CONSERVAZIONE DELLE SPECIE

CONSERVAZIONE DELLE SPECIE

Giant panda Mei Xiang sleeps at the National Zoo in WashingtonDa circa 150 anni l’impatto ecologico di una parte della società umana è stato devastante.
A partire da quella che storicamente viene chiamata come rivoluzione industriale, le politiche dei governi delle nazioni economicamente più ricche hanno sostenuto un’idea di sviluppo incentrata su uno sfruttamento eccessivo delle risorse. Le nuove scoperte della tecnica e della scienza hanno permesso la produzione di merci e beni, spesso assolutamente superflui e inutili, ma hanno anche portato ad un vertiginoso aumento dell’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo. La globalizzazione del commercio su larga scala, la caccia e la pesca indiscriminata di molte specie animali, ma anche l’incremento demografico della popolazione mondiale sono tutte cause che hanno innescato un processo che ha profondamente modificato il nostro pianeta.

L’IUCN, l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, ente responsabile della stesura di una Lista Rossa che stima il rischio di estinzione di ogni singola specie, ha reso noto che sono minacciati:

  • 30% dei pesci
  • 25% dei mammiferi
  • 25% dei rettili
  • 20% degli anfibi
  • 12% degli uccelli

In Italia su 672 specie animali monitorate, quasi un terzo sono a rischio estinzione.

Per cercare di arginare questa situazione drammatica nel 1992 venne organizzato dalle Nazioni Unite il “Summit della Terra”, una conferenza mondiale in cui si analizzarono le principali emergenze ecologiche e sociali del pianeta. Oltre alla realizzazione di programmi mondiali per la conservazione “in situ”, ovvero la protezione di specie minacciate tramite l’istituzione di aree protette, parchi naturali e riserve, venne stabilita anche la conservazione “ex situ”, che prevede:

– la cattura di animali a rischio estinzione allo scopo di allevarli nei giardini zoologici

– la riproduzione degli esemplari già da tempo in cattività

con l’obiettivo di:

– farli vivere in cattività, una soluzione eticamente discutibile perchè non tiene conto della sofferenza fisica e psicologica di questi animali, condannati ad essere prigionieri per mantenere vivo il ricordo biologico di specie a rischio estinzione

– tentare un ripopolamento tramite progetti che però si sono rivelati casi isolati e fallimentari per l’inadeguatezza dei giardini zoologici. Rilasciare in natura animali nati in cattività necessita di requisiti eccezionali che la maggior parte degli zoo non possiede, come ampi spazi di contenimento limitrofi all’habitat in cui l’animale verrà reintrodotto, programmi dedicati solo ad un limitato numero di specie e minimi contatti con l’essere umano

Se vogliamo urgentemente porre fine all’estinzione di specie animali è necessario che l’impegno e i fondi stanziati siano rivolti unicamente alla salvaguardia dell’habitat naturale, alla protezione in situ ma ancor più necessario è un cambiamento profondo nella politica delle Istituzioni mondiali che intervenga alla radice di questi gravissimi problemi.

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