Bovini

GLI ALLEVAMENTI INTENSIVI 

In questi posti la normale vita dei bovini è stravolta, gli animali non sono più individui ma numeri, kilogrammi di carne da vendere e mangiare. In Europa esistono 3.330.000 allevamenti di bovini di cui il 50% si trova in Romania e Polonia. Si calcola che vengano allevati 86 milioni di animali di cui la metà di questi proviene dalla Francia (20 milioni), Germania (13 milioni) e Inghilterra (10 milioni).

In Italia ci sono circa 150.000 allevamenti con più di 6 milioni di animali al loro interno, il 60 % è concentrato in pianura padana e vede la Lombardia al primo posto, L’Emilia Romagna conta 9.350 allevamenti dove vengono stipati 560.000 individui.

I bovini, come i polli e gli ovini, vengono sfruttati doppiamente, non solo per ricavarne cibo ma anche per produzione di latte e uova.

Sono allevati per la maggior parte in modo intensivo e differenziati numerose razze selezionate dall’uomo per le varie tipologie di produzione; troviamo razze specializzate esclusivamente per produrre carne o quelle utilizzate principalmente per il latte.

I VITELLONI 

Così vengono chiamati i bovini utilizzati unicamente per le loro carni, questi animali sono allevati in modo tale che il loro corpo diventi un’unica massa di carne. Indistintamente maschi e femmine vengono tenuti in enormi stalle, la qualità del loro ricovero è pessima, il pavimento in cemento fessurato senza paglia né terra crea problemi alle loro articolazioni e non gli permette un adeguato riposo.

Lo stazionamento nei box, dove vengono stipati a centinaia, crea loro forti disagi dovuti al sovraffollamento e alla mancanza d’erba, sostituita dal mangime. Sono alimentati con una particolare tecnica chiamata unifeed, che consiste nella somministrazione continua di un mix di foraggi e farine triturati, miscelati tra loro con l’aggiunta di appetizzanti, integratori e medicine. Questa alimentazione forzata fa in modo che il loro peso aumenti a dismisura nel più breve tempo possibile.

Evidenti segni di malessere si manifestano in comportamenti ripetuti o apatici (rimangono sdraiati immobili sul pavimento).

Prima di essere introdotti nei box per l’ingrasso agli animali vengono effettuate diverse mutilazioni funzionali all’allevamento. Recisione delle corna, castrazione e marchiatura a fuoco. Queste pratiche sono effettuate a tutti i bovini allevati. L’estirpazione delle corna è necessaria per evitare che gli animali si feriscano reciprocamente negli ambienti sovraffollati in cui vivranno. Questa operazione viene fatta in diversi modi a seconda dell’età del vitello, quando è ancora cucciolo si usa applicare alla radice delle corna una pasta chimica che riesce a bruciarle, quando raggiungono un’età maggiore le corna vengono tagliate con una cesoia elettrica. Ovviamente in tutti questi interventi non viene usata alcuna anestesia rendendo il tutto estremamente doloroso in quanto la radice delle corna è una parte sensibile al dolore. La castrazione invece rende l’animale più mansueto e quindi meglio gestibile dal personale e meno propenso allo scontro con gli altri vitelli, inoltre questa mutilazione viene eseguita per migliorare la qualità della carne. Per la castrazione si usano diversi metodi. Uno di questi, consiste nell’afferrare lo scroto (la sacca contenente i testicoli) tirandolo verso il basso, per poi affondarvi un coltello, a questo punto i testicoli vengono estratti e lasciati appesi al loro cordone, infine con un particolare strumento si recide il cordone. La marchiatura a fuoco invece è praticata in isolati casi, eseguita come un gesto rituale e tradizionale. Nei grandi allevamenti industriali, per l’identificazione dell’animale si usano altre tecniche più pratiche e veloci, applicando etichette magnetiche alle orecchie.

