Galline morte e agonizzanti: abbiamo documentato la crudeltà delle gabbie
Immagini provenienti da un allevamento in Veneto dove vengono allevate 60.000 galline in gabbia per la produzione di uova. Carcasse in decomposizione insieme agli animali vivi, galline malate e agonizzanti, irregolarità durante le fasi di carico verso il macello e lavoro in nero sono solo alcune delle problematiche riscontrate.
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PER UNA RIFORMA DELLE LEGGI SULLA PROTEZIONE DEGLI ANIMALI
Destinatari
Presidente del Consiglio
Ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare
Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.
Ministero della Salute
L’organizzazione Essere Animali negli ultimi anni ha diffuso diverse indagini realizzate all’interno di allevamenti intensivi e stabilimenti di macellazione italiani, alcune svolte in collaborazione con importanti organi d’informazione italiani e internazionali, allo scopo di documentare e denunciare alle autorità giudiziarie e alle istituzioni italiane le condizioni degli animali allevati per l’alimentazione. Durante tali indagini sono state puntualmente filmate violazioni alla normativa sulla protezione degli animali e alle norme del codice penale.
Le indagini di Essere Animali hanno mostrato:
- violenze inferte dal personale dell’allevamento, come colpi con tubi di ferro su punti delicati e innervati, utilizzo improprio di taser elettrico, sollevamento con muletto delle mucche a terra, calci e lanci degli animali di piccola taglia;
- mutilazioni effettuate senza l’utilizzo di anestesia e analgesia, senza la presenza di un medico veterinario, su animali oltre l’età consentita dalla legge e il taglio sistematico della coda dei suinetti, una pratica illegale ma diffusa in quasi tutti gli allevamenti italiani;
- animali agonizzanti lasciati morire di stenti o uccisi in modo brutale dagli operai dell’allevamento, senza l’applicazione delle corrette disposizioni sull’abbattimento d’emergenza degli animali malati;
- animali trasportati anche per 30 ore su mezzi di trasporto inadeguati, in condizioni di sofferenza e sottoposti a violenze al momento del carico e dello scarico;
- animali sottoposti a macellazioni di gruppo, invece di essere uccisi singolarmente affinché non vedano la morte dei loro simili, storditi in modo inadeguato e con la morte che sopraggiunge con agonia.
Per questi maltrattamenti sono state presentate diverse denunce alle autorità competenti ma la frequenza di tali episodi, filmati nella quasi totalità delle aziende oggetto d’indagine scelte a campione sul territorio nazionale, anche tra fornitori di prodotti DOP, mi spinge a esprimervi la mia profonda preoccupazione.
Accanto a queste violazioni di legge, le indagini di Essere Animali hanno inoltre mostrato tipologie e pratiche di allevamento che, pur essendo ora legali, sono causa di indiscussa sofferenza fisica e psicologica per gli animali, violando quindi intrinsecamente il rispetto del benessere degli animali in allevamento, tra cui:
- utilizzo di gabbie in cui gli animali trascorrono buona parte o tutta la loro vita;
- elevate densità quando gli animali sono allevati “a terra” o in recinti;
- castrazione chirurgica dei suinetti e debeccaggio delle galline;
- separazione alla nascita delle madri dai cuccioli per la produzione di latte;
- selezione genetica spinta, che produce animali con caratteristiche contrarie intrinsecamente al rispetto del benessere animale, come le razze a crescita rapida.
Chiedo quindi che sia intrapreso un processo di riforma legislativo che:
- vieti progressivamente l’utilizzo delle gabbie;
- vieti ogni mutilazione;
- metta fine ai sussidi pubblici al settore zootecnico;
- porti l’inasprimento delle pene per il maltrattamento degli animali e per le altre violazioni delle normative di protezione, prevedendo nei casi più gravi la revoca delle autorizzazioni e l’interdizione dall’attività;
- instauri un sistema di controllo negli allevamenti, durante il trasporto e nelle fasi di macellazione assolutamente più efficace di quello adottato sinora, con l’utilizzo di telecamere CCTV con sistemi AI e controlli del personale veterinario pubblico a campione e inaspettati;
- riformuli le densità di allevamento, concedendo agli animali più spazio per muoversi, anche all’aperto, e con la presenza di adeguati arricchimenti ambientali;
- garantisca fondi pubblici a produzioni e attività più sostenibili come quelle a base vegetale e che lavorino per ridurre le sofferenze degli animali che nei prossimi anni saranno ancora confinati in macelli e allevamenti.
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L’investigazione rivela le gravi problematiche dell’allevamento in gabbia, che ancora oggi coinvolge il 35% delle galline allevate in Italia.
Condizioni di allevamento inadeguate e crudeli: questa è la vita in gabbia
All’interno delle gabbie, le galline soffrono di alcune criticità sistemiche, considerate non in linea con il rispetto della salute degli animali.
Diversi animali presentano scarso piumaggio a causa dello sfregamento sulle reti metalliche delle gabbie e del cosiddetto feather pecking, beccate aggressive dirette alle piume, particolarmente presenti negli allevamenti in gabbia per via delle condizioni di stress e sovraffollamento.
