Nuovi video shock mostrano le problematiche dell’allevamento intensivo di pesci

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Nuovi video shock mostrano le problematiche dell’allevamento intensivo di pesci


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Francesco Ceccarelli
Responsabile investigazioni

Immagini shock documentano gravi sofferenze degli animali e irregolarità nei controlli veterinari in un allevamento di trote, storioni e anguille, situato in provincia di Treviso.

I video, girati da un ex dipendente, mostrano pratiche di abbattimento irregolari, molteplici violenze nei confronti degli animali e veterinari che omettono di contestare alcune pratiche illecite e avvisano l’azienda prima di procedere con i controlli.

Guarda l’investigazione

Con la diffusione di questa indagine chiediamo che il Ministero dell’Agricoltura integri i cambiamenti indispensabili per affrontare in maniera trasparente e chiara le criticità di allevamento più rilevanti per i pesci allevati e che il Ministero della Salute inizi a lavorare attivamente per la tutela del benessere dei pesci, in particolare partendo dall’introduzione di metodi di stordimento adeguati anche in Italia.

In Italia esiste già uno strumento che potrebbe essere utilizzato per garantire la riduzione delle sofferenze dei pesci: il disciplinare “Acquacoltura sostenibile” sviluppato dalle associazioni di categoria API e AMA e validato nel Sistema di Qualità Nazionale Zootecnia (SQNZ) del Ministero dell’Agricoltura dove pretendiamo venga incluso l’obbligo di stordimento e altri aspetti chiave per il benessere dei pesci.

Cosa mostrano le immagini

Gli abbattimenti sono particolarmente problematici: uno storione ancora cosciente viene sbattuto violentemente a terra da un operatore e in alcuni casi gli addetti posizionano i morsetti dei cavi elettrici direttamente sulle branchie degli animali, una parte del corpo particolarmente sensibile.

Abbattimenti violenti
Uno storione viene tramortito a terra da un operatore, mentre altri sono uccisi con un sistema di scariche elettriche crudele e inefficace.

Fatto ancora più grave, il responsabile di produzione spiega che circa l’80% delle trote allevate nello stabilimento non vengono stordite secondo le raccomandazioni della Commissione Europea tramite corrente elettrica, ma uccise per asfissia. Questa scelta è dettata dalla volontà di evitare la formazione di macchie di sangue sui filetti, cosa che si verifica quando i parametri elettrici impiegati non sono appropriati, con conseguenze negative sull’estetica e quindi sulla capacità di vendere la carne.

Scarico dei pesci
In questo allevamento vengono pescate circa 100 quintali di trote la giorno.

Durante la fase di scarico i pesci vengono gettati direttamente dal serbatoio del camion alle vasche di stoccaggio ad altissima velocità e da un’altezza elevata: questo provoca non solo stress acuto, ma anche il rischio di gravi lesioni, tanto che sono stati addirittura osservati alcuni animali spezzati a metà.

Al momento del pescaggio le trote sbattono violentemente tra loro o contro le pareti in metallo, con gravi sofferenze, come testimonia la presenza di sangue sulla pelle degli animali, nell’acqua o per terra.

Il pescaggio delle trote
I pesci vengono lasciati morire per asfissia e durante il soffocamento si dimenano ferendosi tra loro.

I pesci che cadono a terra vengono agganciati alla bocca con un ferro con estremità a uncino e scaraventati nei cestelli. In altri casi gli operatori utilizzano le mani o i piedi per afferrare o calciare gli animali.

Il tasso di mortalità all’interno dell’allevamento è molto alto e molti animali presentano ferite profonde, infezioni, parassiti o sono addirittura privi di alcune parti del corpo.
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Irregolarità non sanzionate

Secondo le affermazioni rese dal responsabile di produzione, i veterinari addetti alle ispezioni presso l’azienda erano a conoscenza del mancato uso di corrente elettrica nelle fasi di abbattimento delle trote destinate a essere vendute come filetto. Come se non bastasse, l’azienda sarebbe stata avvertita anticipatamente dei controlli dell’ASL presso l’allevamento e agiva di conseguenza per evitare o nascondere eventuali irregolarità durante le ispezioni.

Abbiamo denunciato l’allevamento per maltrattamento di animali (art. 544 ter c.p.), abbandono di animali (art. 727, comma 2 c.p.), varie violazioni in materia di lavoro e ipotesi di reato in materia ambientale.

La nostra campagna Acquacoltura INsostenibile

Come afferma la stessa Associazione Piscicoltori Italiani (API), l’acquacoltura è uno dei settori per la produzione di proteine a più rapida crescita e l’UE è il quinto produttore ittico a livello mondiale.

Questo significa che i consumatori italiani hanno molte più probabilità rispetto al passato di acquistare pesci allevati, piuttosto che pescati in mare aperto, e che addirittura possano orientarsi verso prodotti provenienti da “Acquacoltura Sostenibile”, un’etichetta sviluppata nel 2020 dal Ministero dell’agricoltura, insieme ad API e ai produttori di molluschi (AMA), che tuttavia non presenta criteri chiari per eliminare le principali cause di sofferenza per i pesci negli allevamenti.

Il concetto di sostenibilità non può prescindere da quello di benessere animale.
Chiara Caprio – Responsabile relazioni istituzionali di Essere Animali


L’etichettatura “Acquacoltura Sostenibile” non garantisce che ciò che è stato documentato all’interno dell’allevamento ittico di cui diffondiamo le immagini non avvenga. Questo perché il disciplinare non presenta una definizione chiara di benessere animale, né prevede l’obbligo di stordimento efficace prima dell’abbattimento, in modo da evitare dolore e sofferenze prolungate per gli animali.

Per questo motivo abbiamo lanciato la campagna “Acquacoltura INsostenibile”, con la quale chiedono maggiori tutele per i pesci allevati e l’integrazione di alcuni cambiamenti indispensabili al disciplinare per affrontare in maniera trasparente e chiara le criticità di allevamento più rilevanti per questi animali.


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Al Ministero Agricoltura, Ministero Salute

La certificazione del disciplinare di produzione “Acquacoltura Sostenibile” sviluppata dal Ministero dell’Agricoltura insieme alle associazioni di produttori di pesce (API) e di molluschi (AMA), fa più volte riferimento al benessere animale, ma nonostante nomini ripetutamente il miglioramento, in tutto il documento non è presente una definizione chiara e mancano i criteri base che servirebbero per eliminare nella pratica le principali cause di sofferenza per i pesci negli allevamenti. Inoltre non prevede l’obbligo di stordimento efficace prima dell’abbattimento, in modo da evitare dolore e sofferenze prolungate per gli animali

Quasi sempre negli allevamenti i pesci sono lasciati morire per asfissia, all’aria o in miscele di acqua e ghiaccio, con un’agonia che può durare fino a 40 minuti: ma queste gravi problematiche non vengono nemmeno considerate.

Chiediamo che venga presa in considerazione una revisione del disciplinare che tenga conto delle condizioni di vita dei pesci allevati, in particolare che ci sia:

  • Una integrazione nel disciplinare di una definizione chiara di benessere animale;
  • Obbligo di stordimento efficace;
  • Definizione di densità massime e qualità dell’acqua nelle gabbie di mare e di terra adeguate alle diverse specie.

Chiediamo che il Ministero dell’Agricoltura integri questi cambiamenti indispensabili per affrontare in maniera trasparente e chiara le criticità di allevamento più rilevanti per i pesci allevati e che il Ministero della Salute inizi a lavorare attivamente per la tutela del benessere dei pesci, perché il concetto di sostenibilità non può prescindere da quello di benessere animale.

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