IN ITALIA

L’allevamento dei vitelloni avviene principalmente con il metodo del ristallo, che consiste nell’allevare animali giovani provenienti da aziende estere, le quali si occupano esclusivamente di far nascere e svezzare i vitellini, per poi venderli ad altri allevamenti nei quali verranno fatti ingrassare. Francia e Polonia sono le principali nazioni esportatrici di animali vivi per l’ingrasso, strappati ancora cuccioli alla madre affrontano lunghi viaggi per finire ammassati in grandi capanni, dove vi rimarranno fino ad un età che varia dai 14 ai 20 mesi (dipende dalla razza) e poi condannati al macello. Se lasciati vivere questi animali camperebbero fino a 40 anni.

VITELLI DA CARNE BIANCA 

Sono quegli animali “scartati” dagli allevamenti di mucche da latte, i figli maschi delle mucche usate per questo tipo di produzione. Come tutti i mammiferi anche i bovini generano latte solo dopo aver partorito ed è questo il motivo per cui vengono continuamente ingravidate. Se il nascituro è una femmina verrà indirizzata come la madre a produrre latte se invece nasce maschio il suo destino è quello di diventare una fettina di carne tenera. In entrambi i casi vengono strappati alla madre dopo solo pochi giorni di vita. Questo prematuro allontanamento avviene per diverse ragioni: non permettere alla madre di affezionarsi troppo ai cuccioli e non sprecare latte destinato alla vendita. Ovviamente la madre che allatterebbe i propri piccoli per 9/12 mesi soffre moltissimo per questo violento distacco come del resto i vitellini che continuano a cercare il latte e il calore della mamma.

Dopo questa separazione il vitello per i primi mesi di vita viene rinchiuso in un box poco più grande di lui, solo in seguito verrà trasferito in un recinto di gruppo, in questi stretti spazi il cucciolo non ha modo di muoversi e sviluppare muscoli, manifestando evidenti stati di stress riconducibili in continui movimenti stereotipati o giacendo fermi a terra. Il latte e l’erba che dovrebbero bere e brucare vengono sostituiti con un unico liquido composto da latte magro in polvere (prodotto di avanzo dell’industria casearia) integratori, farmaci e altre sostanze chimiche. Questa alimentazione volutamente priva di ferro è studiata in modo da ottenere una carne pallida, che invece normalmente in tutti i bovini è rossa, costringendo il vitello ad una costante condizione di stanchezza e malessere, dovuta ad una forte anemia.

A sei mesi di vita, quando raggiungono il peso di circa 200 kg questi poveri animali sono condotti al macello.

STORDIMENTO E MACELLAZIONE 

Sia che si tratti di vitelloni o di vitelli da carne bianca il momento dell’uccisione è uguale per tutti. Prelevati dalle stalle vengono caricati su camion e trasportati al macello.

Si dice che i bovini siano animali docili e tranquilli ma quando arrivano al mattatoio abbiano comportamenti completamente differenti, sono terrorizzati e se si tende loro una mano si scostano, molto lucidamente capiscono ciò che gli sta succedendo. Le urla degli animali in procinto di venir storditi giunge alle orecchie degli altri come un disperato ultimo lamento.

Arrivato il suo turno di morire l’animale viene messo in un piccolo recinto, qui viene stordito con una pistola, che spara un proiettile retrattile in grado di penetrare la corteccia cerebrale provocandogli uno shock. Appena tocca il pavimento l’animale viene agganciato per una gamba ad una catena che lo solleva con tutto il suo peso, in questa posizione, appeso a testa in giù gli viene tagliata con un coltello la gola, infilando profondamente la lama che recide la giugulare. Da qui inizia la fase di smontaggio prima viene scuoiato e decapitato poi ridotto in pezzi sempre più piccoli ed infine confezionato e preparato alla vendita.

ALLEVAMENTI BIOLOGICI 

Questo tipo di allevamento è molto raro, in Italia i bovini allevati in questo maniera sono circa 230.000, il 4% del totale. Senza dubbio il confino per questi animali può essere migliore, ma solo fino alla morte che arriva in ugual modo e con le stesse pratiche dei loro simili allevati in modo industriale.

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