Inchiesta shock su Report: l’inferno della filiera AIA che fornisce anche Coop
Polli cannibalizzati, animali lanciati con violenza e colpiti ripetutamente, carcasse in decomposizione e rischi sanitari. Nuove immagini che abbiamo ottenuto mostrano per la prima volta in Italia che cosa accade all’interno di un allevamento di polli riproduttori, ovvero gli animali che danno vita ai polli da carne venduti nei supermercati.
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All’attenzione della Presidente di Coop Italia, Maura Latini
Coop dichiara di essere pioniera nella tutela del benessere animale in Italia e di garantire migliori condizioni di vita degli animali negli allevamenti della propria catena di fornitura, incidendo positivamente sulla qualità dei prodotti a marchio proprio.
Tuttavia, una recente indagine condotta dalla nostra organizzazione relativa al benessere dei polli per la produzione di carne evidenzia un quadro che mal si concilia con l’attenzione al benessere animale che Coop promuove nelle proprie comunicazioni pubbliche.
La nostra analisi su alcune confezioni di petti di pollo a marchio Coop ha infatti rilevato la presenza di una miopatia tipica delle fibre muscolari della carne di pollo (il cosiddetto white striping) in 9 prodotti su 10 presi in esame.
Le evidenze scientifiche dimostrano una correlazione diretta tra l’insorgenza di white striping e fattori come la velocità di crescita, il peso finale degli animali e l’elevata resa della muscolatura del petto, riconducendo questa miopatia all’uso delle razze di pollo a rapido accrescimento. Il white striping non è solo un sintomo visibile di profonda sofferenza nei polli sottoposti a crescita rapida, ma incide anche sulla qualità della carne. Rispetto alla carne proveniente da polli sani, quella dei petti di pollo con white striping ha più calorie da grassi, meno proteine e aminoacidi essenziali, e una consistenza peggiore.
La nostra indagine solleva interrogativi anche in tema di trasparenza nei confronti dei consumatori. Dalla nostra analisi emerge che Coop confeziona prevalentemente petti di pollo con superficie traslucida e predilige l’uso di etichette di grandi dimensioni nel packaging, elementi che hanno limitato la possibilità di valutare con precisione il white striping. Tuttavia, limitando l’analisi ai soli campioni di petti di pollo con superficie non traslucida adeguatamente valutabili, i prodotti a marchio Coop non solo hanno un’elevata prevalenza di white striping, ma in più della metà presentano livelli alti di gravità della malattia.
Per questi motivi chiediamo a Coop di intervenire e sottoscrivere l’impegno dello European Chicken Commitment – a cui hanno già aderito oltre trecento aziende in tutta Europa – per eliminare le principali problematiche che sono cause di grave sofferenza nell’allevamento di polli da carne, a partire dall’abbandono dell’uso delle razze a rapido accrescimento.
Attraverso questo cambiamento, Coop potrebbe fare un’enorme differenza per la vita di milioni di polli, dimostrando un impegno concreto nel migliorare le condizioni di vita degli animali e la qualità dei propri prodotti, e rispondendo alle crescenti richieste dei consumatori italiani, sempre più attenti al benessere animale.
C’è un’altra persona lì vicino a te?
Fai firmare anche lei!I video mostrano animali colpiti brutalmente, lanciati violentemente, polli con ferite gravi cannibalizzati dagli altri mentre sono ancora vivi, carcasse in decomposizione, animali abbattuti in maniera dolorosa e tantissimi animali malati.
Guarda l’indagine
Questa è la realtà delle razze a crescita rapida in Italia.
Immagini orribili andate in onda su Report
Sono immagini raccapriccianti quelle mostrate nella puntata di Report di domenica 12 aprile, nell’inchiesta di Giulia Innocenzi, provenienti da un allevamento di polli riproduttori della filiera AIA.
La struttura, in provincia di Verona, rinchiude circa 40.000 animali, tutti da razze a rapido accrescimento. I pulcini che nascono vengono poi allevati da AIA, che rifornisce le più importanti insegne della grande distribuzione, tra cui Coop.
I video – ottenuti da un ex dipendente – documentano le criticità di un sistema basato su razze selezionate per una crescita rapida, che comporta gravi problemi di salute e maltrattamenti sistematici.
La prima volta in Italia
Le immagini sono le prime in Italia, e le seconde in Europa, che mostrano dall’interno la gestione di una struttura intensiva di riproduttori di polli, quella fase del ciclo nella quale gli animali vengono fatti accoppiare per produrre quelle uova da cui nasceranno i polli destinati alla macellazione per il consumo umano.
Si tratta di una genetica ben precisa, quella dei polli a rapida crescita, che si porta dietro una serie di gravissime problematiche di salute, anche nella fase dei riproduttori.
