Il nostro report sulla malattia del white striping nei polli a marchio CONAD, Coop ed Esselunga


Simone Montuschi
Presidente

Nei supermercati analizzati vengono venduti petti di pollo con un’elevata presenza di white striping, una malattia che si manifesta con strisce bianche e che rappresenta un chiaro indicatore di standard di benessere animale inadeguati. Nel caso di Coop, i risultati mostrano la percentuale più alta di casi gravi di white striping.

Oltre il 90% dei petti di pollo analizzati a marchio CONAD, Coop ed Esselunga presenta segni evidenti di white striping: una miopatia che si manifesta con strisce bianche di grasso e tessuto cicatriziale sui petti di pollo ed è considerata un indicatore di condizioni di allevamento inadeguate.

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Il white striping è una miopatia tipica dei polli a rapido accrescimento: molte fibre muscolari si danneggiano o degenerano, venendo sostituite da tessuto fibroso e grasso.
© Essere Animali

Abbiamo condotto un’indagine su oltre 600 confezioni di petto di pollo a marchio delle tre principali insegne, provenienti da allevamenti convenzionali e vendute in diversi supermercati di dieci città distribuite su tutto il territorio nazionale.

Coop è il marchio peggiore

Dall’analisi delle confezioni di petto di pollo in cui la presenza e la gravità della malattia sono state valutate con precisione, in base alle modalità di confezionamento e lavorazione, Coop risulta l’insegna con i dati peggiori, a causa dell’alta incidenza dei casi più gravi di white striping.

Per questo abbiamo avviato una campagna rivolta a Coop, chiedendo di eliminare le principali cause di sofferenza dei polli, a partire dall’uso delle razze a rapida crescita, più soggette alla malattia del white striping.

I principali risultati della nostra analisi

Sulla totalità dei campioni analizzati, le strisce bianche sono presenti nel:

  • 92,0% dei prodotti a marchio CONAD
  • 90,6% di quelli a marchio Coop
  • 96,4% di quelli a marchio Esselunga

Tra i campioni analizzati affetti da white striping, la maggior parte mostra percentuali significative di casi gravi della malattia (livelli 2 e 3):

  • 52,4% per CONAD
  • 42,6% per Coop
  • 50,9% per Esselunga

Tuttavia, a differenza delle altre insegne, che permettono un’analisi chiara dei prodotti in vendita, le confezioni a marchio Coop presentano spesso etichette di grandi dimensioni e petti di pollo con un aspetto della superficie che hanno limitato la possibilità di valutare con precisione il white striping.

In questa confezione, il white striping è stato valutato conservativamente con punteggio 0, a causa della visibilità frontale limitata dalla grande etichetta e dall’aspetto della superficie dei petti.
© Essere Animali

Considerando solo le confezioni in cui è stato possibile valutare adeguatamente i petti di pollo, i prodotti a marchio Coop risultano tra quelli con la maggiore incidenza di white striping (96,1%), e quelli con la più alta percentuale di casi gravi della miopatia (55,4% dei campioni affetti dalla malattia con punteggi di gravità 2 e 3).

Benessere animale: le dichiarazioni di Coop a confronto con la nostra analisi

Nelle proprie comunicazioni pubbliche, Coop dichiara che il benessere animale è un elemento fondante della propria politica aziendale, e che l’attenzione a questo tema è massima per i prodotti a marchio proprio.

Le nostre analisi mostrano che non è così. Come giustifica Coop i risultati del nostro report? Si tratta di risultati che indicano la percentuale più elevata di casi gravi di white striping tra le insegne analizzate e una presenza più alta della malattia rispetto a quella che abbiamo riscontrato nei prodotti in vendita nei discount di Lidl Italia nel 2024.

La malattia dei polli a rapido accrescimento

Secondo le evidenze scientifiche, il white striping interessa tra il 50% e il 90% dei polli a rapido accrescimento, quelli maggiormente impiegati negli allevamenti intensivi dai quali provengono 9 polli italiani su 10.

La filiera del pollo italiana, infatti, si basa principalmente proprio sui sistemi di allevamento intensivo, con capannoni in cui vengono immessi decine di migliaia di polli da razze a rapido accrescimento che nell’arco di circa 30-40 giorni verranno mandati al macello, puntando quindi su quantità e rapidità.

I polli appartenenti a razze a crescita rapida sono i più utilizzati negli allevamenti intensivi e di conseguenza i più venduti nei supermercati italiani.
© Essere Animali

Ed è proprio da queste filiere che proviene gran parte della carne di pollo con white striping venduta a marchio CONAD, Coop ed Esselunga – tre delle catene di supermercati più amate dagli italiani.

È un rischio per le persone?

Pur non essendo un rischio per la salute delle persone, il white striping è indice della sofferenza cronica dei polli sottoposti a crescita rapida e di bassa qualità della carne, perché ne altera l’aspetto e la consistenza.

La sua presenza, visibile a occhio nudo al momento dell’acquisto, comporta un aumento del contenuto di grassi (addirittura del 224% secondo alcuni studi) e ne riduce la quantità di proteine (fino al 9% in meno).

Chiediamo a Coop di aderire allo European Chicken Commitment

Lo European Chicken Commitment (ECC) rappresenta oggi lo standard minimo di riferimento per l’allevamento dei polli in Europa, adottato da oltre 300 aziende e numerosi gruppi europei, tra cui aziende italiane come Cortilia, Eataly, Carrefour e Gruppo Fileni.

È quindi quanto mai urgente che un’insegna leader della grande distribuzione italiana come Coop intraprenda questo percorso, per garantire un reale miglioramento delle condizioni di vita dei polli allevati nelle proprie filiere a marchio.