Violenze in un allevamento DOP: condannato un operaio


Simone Montuschi
Presidente

Le immagini che abbiamo diffuso hanno portato a un’altra sentenza di condanna per il reato di maltrattamento di animali, la seconda in Italia nel giro di pochi mesi, che certifica la presenza costante di gravi problematiche negli allevamenti di maiali del circuito DOP.

Si è concluso con una condanna in primo grado per il reato di maltrattamento di animali (art. 544 ter c.p.) il processo iniziato a ottobre 2023 a carico di un operaio di un allevamento di suini destinati al circuito DOP situato in provincia di Mantova, rinviato a giudizio a seguito di una nostra denuncia nel 2019.

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Le immagini mostrano terribili violenze sui maiali

Le immagini delle violenze sui maiali che avevamo diffuso, erano state mostrate in anteprima all’interno della trasmissione Report e viste da oltre 1,4 milioni di spettatori.

Le riprese effettuate all’interno dell’allevamento documentano:

  • maiali presi a calci e scaraventati nei recinti con brutalità;
  • la castrazione illegale di un suino di tre mesi senza uso di analgesia e/o anestesia, effettuata inoltre da parte di un operatore e non da un medico veterinario, come previsto invece dalla legge nel caso di maiali con età superiore ai sette giorni di vita;
  • la gestione approssimativa e molto dolorosa di un prolasso di un suinetto, che viene trattato inserendo manualmente l’intestino fuoriuscito dal retto e chiudendo l’orifizio anale dell’animale con una spilla da balia, il tutto senza la somministrazione di antidolorifici né la presenza di un veterinario;
  • la macabra abitudine di gettare testicoli e code dei suinetti nella mangiatoia della scrofa

Sia l’animale sottoposto a castrazione sia il suinetto trattato per il prolasso sono deceduti poco dopo.

La sentenza

L’imputato è stato condannato alla pena di 14 mila euro di multa, nonché al pagamento delle spese processuali ed è stato inoltre prosciolto per prescrizione ma non nel merito per il reato di detenzione contravvenzionale di animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze (art. 727 c.p.).

Un operatore chiude l’orifizio anale di un suinetto con una spilla da balia, dopo aver inserito manualmente l’intestino fuoriuscito per un prolasso rettale.
© Essere Animali

Le attenuanti

All’imputato sono state riconosciute le circostanze attenuanti generiche perché le condotte non sarebbero sono state compiute “per crudeltà”, bensì “senza necessità”, e per la condizione di stress derivante dalla necessità di movimentare con velocità i suini in un contesto connotato da scarsità di personale e dalle pressioni dei titolari dell’azienda.

Queste considerazioni dovrebbero farci riflettere anche sulle condizioni dei lavoratori negli allevamenti intensivi e nei macelli, veri e propri stabilimenti industriali in cui la velocità della produzione e le modalità di lavoro compromettono notevolmente non solo il benessere degli animali.

Il numero basso di addetti comparato al numero elevatissimo di animali allevati e le modalità inadeguate di allevamento stesso contribuiscono a creare delle condizioni rischiose e dolorose per tutti gli individui costretti a vivere o lavorare in questi luoghi.

Il giudice ha parlato di “sevizie” e “violenza gratuita”

Le condotte emerse nel processo sono state definite dalla sentenza delle vere e proprie “sevizie”, “connotate da una violenza gratuita, del tutto esorbitante rispetto a qualsiasi esigenza funzionale dell’allevamento”.

I suinetti vengono manipolati e spostati con violenza e brutalità.
© Essere Animali

È stato riconosciuto inoltre che i comportamenti erano reiterati e non potevano essere quindi considerati “episodi isolati”, ma rappresentavano “una prassi abituale di gestione degli animali”.

Non avendo mostrato alcun segno di pentimento, il giudice ha stabilito inoltre la mancanza di presupposti per la concessione dei benefici della sospensione condizionale della pena e della non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale.

Denunciato anche un allevamento di Verona

Oltre a Mantova, abbiamo sporto denuncia nei confronti di un altro allevamento di suini DOP gestito dagli stessi titolari e situato in provincia di Verona.

In questo caso, l’imputato ha chiesto e ottenuto la messa alla prova, un rito alternativo previsto dal codice penale e di procedura penale per determinati reati e che consiste nello svolgere lavori socialmente utili.

Tale misura, per quanto prevista dal nostro ordinamento, non rende pienamente giustizia agli animali che sono stati sottoposti a violenze indicibili anche in quel secondo allevamento.

Questi casi sono solo la punta dell’iceberg

I casi degli allevamenti in provincia di Mantova e di Verona, assieme alla recente sentenza del Tribunale di Reggio Emilia e ad altri che la nostra associazione denuncia da tempo, sono la punta dell’iceberg di un sistema malato che perpetra violenze su animali e non garantisce condizioni di lavoro dignitose agli operai che vi lavorano.

Ci auguriamo di non vedere più simili comportamenti, per questo invitiamo le aziende del Made in Italy ad adottare politiche rigorose e le Istituzioni a instaurare un sistema di controlli efficace e leggi che prevedano pene più severe.