L’inquinamento dell’aria in Lombardia è colpa degli allevamenti: lo dimostrano nuovi studi

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L’inquinamento dell’aria in Lombardia è colpa degli allevamenti: lo dimostrano nuovi studi


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Lorenzo Bertolesi
Digital copywriter

La Pianura Padana, in particolare la Lombardia, è una delle zone più inquinate di Europa se parliamo di qualità dell’aria e di polveri sottili. Queste, che hanno gravissime ricadute sulla salute di cittadine e cittadini, non sono causate solo da industrie e smog, ma anche dagli allevamenti intensivi. Lo dimostrano nuovi studi.

La Lombardia è spesso oggetto di allarmi per l’inquinamento atmosferico, con particolare riferimento alle elevate concentrazioni di particolato fine, come il PM10 e il PM2.5. Secondo il report Mal’Aria 2024 di Legambiente, che analizza l’inquinamento atmosferico nelle città italiane, sono molte le città della Pianura Padana in testa per sforamenti dei limiti normativi per le polveri sottili

Quando si va ad analizzare le cause di questa situazione critica, oltre alla conformazione geografica del territorio, vengono tenuti in considerazione fattori come lo smog prodotto da auto e furgoni, il riscaldamento domestico e le attività industriali. Peccato che viene invece ignorato il ruolo determinante degli allevamenti intensivi e delle coltivazioni nella formazione di queste polveri mortali. Fortunatamente, sono sempre più gli articoli scientifici che mostrano dati alla mano questa verità.

Come gli allevamenti intensivi causano le polveri sottili

Partiamo però dall’inizio: perché gli allevamenti inquinano? Allevare migliaia di animali in modo intensivo, come succede in Lombardia, porta alla creazione di enormi quantità di liquami e deiezioni. Secondo un report di Terra! Onlus, soltanto gli allevamenti di suini italiani producono oltre 11,5 milioni di tonnellate di feci all’anno, una quantità pari al peso di 23 mila treni Frecciarossa. È come se in Italia dovessimo smaltire gli scarti giornalieri di 25,5 milioni di persone in più: approssimativamente la popolazione di Lombardia, Sicilia, Emilia Romagna e Campania messe insieme.

I liquami portano all’emissione di ammoniaca che, una volta rilasciata nell’ambiente, reagisce con altri composti presenti nell’aria (ossidi di zolfo e di azoto) per formare particolato atmosferico, tra cui il PM2.5.

Inquinamento dell’aria in Lombardia: area agricole come le città

Un nuovo studio del Politecnico di Milano ha deciso di usare un modello innovativo per comprendere appieno l’impatto degli allevamenti e delle coltivazioni sull’inquinamento atmosferico. Hanno incrociato i dati satellitari del programma Copernicus sulla qualità dell’aria con un’analisi basata su un programma di intelligenza artificiale. Questo ha permesso di confrontare l’impatto delle aree agricole con altre classi di uso del suolo, come le aree edificate e l’ambiente naturale, sulla distribuzione spaziale della concentrazione di PM2.5.

Reflui negli allevamenti intensivi
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Quello che emerge chiaramente è che gli allevamenti intensivi e le aree coltivate sono tra le principali fonti di inquinamento atmosferico. Qui la situazione non diversa dai centri più urbanizzati.

In particolare, le deiezioni degli allevamenti rilasciano ammoniaca, contribuendo così alla formazione di PM2.5, mentre alcune colture, come il mais e i cereali, emettono tali particelle a causa dell’uso di fertilizzanti. Attenzione però: è importante aggiungere che la maggior parte del mais, ma anche altri cereali coltivati anche nel nostro Paese, diventa mangime proprio per gli animali allevati. Sta quindi a loro la responsabilità di questa situazione.

Qualche dato per capire il problema

Nella prima metà del 2024 la Lombardia ha registrato livelli di particolato sottile (PM10) superiori alla norma in sei dei suoi capoluoghi, tra cui Monza, Cremona, Brescia, Mantova, Lodi e Milano. Il quadrilatero tra Mantova, Brescia, Lodi e Cremona in particolare, noto per concentrare oltre il 40% delle mucche allevate per la produzione di latte e la metà di tutti i maiali in Italia, emette grandi quantità di ammoniaca e altri gas nocivi. Durante i mesi freddi, più di 90.000 tonnellate di ammoniaca all’anno, secondo i dati dell’Arpa Lombardia, contribuiscono alla formazione di particolato sottile nell’atmosfera. Questo impatto non riguarda solo le grandi città, ma anche i centri minori nelle zone circostanti.

Sempre secondo Legambiente due capoluoghi, Cremona e Brescia, nei primi 3 mesi del 2024 hanno già superato il limite massimo di 35 giorni all’anno di aria irrespirabile, mentre altri quattro (Milano, Monza, Mantova e Lodi) sono vicini a esaurire i giorni consentiti dalla direttiva europea. La situazione peggiore è stata riscontrata a Soresina, in provincia di Cremona, con 40 giorni di superamento dei limiti dall’inizio dell’anno, attribuiti alla forte presenza di allevamenti intensivi nella zona.

Ammoniaca in Lombardia: dati e ricadute sulla salute

Un altro recente studio — condotto da Università Bocconi, Fondazione CMCC e Legambiente Lombardia — ha fornito ulteriori approfondimenti sul legame tra allevamenti e qualità dell’aria.

I risultati dello studio indicano chiaramente che le emissioni di ammoniaca prodotte dagli allevamenti, in particolare da bovini e suini, contribuiscono in modo significativo alla formazione di particolato atmosferico, in particolare del PM2.5: stiamo parlando di un quarto delle emissioni totali della regione. Questo significa che le emissioni di ammoniaca dalle operazioni di allevamento sono una delle principali fonti di questo inquinamento atmosferico della regione.

Lo studio evidenzia anche in modo chiaro come l’aumento della popolazione degli animali allevati nella regione Lombardia corrisponde un aumento delle concentrazioni di ammoniaca e particolato nell’aria.

Le conseguenze dell’esposizione alla cattiva qualità dell’aria sono gravi e possono manifestarsi in una serie di problemi di salute. Il PM2.5 è associato a malattie respiratorie come l’asma, la bronchite cronica e l’insufficienza respiratoria, nonché a malattie cardiovascolari come l’infarto miocardico, l’ipertensione e l’ictus. Secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente l’esposizione al particolato fine causa circa 50mila morti solo in Italia. 

Pertanto, l’inquinamento atmosferico derivante dagli allevamenti e dalla formazione di PM2.5 rappresenta una minaccia significativa per la salute pubblica.

Dobbiamo cambiare

Quando parliamo di qualità dell’aria non possiamo più ignorare gli allevamenti intensivi, soprattutto nei programmi governatici che vogliono ridurre l’inquinamento e le polveri sottili.

I risultati sottolineano l’importanza di cambiare il nostro sistema alimentare, non solo per la sofferenza che questo causa agli animali, ma anche per la salute delle persone che vivono in aree fortemente dense di allevamenti — come la Lombardia.

È necessario rivedere la nostra alimentazione per tutelare e salvaguardare gli animali e per mettere al sicuro la salute globale. Scopri come farlo al meglio!

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