STOP violenze
negli allevamenti e nei macelli
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Fai firmare anche lei!Perchè fermare gli allevamenti intensivi
Essere Animali negli ultimi anni ha diffuso numerose indagini realizzate all’interno di allevamenti intensivi e stabilimenti di macellazione italiani, alcune svolte in collaborazione con importanti organi di informazione internazionali, allo scopo di documentare le condizioni degli animali allevati per l’alimentazione.
Durante queste indagini sono state puntualmente filmate violazioni alla normativa sulla protezione degli animali e alle norme del codice penale.
L’ultima indagine dentro un grande macello
Con l’utilizzo di telecamere nascoste abbiamo raccolto le prove dello scarico di almeno 144 “mucche a terra” in un grande macello in provincia di Pavia. Immagini agghiaccianti che documentano mucche incapaci di muoversi, trascinate con cavi d’acciaio o spinte con pungoli elettrici e forconi. Gravi irregolarità sono emerse anche negli abbattimenti. A seguito della nostra denuncia alla Procura di Pavia, cinque persone, tra responsabili del macello e lavoratori coinvolti nelle violenze, sono ora a processo per uccisione e maltrattamento di animali.
Ecco cosa accade negli allevamenti e nei macelli italiani
A differenza di quello che viene spesso detto pubblicamente sul Made in Italy, gli allevamenti italiani sono luoghi di produzione intensiva.
Qui i maltrattamenti e le illegalità sono all’ordine del giorno e come Essere Animali abbiamo documentato in tutte le indagini condotte a campione problematiche molto gravi.
In particolare:
- Violenze inferte dal personale dell’allevamento durante gli spostamenti degli animali o quando questi oppongono resistenza ai trattamenti, come colpi con tubi di ferro, utilizzo improprio di taser elettrico, sollevamento con muletto delle mucche a terra, calci e lanci degli animali di piccola taglia;
- Mutilazioni effettuate senza l’utilizzo di anestesia e analgesia, senza la presenza di un medico veterinario e anche oltre l’età consentita dalla legge;
- Il taglio sistematico della coda dei suinetti, una pratica illegale ma diffusa in quasi tutti gli allevamenti italiani;
- Animali agonizzanti lasciati morire di stenti o uccisi in modo brutale dagli operai dell’allevamento, senza l’applicazione delle corrette disposizioni sull’abbattimento d’emergenza degli animali malati;
- Animali trasportati anche per 30 ore su mezzi di trasporto inadeguati, in condizioni di sofferenza e sottoposti a violenze al momento del carico e dello scarico;
- Animali sottoposti a macellazioni di gruppo, invece di essere uccisi singolarmente affinché non vedano la morte dei loro simili, storditi in modo inadeguato e con la morte che sopraggiunge con agonia.
Per questi maltrattamenti sono state presentate diverse denunce alle autorità competenti, ma è preoccupante la frequenza di tali episodi, filmati nella quasi totalità delle aziende oggetto d’indagine scelte a campione sul territorio nazionale, anche tra fornitori di prodotti DOP.
Accanto a queste violazioni di legge, le indagini di Essere Animali hanno inoltre mostrato tipologie e pratiche di allevamento che, pur essendo ora legali, sono causa di indiscussa sofferenza fisica e psicologica per gli animali, tra cui:
- Utilizzo di gabbie in cui gli animali trascorrono buona parte o tutta la loro vita;
- Elevate densità quando gli animali sono allevati “a terra” o in recinti;
- Castrazione chirurgica dei suinetti e debeccaggio delle galline;
- Separazione alla nascita delle madri dai cuccioli per la produzione di latte.
Nuove leggi per gli animali: servono più tutele subito
In Italia la quasi totalità della carne disponibile nei supermercati proviene da allevamenti intensivi, che potrebbero essere descritti come vere e proprie catene di montaggio per la produzione di carne. Al fine di aumentare la produzione e ridurre i costi, gli animali vengono sottoposti a trattamenti crudeli, spesso per mano di operatori che non sono adeguatamente formati.
Questi luoghi inoltre causano inquinamento dell’acqua, del suolo e dell’aria, con casi gravissimi come quelli che riguardano la Pianura Padana, la zona più inquinata d’Europa dove ogni giorno i livelli di inquinamento causato dagli allevamenti impatta negativamente l’ambiente e la salute dei cittadini.
Inoltre, si verifica la distruzione delle foreste e della biodiversità per fare spazio alla coltivazione di mangimi, importati da paesi dove la tutela dell’ambiente, degli animali e dei lavoratori non è adeguatamente implementata. A questo si aggiungono gli enormi rischi di zoonosi: gli allevamenti intensivi sono luoghi dove le malattie si diffondono rapidamente e dove potrebbero avvenire salti di specie, come avvenuto ad esempio nel caso del Covid con i visoni o dell’aviaria in Asia.
Per questo chiediamo che l’Italia si impegni in un divieto di utilizzo delle gabbie, nel divieto di ogni mutilazione e di fermare i sussidi a pioggia al settore zootecnico, indirizzando invece i fondi pubblici a produzioni e attività più sostenibili e per ridurre le sofferenze degli animali confinati in macelli e allevamenti.
Chiediamo inoltre un inasprimento delle pene per il maltrattamento degli animali e per le altre violazioni delle normative di protezione, prevedendo nei casi più gravi la revoca delle autorizzazioni e l’interdizione dall’attività; la creazione di un sistema di controllo assolutamente più efficace di quello adottato sinora, negli allevamenti, durante il trasporto e nelle fasi di macellazione e la riformulazione delle densità di allevamento, concedendo agli animali più spazio per muoversi, anche all’aperto, e con la presenza di arricchimenti ambientali.

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Fermiamo gli allevamenti intensivi