Le problematiche riscontrate
I video mostrano terribili violenze da parte degli operatori nei confronti dei polli, ma anche problematiche strutturali dovute alla mala gestione dell’allevamento e altre invece legate alla selezione genetica e alle razze a rapido accrescimento.
Animali lanciati con violenza
Animali maneggiati in modo inadeguato e scaraventati contro le strutture dell’allevamento, con il rischio concreto di gravi ferite e fratture.
Polli mutilati, incastrati e lasciati morire
Polli maschi con zampe mutilate (in violazione delle linee guida EFSA che sconsiglia fortemente questo genere di mutilazioni), animali incastrati nelle strutture dell’allevamento e lasciati morire oltre a chiari segni di ferite e violenze sui corpi dei polli ancora vivi.
Sottoposti a una severa restrizione alimentare
Durante tutto il ciclo, i polli ricevono una dieta fortemente limitata per prevenire gravi problemi di salute tipici delle razze a rapido accrescimento, come zoppie, malattie cardiovascolari e bassa fertilità.
Un recente parere scientifico dell’EFSA sul benessere dei broiler afferma che la restrizione dei polli riproduttori nella fase di accrescimento può raggiungere addirittura il 20-25% della quantità di cibo che assumerebbero se potessero nutrirsi a volontà.
Questo causa uno stato di fame cronica e prolungata, che porta i polli a becchettare qualsiasi cosa abbia un aspetto riconducibile al cibo, incluse penne e parti arrossate o ferite sul corpo di altri animali, portando a veri e propri casi di cannibalismo.
Violazione delle norme igieniche
Non solo animali vivi: carcasse in avanzato stato di decomposizione vengono lasciate tra i compagni. Un grave rischio sanitario perché le carcasse diventano serbatoi di patogeni e favoriscono la diffusione di malattie.
Polli malati lasciati agonizzare senza cure
Per evitare sofferenze acute, questi animali dovrebbero ricevere cure specifiche, essere isolati nel caso di sintomi gravi e, se i sintomi non dovessero migliorare, dovrebbe essere effettuato un abbattimento d’emergenza.
Il report sul white striping
Pochi mesi fa abbiamo rilasciato un nuovo report sui problemi legati alla qualità dei prodotti a base di carne di pollo venduti nei tre supermercati più amati dagli italiani, e Coop è risultata l’insegna con i risultati peggiori.
Dal report è emerso che tra i prodotti analizzati, quelli a marchio Coop presentano l’incidenza più alta di casi gravi di white striping, una malattia che si presenta sotto forma di strisce bianche, costituite da grasso e tessuto cicatriziale, sui petti di pollo e che è indice di scarsa qualità della carne e condizioni di allevamento assolutamente inadeguate.
Una malattia che colpisce fino al 90% dei polli a rapido accrescimento
Secondo le evidenze scientifiche, il white striping interessa tra il 50% e il 90% dei polli a rapido accrescimento, quelli maggiormente impiegati negli allevamenti intensivi dai quali provengono circa 9 polli italiani su 10.
La filiera del pollo italiana, si basa principalmente proprio sui sistemi di allevamento convenzionale, con capannoni in cui vengono stipati decine di migliaia di polli da razze a rapido accrescimento che nell’arco di circa 30-40 giorni vengono mandati al macello, puntando quindi su quantità e rapidità.
Oltre a indicare chiaramente gravi problemi di benessere animale dovuti alla selezione genetica, il white striping è indice di bassa qualità della carne perché ne altera l’aspetto e la consistenza.
La sua presenza, visibile a occhio nudo al momento dell’acquisto, comporta un aumento del contenuto di grassi (addirittura del 224% secondo alcuni studi) e ne riduce la quantità di proteine (fino al 9% in meno).
È urgente che le aziende aderiscano allo European Chicken Commitment
Tutto questo sarebbe evitabile con il passaggio a razze a crescita più lenta, secondo le indicazioni scientifiche di EFSA e le richieste dello European Chicken Commitment (ECC), che rappresenta oggi lo standard minimo di riferimento per l’allevamento di polli in Europa, adottato da oltre 300 aziende e numerosi gruppi europei, tra cui i leader del mercato avicolo francese (Gruppo LDC e Terrena) e aziende italiane tra cui Cortilia, Eataly e Gruppo Fileni.
Coop, impegnati per i polli
Grazie al coraggio di un ex dipendente, i telespettatori hanno potuto vedere con i loro occhi cosa succede nella filiera di uno dei colossi della carne di pollo che fornisce anche Coop.
Non possiamo più accettare che l’industria si volti dall’altra parte: aziende come Coop, che si dichiarano attente al benessere animale, devono prendere le distanze da questo sistema.
Coop ha il potere di cambiare questa situazione, passare alle razze a crescita lenta e rifiutare un modello produttivo basato su sofferenze indicibili.