Animali malati e non curati
Galline agonizzanti vengono lasciate morire di stenti. Tra gli animali si vede inoltre il caso di una gallina con chiari segni di un disturbo neurologico denominato wry neck, “torcicollo”, a causa del quale l’animale mantiene una posizione innaturale del collo e della testa, rimanendo incastrata con il becco nella rete metallica senza riuscire a nutrirsi e bere adeguatamente.
Secondo la normativa, gli animali in questo stato dovrebbe essere isolati temporaneamente in modo da essere curati e da permettergli un migliore accesso all’acqua e al cibo. Nel caso in cui la salute non dovesse migliorare, l’allevatore sarebbe tenuto a effettuare un abbattimento d’emergenza.
Il parere dell’EFSA sull’utilizzo delle gabbie
Nel 2023 l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha pubblicato un parere sulla salute delle galline per la produzione di uova, evidenziando come l’utilizzo delle gabbie sia altamente lesivo della salute di questi animali in quanto non permette il rispetto dei loro comportamenti naturali e li sottopone a stress e sofferenze aggiuntive.
Galline lanciate e spinte a forza nelle gabbie da trasporto durante il carico
Le irregolarità continuano anche durante il carico delle galline arrivate a “fine carriera”. Le operazioni vengono effettuate con violenza e senza alcuna cura, causando ulteriore dolore per via dell’estrema fragilità delle loro ossa ed esponendole quindi a un’altissima probabilità di fratture.
Larga parte delle galline allevate in gabbia per la produzione di uova soffre di osteoporosi, che è la causa del 20-35% della mortalità in allevamento. Questo è dovuto alla selezione genetica finalizzata all’iper produttività, nonché alla modalità di allevamento, che per la scarsa mobilità non permette loro di rafforzare l’apparato muscolo scheletrico.
Inoltre per evitare di provocare stress agli animali, le operazioni dovrebbero avvenire di notte o entro le prime luci dell’alba, quando gli animali sono più tranquilli. Questo ridurrebbe i tentativi di fuga e quindi il rischio di ferite, lesioni e fratture. In questo allevamento invece le operazioni avvengono di giorno, quando gli animali sono vigili.
Lavoro nero
Grazie alla nostra segnalazione, sono intervenuti i Carabinieri del NIL (Nucleo Ispettorato del Lavoro) di Venezia, i quali hanno emesso sanzioni dell’ordine di migliaia di euro nei confronti della cooperativa che prestava servizio per il carico per la mancata registrazione degli operai (lavoro nero). L’azienda è stata invece sanzionata per il mancato rispetto delle norme di sicurezza nel lavoro.
I cittadini italiani sono a favore del divieto delle gabbie
Nove italiani su 10 sono a favore del divieto dell’allevamento in gabbia, eppure questa pratica crudele è ancora molto diffusa nel nostro Paese e riguarda non solo le galline per la produzione di uova ma 40 milioni di animali tra scrofe, vitelli, conigli, quaglie e oche.
Come membri attivi della campagna End the Cage Age ci siamo uniti da tempo alla richiesta di vietare le gabbie nel nostro Paese e in UE: ci sono già esempi virtuosi di paesi che hanno preso questa decisione, come la nostra vicina Slovenia, che ha appena annunciato di voler vietare le gabbie per le galline ovaiole entro il 2028.
Anche l’Italia può fare di più, sostenendo e valorizzando quegli allevatori che vogliono fare una transizione verso sistemi più rispettosi della salute degli animali e in linea con la sensibilità dei consumatori o che hanno intrapreso questo percorso in autonomia perché consapevoli dell’importanza di questi temi nel settore zootecnico.
Chiediamo che il Governo voglia cogliere quanto evidenziato dalla nostra indagine per studiare strumenti legislativi in grado di favorire questa importante transizione anche nel nostro Paese, tutelando così il Made in Italy di qualità.
Un Commissario alla Salute e al Benessere Animale al Parlamento europeo
Nel 2024 per la prima volta è stato nominato un Commissario alla Salute e al Benessere Animale, l’ungherese Olivér Várhelyi, all’interno della nuova Commissione europea. Durante la sua prima audizione davanti al Parlamento europeo, il Commissario ha dichiarato che nel 2026 verranno pubblicate nuove proposte di revisione della normativa UE sugli animali, con particolare focus sul problema delle gabbie negli allevamenti.
© Essere Animali
A febbraio 2025, nel corso di un incontro a Bruxelles organizzato da Eurogroup for Animals – di cui siamo parte attiva – e CIWF – organizzazione promotrice di End the Cage Age – il Commissario ha confermato che “la revisione della normativa europea sul benessere animale è un’opportunità per rispondere alle richieste dei cittadini e aumentare la competitività del settore. È un’opportunità per costruire un sistema migliore per tutti. Dopo il dialogo tra le parti coinvolte che avverrà nel corso di quest’anno, dovremmo già avere le prime proposte legislative in merito alla ICE End the Cage Age nel prossimo anno”.