Due interrogazioni parlamentari per vietare le gabbie negli allevamenti


Chiara Caprio
Responsabile relazioni istituzionali

Dopo la nostra indagine in un allevamento di conigli in Veneto, sono arrivate due interrogazioni parlamentari per vietare le gabbie negli allevamenti italiani. Un segnale importante che mostra che stiamo alzando l’attenzione anche a livello politico.

L’allevamento che rifornisce supermercati in tutta Italia

Le immagini documentano uccisioni brutali di conigli deboli o malati e una gestione dell’allevamento che provoca ulteriori sofferenze agli animali.

Come prevede il sistema di allevamento in gabbia, i conigli vivono in spazi minuscoli di rete metallica. Le coniglie sono costrette a continue fecondazioni artificiali e, se non restano gravide per due cicli consecutivi, vengono uccise.

L’Italia è tra i principali produttori europei, con circa 13 milioni dii conigli allevati in gabbia ogni anno.

La politica si muove per gli animali in gabbia

Il Partito Democratico ha presentato un’interrogazione ai ministri dell’Agricoltura e a quello della Salute sulle condizioni degli allevamenti di conigli in Italia. I firmatari sono Eleonora Evi (prima firmataria), Romeo, Gribaudo, Prestipino, Roggiani e Serracchiani.

Anche il M5S ha presentato un’interrogazione al Senato – a prima firma Naturale ma supportata anche da altri 12 senatori e senatrici, tra cui Bevilacqua – sulle condizioni degli allevamenti di conigli, animali per cui non esiste nessuna normativa europea specifica di tutela.

Serve una legge che vieti la gabbie per tutte le specie

Il 12 marzo abbiamo depositato una proposta di legge di iniziativa popolare per vietare le gabbie per tutte le specie allevate in Italia.

Le interrogazioni dimostrano che il Parlamento ascolta.
Ora dobbiamo portare questa proposta in aula.