Seconda
indagine shock

in un allevamento
del Grana Padano

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Un investigatore di Essere Animali ha documentato le condizioni di un allevamento di mucche produttore di Grana Padano situato in provincia di Brescia, filmando animali immersi nelle loro feci e decine di vitelli morti. Non è la prima volta che diffondiamo un’investigazione in un allevamento del Grana Padano. A luglio abbiamo diffuso un video, realizzato in un’altra azienda in provincia di Bergamo, dove abbiamo filmato il trattamento dei vitelli negli allevamenti da latte, separati alla nascita dalla loro madre, rinchiusi in piccoli recinti individuali e trattati brutalmente.

In seguito a questo primo video, il Consorzio Tutela del Grana Padano ha dichiarato che l’allevamento da noi investigato è una “mela marcia”, che non rappresenta cioè l’intero settore. Ma questa seconda investigazione mostra che non è possibile liquidare con queste parole le enormi problematiche relative al benessere animale che vi sono negli allevamenti intensivi, anche in quelli del Grana Padano, il formaggio DOP più consumato al mondo.

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Le irregolarità sono frequenti e, come se non bastasse, la legge consente procedure di allevamento che causano gravi sofferenze agli animali. È incredibile che l’attuale legislazione permetta ancora l’isolamento e il confinamento dei vitelli appena nati, sono pratiche crudeli ed evitabili. Per questo, assieme a 79 ONG in tutto il mondo, stiamo chiedendo a gran voce alla Commissione Europea una completa revisione della legislazione sulla protezione degli animali da allevamento.

Unisciti a noi, affinché nessun animale sia lasciato indietro.

Problematiche
documentate

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Vitelli morti per negligenza

È presumibile pensare che l’alto tasso di mortalità dei vitelli sia causato dalle gravi carenze igienico-sanitarie e dalla fatiscenza della struttura, che versa in condizioni di manutenzione non adeguate, con la presenza di recinti rotti o con parti arrugginite che possono ferire gli animali.
Alcuni vitelli sono morti soffocati, incastrati con la testa nella mangiatoia del box, episodi per cui è possibile prefigurare il reato di uccisione di animali, in quanto nessun operatore è intervenuto per liberarli. Diversi vitelli si ammalano e soffrono di diarrea, ma le gabbie in cui sono stabulati non vengono pulite e gli animali sono sporchi e ricoperti di insetti.
Inoltre, il video mostra il parto di un vitello avvenuto in una stalla il cui pavimento presenta uno spesso strato di escrementi e pozze di urina e acqua piovana. Il corpo del vitello deceduto è rimasto per un giorno intero a contatto con la madre.

Allevamento con preoccupanti carenze sanitarie

Le immagini documentano un grave stato di incuria, con particolare riferimento alle condizioni di igiene e pulizia delle stalle, che si presentano ricolme di escrementi. Gli animali sono completamente sporchi, così come i capezzoli delle mucche che vengono avviate alla mungitura, il tutto con un elevato rischio di contaminazione batterica. Il mancato rispetto delle prescrizioni sanitarie costituisce un potenziale pericolo per la salute dei consumatori, ma anche un danno per gli animali, che in tali condizioni non possono liberamente deambulare e rischiano infortuni e malattie alle zampe.
A causa di difetti strutturali o mancanza di manutenzione, in occasione di piogge anche non particolarmente intense, si formano all’interno delle stalle estese pozze d’acqua che non vengono asciugate, costringendo gli animali a vivere con le zampe nell’acqua per giorni.

Animali separati dalla madre

Le immagini documentano il parto di una mucca e la nascita del vitello, che avviene mediante l’utilizzo di una corda tirapiedi, legata alle zampe anteriori dell’animale per facilitarne la fuoriuscita. Il vitello appena nato viene trascinato per alcuni metri all’interno del recinto e allontanato subito dalla madre.
Negli allevamenti intensivi i vitelli appena nati sono separati dalla madre al momento della nascita e rinchiusi in recinti individuali. La separazione viene effettuata per diversi fattori. Allontanando i vitelli si agevolano le operazioni di mungitura quotidiana di migliaia di mucche, il cui latte viene così interamente destinato al mercato, o come in questo caso alla produzione di Grana Padano. Tuttavia, la pratica è controversa: ci sono prove di danni comportamentali e di sviluppo.

Vitelli rinchiusi in minuscole gabbie

Dopo essere separati dalla madre i vitelli appena nati vengono stabulati in gabbie individuali, questa operazione è consentita dalla normativa che stabilisce le prescrizioni minime per la protezione dei vitelli. La legge prevede dimensioni esigue, con i box larghi quanto l’altezza al garrese del vitello, lunghi quanto la lunghezza dell’animale e con pareti divisorie traforate, in modo da permettere il contatto visivo e tattile tra gli animali.
Nell’allevamento indagato, alcuni recinti non consentono il contatto fra vitelli, condizione vietata dalla normativa e gli animali vengono rinchiusi in coppia, con conseguente riduzione dello spazio a loro disposizione.

Controlli e denuncia per l’allevamento del Grana Padano dopo nostra indagine

Quest’ultima indagine mostra per l’ennesima volta come la maggior parte degli allevamenti per la produzione di latte non rispetti le regole basilari del benessere animale, anzi, vitelli e mucche vengono trattati come semplici merci. La revisione della legislazione sugli animali da allevamento è un’opportunità per la Commissione Europea di cambiare una volta per tutte questa situazione, senza lasciare indietro nemmeno un animale.
Reinke Hameleers - CEO, Eurogroup for Animals

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Dentro gli allevamenti del grana padano

Guarda la prima indagine

Dati di vendita del Grana Padano

Fonte: Consorzio tutela Grana Padano 2021

Questa investigazione lancia un allarme sulle condizioni dei vitelli negli allevamenti di mucche da latte. Purtroppo, la legislazione consente pratiche che causano agli animali stress e sofferenza, ma noi non ci scoraggiamo, anzi abbiamo una grande opportunità. Infatti, la Commissione Europea è ora impegnata nella strategia Farm to Fork, un’iniziativa che ha l’obiettivo di rendere il sistema alimentare europeo più equo, sano e rispettoso dell’ambiente.

