“Until the End of the World”: l’intervista al regista del documentario

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“Until the End of the World”: l’intervista al regista del documentario


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Lorenzo Bertolesi
Digital copywriter

Abbiamo intervistato Francesco de Augustinis, regista di “Until the End of the World“, un documentario di che denuncia l’impatto degli allevamenti intensivi di pesci: un viaggio “fino alla fine del mondo” per indagare l’impatto della produzione di spigole, orate e salmoni di allevamento.

Ciao Francesco. Spiegaci di cosa parla il tuo film e perché lo hai intitolato così.

“Until the End of the World” è un documentario che va alla scoperta dell’industria degli allevamenti di pesci. Il film è un racconto di un viaggio che attraversa tre diversi continenti: parte dall’Italia, poi percorre il Mar Mediterraneo e arriva in Grecia – il Paese dove è cresciuto di più la produzione di pesci in allevamenti. Dopo seguendo le materia prime di quetsa industria raggiungiamo l’Africa Occidentale, in particolare in Senegal. Infine arriviamo alla Patagonia Cilena, “la fine del mondo”, raggiungendo le acque che circondano l’Antartide.

Perché hai scelto di occuparti dell’allevamento di pesci?

Questo lavoro arriva dopo “Deforestazione Made in Italy” e “One Earth – Tutto è connesso”, i miei due precedenti film dedicati al legame tra sostenibilità ambientale, crudeltà verso gli animali e allevamenti intensivi. Molta attenzione – per fortuna – circola sul mondo degli allevamenti intensivi di animali terrestri, come polli, maiali, mucche, ma ancora si sa molto poco dell’acquacoltura. Anzi, queste strutture vengono celebrate, presentate come un’alternativa per rendere più sostenibile il nostro sistema alimentare. Il nostro film parte proprio da questa denuncia: l’Europa e la FAO stanno promuovendo e finanziando questi allevamenti, proclamandone la sostenibilità

© Until the End of the World

Il documentario svela invece una realtà molto diversa: gli allevamenti di spigole, orate, trote e salmoni tutto sono fuorché sostenibile. Queste strutture stanno replicando il modello di iper-sfruttamento di animali e risorse, con gli stessi identici problemi degli allevamenti intensivi di terra.

Durante le riprese quali erano le condizioni in cui vivevano i pesci negli allevamenti?

L’idea dell’acquacoltura è quella dell’allevamento intensivo: prendere la massima quantità di animali possibili, metterli in uno spazio molto piccolo per fare in modo di produrre la massima quantità di carne (in questo caso carne di pesce) con il minor costo possibile. Di conseguenze le problematiche che abbiamo documentato sono le stesse che troviamo negli allevamenti intensivi di terra: sovraffollamento, diffusione di malattie, condizioni igieniche. Prendiamo un dato per capire quanto le condizioni siano dure per i pesci: 1 salmone su 6 in Norvegia muore negli allevamenti, un dato altissimo. Ciononostante quest’industria è presentata come sostenibile!

E per quanto riguarda l’impatto ambientale?

Un altro dato importante: circa la metà di tutti i pesci pescati nel mondo – mille miliardi di animali – finiscono nella produzione di farine e olio di pesce, usati come mangimi negli allevamenti. Questo è un altro dato che non riguarda solo la sofferenza degli animali, ma anche la sostenibilità ambientale di queste strutture. Infatti l’acquacoltura viene proposta come l’alternativa sostenibile alla pesca, perché i mari sono già sovra-sfruttati. Questo è forse il paradosso più grande dell’industria dell’acquacoltura: produrre più pesci, allevando specie carnivore che dipendono dalla pesca.

Questo ha un impatto importante su molte comunità. Andando ad esempio in Africa scopriamo che c’è un proliferare sempre più alto di industrie che pescano solo per produrre farine di pesce da destinare agli allevamenti, sottraendo un sostentamento alle comunità locali (che soffrono già un’instabilità alimentare). Questo per dire ancora una volta che l’argomentazione per cui l’acquacoltura permette di produrre più pesce per sfamare sempre più persone è un altro mito.

Hai parlato dei finanziamenti pubblici a queste strutture: di quanto parliamo?

Il nostro documentario parte proprio da questo. Siamo partiti dai soldi che l’Europa destina all’acquacoltura, miliardi e miliardi che sostengono un modello che non è davvero sostenibile. Fondi erogati senza criteri specifici ne critici.

È importante per questo conoscere questa realtà, sia quando facciamo la spesa sia quando andremo a votare. Tra poco ci sono le elezioni europee e ognuno di noi può scegliere candidate e candidati che sostengono una vera transizione alimentare sostenibile!

Le proiezioni organizzate insieme a noi

Il film è vincitore dell’Environment Award 2024 al 21esimo International Ocean Film Festival di San Francisco e ora è in tour in Italia. Abbiamo organizzato due proiezioni del documentario a Bologna e Milano. Ecco le informazioni e il link dove prenotare!

📌 BOLOGNA
21 maggio 18:30
cinema Odeon Via Mascarella 3, Bologna
organizzata insieme a CIWF

PROIEZIONE e DIBATTITO con il regista Francesco de Augustinis, Francesco Ceccarelli responsabile investigazioni di Essere Animali e la Dr.ssa Elena Lara di Compassion in World Farming.

EVENTO GRATUITO, ma bisogna prenotarsi

📌 MILANO
22 maggio alle ore 20
Cinema CityLife Anteo
Piazza Tre Torri Milano

Proiezione e dibattito con il regista Francesco de Augustinis, Francesco Ceccarelli responsabile investigazioni di Essere Animali, modera il giornalista Alessandro Sala.


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