L’allevamento oggetto di indagine è composto da tre capannoni, due adibiti all’allevamento in gabbia e uno all’allevamento a terra. In ogni capannone sono allevate circa 20.000 galline e le uova vengono trasportate dai capannoni sino al centro di raccolta tramite nastri trasportatori, e qui selezionate e confezionate.
Come mostrano le immagini, le uova in uscita dai diversi capannoni confluiscono in un’unica linea di inscatolamento, rendendo impossibile distinguere le due tipologie di allevamento. Un operatore afferma che la maggior parte delle uova sarebbero classificate come provenienti da allevamento a terra, nonostante la maggiore produzione provenga dai capannoni in cui le galline sono allevate in gabbia.
Un’operazione che viola la legge, le uova di galline allevate a terra sono vendute a un prezzo più elevato rispetto a quelle provenienti da galline in gabbia.
Secondo lo stesso operatore, l’assenza di adeguati controlli da parte della autorità agevolerebbe il protrarsi dell’irregolarità.
Ipotesi di falso materiale
Le immagini documentano anche un acquirente abituale di uova mentre pretende lo stralcio di una bolla di consegna e la sostituzione di una partita acquistata in precedenza, che dagli esami di laboratorio eseguiti nell’ambito delle procedure di autocontrollo dell’acquirente era risultata contenere tracce di un farmaco in concentrazioni superiori al limite consentito per legge.
Questi controlli sono il risultato di un protocollo di intesa sottoscritto tra le associazioni di categoria e il Ministero della Salute, finalizzato alla ricerca nelle uova di residui di sostanze nocive per il consumatore.