Noi vogliamo convincere la Commissione Europea a intraprendere una completa revisione della legislazione sulla protezione degli animali da allevamento, ora gravemente insufficiente nel garantire loro una vita priva di sofferenze evitabili. Siamo in tantissimi! Si tratta della campagna No Animal Left Behind, coordinata da Eurogroup For Animals – un’organizzazione che rappresenta 79 ONG per la protezione animale in 27 Stati Membri, il Regno Unito, Svizzera, Serbia, Norvegia, Australia e Stati Uniti.

Tra le richieste alla Commissione, ci sono anche condizioni di allevamento che possano consentire a tutte le specie allevate di esprimere comportamenti naturali, affinché nessun animale sia lasciato indietro.

Per i vitelli negli allevamenti chiediamo di porre fine alle pratiche di isolamento e confinamento di animali appena nati, nello specifico:

• Consentire il contatto tra il vitello e la madre per almeno le prime otto settimane di età, durante le quali gli animali devono essere tenuti in un sistema di contatto di almeno mezza giornata, con allattamento consentito.

• Fornire condizioni abitative che soddisfino le esigenze comportamentali dei vitelli, i quali dovrebbero essere allevati in gruppi e avere accesso ad aree all’aperto.

Mostriamo al mondo la realtà, aiutaci!

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PER UNA RIFORMA DELLE LEGGI SULLA PROTEZIONE DEGLI ANIMALI Destinatari Presidente del Consiglio, Mario Draghi Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Stefano Patuanelli Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Roberto Cingolani Ministero della Salute, Roberto Speranza Presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico Presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati L’organizzazione Essere Animali negli ultimi anni ha diffuso diverse indagini realizzate all’interno di allevamenti intensivi e stabilimenti di macellazione italiani, alcune svolte in collaborazione con importanti organi di informazione internazionali, allo scopo di documentare le condizioni degli animali allevati per l’alimentazione. Durante tali indagini, portate a termine con un capillare lavoro di monitoraggio con telecamere nascoste e infiltrati all’interno degli allevamenti, sono state puntualmente filmate violazioni alla normativa sulla protezione degli animali e alle norme del codice penale. Le indagini di Essere Animali hanno mostrato:
  • violenze inferte dal personale dell’allevamento durante gli spostamenti degli animali o quando questi oppongono resistenza ai trattamenti, come colpi con tubi di ferro, utilizzo improprio di taser elettrico, sollevamento con muletto delle mucche a terra, calci e lanci degli animali di piccola taglia;
  • mutilazioni effettuate senza l’utilizzo di anestesia e analgesia e senza la presenza di un medico veterinario oltre l’età consentita dalla legge e il taglio sistematico della coda dei suinetti, una pratica illegale ma diffusa in quasi tutti gli allevamenti italiani;
  • animali agonizzanti lasciati morire di stenti o uccisi in modo brutale dagli operai dell’allevamento, senza l’applicazione delle corrette disposizioni sull’abbattimento d’emergenza degli animali malati;
  • uccisioni di gruppo all’interno degli stabilimenti di macellazione, con animali che assistono alla morte dei loro simili e l’utilizzo di pratiche di stordimento inefficaci.
Per questi maltrattamenti sono state presentate diverse denunce alle autorità competenti ma la frequenza di tali episodi, filmati nella quasi totalità delle aziende oggetto d’indagine scelte a campione sul territorio nazionale, anche tra fornitori di prodotti DOP, mi spinge a esprimervi la mia profonda preoccupazione. Accanto a queste violazioni di legge, le indagini di Essere Animali hanno inoltre mostrato tipologie e pratiche di allevamento che, pur essendo ora legali, sono causa di indiscussa sofferenza fisica e psicologica per gli animali, tra cui:
  • utilizzo di gabbie in cui gli animali trascorrono buona parte o tutta la loro vita;
  • elevate densità quando gli animali sono allevati "a terra" o in recinti;
  • castrazione chirurgica dei suinetti e debeccaggio delle galline uccisione tramite macerazione dei pulcini considerati inutili ai fini dell’allevamento;
  • separazione alla nascita delle madri dai cuccioli per la produzione di latte.
Chiedo quindi che sia intrapreso un processo di riforma legislativo che:
  • vieti l’utilizzo, anche parziale, delle gabbie;
  • vieti ogni mutilazione così come l’uccisione dei pulcini maschi, perfettamente sani ma considerati non produttivi dall’industria zootecnica;
  • metta fine ai sussidi pubblici al settore zootecnico;
  • porti all’inasprimento delle pene per il maltrattamento degli animali e per le altre violazioni delle normative di protezione, prevedendo nei casi più gravi la revoca delle autorizzazioni e l’interdizione dall’attività;
  • instauri un sistema di controllo negli allevamenti, durante il trasporto e nelle fasi di macellazione assolutamente più efficace di quello adottato sinora;
  • riformuli le densità di allevamento, concedendo agli animali più spazio per muoversi, anche all’aperto, e con la presenza di arricchimenti ambientali;
  • preveda sistemi di allevamento che permettano agli animali di soddisfare i propri bisogni etologici in funzione dell’età e della specie, in concerto con le organizzazioni per i Diritti Animali.
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