio. I vitelli nei box singoli sono privati del rapporto comunicativo con la madre che ricercano come basilare per lo sviluppo etologico, privazione che ugualmente genera sofferenza. L’alimentazione con latte artificiale fa mancare al vitello i principi nutritivi del latte materno e nega il comportamento etologico naturale, poiché il liquido viene assunto velocemente dal secchio e rimane insoddisfatto il bisogno di suzione, che in natura si protrae per più tempo.
Enrico Moriconi - Medico veterinario consulente in etologia, garante per i diritti animali della Regione Piemonte
Tutti i fattori documentati in questa indagine sono fonte di stress per gli animali e abbassano le loro difese immunitarie. Questo aumenta il rischio di contrarre malattie e compromette il benessere degli animali, con nessuna possibilità di avere un'esperienza positiva [negli allevamenti] o condurre una vita che valga la pena vivere.
Anja Dijkstra - Caring Vets, associazione di veterinari olandesi

Questa investigazione lancia un allarme sulle condizioni dei vitelli negli allevamenti di mucche da latte. Purtroppo, la legislazione consente pratiche che causano agli animali stress e sofferenza, ma noi non ci scoraggiamo, anzi abbiamo una grande opportunità. Infatti, la Commissione Europea è ora impegnata nella strategia Farm to Fork, un’iniziativa che ha l’obiettivo di rendere il sistema alimentare europeo più equo, sano e rispettoso dell’ambiente.

Noi vogliamo convincere la Commissione Europea a intraprendere una completa revisione della legislazione sulla protezione degli animali da allevamento, ora gravemente insufficiente nel garantire loro una vita priva di sofferenze evitabili. Siamo in tantissimi! Si tratta della campagna No Animal Left Behind, coordinata da Eurogroup For Animals – un’organizzazione che rappresenta 77 ONG per la protezione animale in 27 Stati Membri, il Regno Unito, Svizzera, Serbia, Norvegia, Australia e Stati Uniti.

Tra le richieste alla Commissione, ci sono anche condizioni di allevamento che possano consentire a tutte le specie allevate di esprimere comportamenti naturali, affinché nessun animale sia lasciato indietro.

Per i vitelli, chiediamo di porre fine alle pratiche di isolamento e confinamento di animali appena nati, nello specifico:

• Consentire il contatto tra il vitello e la madre per almeno le prime otto settimane di età, durante le quali gli animali devono essere tenuti in un sistema di contatto di almeno mezza giornata, con allattamento consentito.

• Fornire condizioni abitative che soddisfino le esigenze comportamentali dei vitelli, i quali dovrebbero essere allevati in gruppi e avere accesso ad aree all’aperto.

Mostriamo al mondo la realtà, aiutaci!

Grazie al nostro Team Investigativo milioni di persone scoprono gli abusi e le crudeltà negli allevamenti e macelli. Un lavoro che salva gli animali e che necessita del tuo aiuto. Una tua donazione può dare continuità alle nostre indagini.

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PER UNA RIFORMA DELLE LEGGI SULLA PROTEZIONE DEGLI ANIMALI Destinatari Presidente del Consiglio, Mario Draghi Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Stefano Patuanelli Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Roberto Cingolani Ministero della Salute, Roberto Speranza Presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico Presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati L’organizzazione Essere Animali negli ultimi anni ha diffuso diverse indagini realizzate all’interno di allevamenti intensivi e stabilimenti di macellazione italiani, alcune svolte in collaborazione con importanti organi di informazione internazionali, allo scopo di documentare le condizioni degli animali allevati per l’alimentazione. Durante tali indagini, portate a termine con un capillare lavoro di monitoraggio con telecamere nascoste e infiltrati all’interno degli allevamenti, sono state puntualmente filmate violazioni alla normativa sulla protezione degli animali e alle norme del codice penale. Le indagini di Essere Animali hanno mostrato:
  • violenze inferte dal personale dell’allevamento durante gli spostamenti degli animali o quando questi oppongono resistenza ai trattamenti, come colpi con tubi di ferro, utilizzo improprio di taser elettrico, sollevamento con muletto delle mucche a terra, calci e lanci degli animali di piccola taglia;
  • mutilazioni effettuate senza l’utilizzo di anestesia e analgesia e senza la presenza di un medico veterinario oltre l’età consentita dalla legge e il taglio sistematico della coda dei suinetti, una pratica illegale ma diffusa in quasi tutti gli allevamenti italiani;
  • animali agonizzanti lasciati morire di stenti o uccisi in modo brutale dagli operai dell’allevamento, senza l’applicazione delle corrette disposizioni sull’abbattimento d’emergenza degli animali malati;
  • uccisioni di gruppo all’interno degli stabilimenti di macellazione, con animali che assistono alla morte dei loro simili e l’utilizzo di pratiche di stordimento inefficaci.
Per questi maltrattamenti sono state presentate diverse denunce alle autorità competenti ma la frequenza di tali episodi, filmati nella quasi totalità delle aziende oggetto d’indagine scelte a campione sul territorio nazionale, anche tra fornitori di prodotti DOP, mi spinge a esprimervi la mia profonda preoccupazione. Accanto a queste violazioni di legge, le indagini di Essere Animali hanno inoltre mostrato tipologie e pratiche di allevamento che, pur essendo ora legali, sono causa di indiscussa sofferenza fisica e psicologica per gli animali, tra cui:
  • utilizzo di gabbie in cui gli animali trascorrono buona parte o tutta la loro vita;
  • elevate densità quando gli animali sono allevati "a terra" o in recinti;
  • castrazione chirurgica dei suinetti e debeccaggio delle galline uccisione tramite macerazione dei pulcini considerati inutili ai fini dell’allevamento;
  • separazione alla nascita delle madri dai cuccioli per la produzione di latte.
Chiedo quindi che sia intrapreso un processo di riforma legislativo che:
  • vieti l’utilizzo, anche parziale, delle gabbie;
  • vieti ogni mutilazione così come l’uccisione dei pulcini maschi, perfettamente sani ma considerati non produttivi dall’industria zootecnica;
  • metta fine ai sussidi pubblici al settore zootecnico;
  • porti all’inasprimento delle pene per il maltrattamento degli animali e per le altre violazioni delle normative di protezione, prevedendo nei casi più gravi la revoca delle autorizzazioni e l’interdizione dall’attività;
  • instauri un sistema di controllo negli allevamenti, durante il trasporto e nelle fasi di macellazione assolutamente più efficace di quello adottato sinora;
  • riformuli le densità di allevamento, concedendo agli animali più spazio per muoversi, anche all’aperto, e con la presenza di arricchimenti ambientali;
  • preveda sistemi di allevamento che permettano agli animali di soddisfare i propri bisogni etologici in funzione dell’età e della specie, in concerto con le organizzazioni per i Diritti Animali.
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