Violenze sulle galline
in gabbia

Un investigatore di Essere Animali ha lavorato sotto copertura in un mega allevamento di 56.000 galline fornitore del gruppo Eurovo, la multinazionale italiana leader europea nella produzione di uova.

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Sono vendute con il marchio Naturelle ma, a dispetto del nome, le uova prodotte da questo allevamento provengono da galline maltrattate, scaraventate da una gabbia all’altra e, se malate, uccise con bastonate che le lasciano agonizzanti per decine di minuti.

Alle violenze degli operatori, nei cui confronti abbiamo sporto denuncia, si aggiungono le sofferenze causate dalle gabbie, una tipologia di allevamento consentita ma disumana, in cui le galline non hanno nemmeno lo spazio per distendere le ali.

Cosa abbiamo documentato

MALTRATTAMENTI

Per legge il personale dell’allevamento dovrebbe garantire il benessere degli animali in modo da non provocare loro dolore o lesioni inutili. Le galline andrebbero prese con attenzione per le zampe e il petto, ma in questo allevamento vengono afferrate brutalmente e lanciate nelle gabbie. Un trattamento che può causare lesioni, fratture ossee e persino la morte.

Immagini forti clicca per guardare

LENTA AGONIA

Dopo una sbrigativa diagnosi, le galline ferite sono gettate ancora vive in cumuli di cadaveri o uccise a bastonate. La legge consente l’abbattimento d’emergenza di un animale malato, ma deve essere effettuato da persone con un’adeguata formazione, in modo da non causare agli animali sofferenze evitabili. Le immagini ottenute con una telecamera nascosta mostrano galline che muoiono dopo lunghi minuti di agonia.

SOFFERENZA INTERMINABILE

Oltre la metà delle uova prodotte in Italia proviene ancora da allevamenti in gabbia. Le condizioni sono così anguste che le galline vengono mutilate del becco, per evitare che si uccidano fra loro per lo stress. La mancanza di luce naturale e lo sfregamento continuo con la gabbia causano anemia, perdita delle piume e problemi alle articolazioni. Ogni giorno decine di galline non sopravvivono e muoiono all’interno dell’allevamento.

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Morte nei loro escrementi, intrappolate nei nastri trasportatori o come dice il veterinario, di crepacuore. I colli nudi, graffiati dal ferro delle sbarre che ferisce e porta via le penne ogni volta che si affacciano per mangiare o respirare. Il dolore, le voci di chi chiede libertà e a cui nessuno risponde, mi sono entrate nella testa. Riguardo senza volume le immagini che ho raccolto perché quelle voci mi fanno agitare come se fossi ancora lì dentro.

Marco il nostro investigatore

LO SAPEVI CHE

Ancora prima di nascere
La chioccia comunica con i suoi piccoli, quando sono ancora all’interno dell’uovo

I pulcini
Una volta nati riconoscono la chioccia, con cui vivono a stretto contatto per un mese e mezzo

Dormono sugli alberi
Per sfuggire ai predatori si posano sui rami secondo gerarchie e simpatie stabilite dal gruppo

Sono intelligenti
Le galline hanno capacità cognitive simili a quelle di alcuni mammiferi e primati

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Destinatari

Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte

Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Teresa Bellanova

Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Sergio Costa

Ministero della Salute, Roberto Speranza

Presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico

Presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati

L’organizzazione Essere Animali negli ultimi anni ha diffuso diverse indagini realizzate all’interno di allevamenti intensivi e stabilimenti di macellazione italiani, alcune svolte in collaborazione con importanti organi di informazione internazionali, allo scopo di documentare le condizioni degli animali allevati per l’alimentazione. Durante tali indagini, portate a termine con un capillare lavoro di monitoraggio con telecamere nascoste e infiltrati all’interno degli allevamenti, sono state puntualmente filmate violazioni alla normativa sulla protezione degli animali e alle norme del codice penale.

Le indagini di Essere Animali hanno mostrato:
  • violenze inferte dal personale dell’allevamento durante gli spostamenti degli animali o quando questi oppongono resistenza ai trattamenti, come colpi con tubi di ferro, utilizzo improprio di taser elettrico, sollevamento con muletto delle mucche a terra, calci e lanci degli animali di piccola taglia;
  • mutilazioni effettuate senza l’utilizzo di anestesia e analgesia e senza la presenza di un medico veterinario oltre l’età consentita dalla legge e il taglio sistematico della coda dei suinetti, una pratica illegale ma diffusa in quasi tutti gli allevamenti italiani;
  • animali agonizzanti lasciati morire di stenti o uccisi in modo brutale dagli operai dell’allevamento, senza l’applicazione delle corrette disposizioni sull’abbattimento d’emergenza degli animali malati;
  • uccisioni di gruppo all’interno degli stabilimenti di macellazione, con animali che assistono alla morte dei loro simili e l’utilizzo di pratiche di stordimento inefficaci.
Per questi maltrattamenti sono state presentate diverse denunce alle autorità competenti ma la frequenza di tali episodi, filmati nella quasi totalità delle aziende oggetto d’indagine scelte a campione sul territorio nazionale, anche tra fornitori di prodotti DOP, mi spinge a esprimervi la mia profonda preoccupazione. Accanto a queste violazioni di legge, le indagini di Essere Animali hanno inoltre mostrato tipologie e pratiche di allevamento che, pur essendo ora legali, sono causa di indiscussa sofferenza fisica e psicologica per gli animali, tra cui:
  • utilizzo di gabbie in cui gli animali trascorrono buona parte o tutta la loro vita;
  • elevate densità quando gli animali sono allevati "a terra" o in recinti;
  • castrazione chirurgica dei suinetti e debeccaggio delle galline uccisione tramite macerazione dei pulcini considerati inutili ai fini dell’allevamento;
  • separazione alla nascita delle madri dai cuccioli per la produzione di latte.
Chiedo quindi che sia intrapreso un processo di riforma legislativo che:
  • vieti l’utilizzo, anche parziale, delle gabbie;
  • vieti ogni mutilazione così come l’uccisione dei pulcini maschi, perfettamente sani ma considerati non produttivi dall’industria zootecnica;
  • metta fine ai sussidi pubblici al settore zootecnico;
  • porti all’inasprimento delle pene per il maltrattamento degli animali e per le altre violazioni delle normative di protezione, prevedendo nei casi più gravi la revoca delle autorizzazioni e l’interdizione dall’attività;
  • instauri un sistema di controllo negli allevamenti, durante il trasporto e nelle fasi di macellazione assolutamente più efficace di quello adottato sinora;
  • riformuli le densità di allevamento, concedendo agli animali più spazio per muoversi, anche all’aperto, e con la presenza di arricchimenti ambientali;
  • preveda sistemi di allevamento che permettano agli animali di soddisfare i propri bisogni etologici in funzione dell’età e della specie, in concerto con le organizzazioni per i Diritti Animali.
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