Lorenzo Bertolesi
Digital copywriter

Sono ancora molte le persone in Italia che non sanno qual è la differenza tra un pollo e una gallina. In questo articolo abbiamo deciso di fare chiarezza.

Iniziamo dicendo subito che sia il pollo che la gallina appartengono alla stessa specie di uccelli domestici, Gallus gallus domesticus. Nonostante questo, i termini “pollo” e “gallina” vengono usati per differenziare degli animali in base allo scopo per cui questi animali vengono allevati.

  • la parola “pollo” si riferisce generalmente agli uccelli sia maschi che femmine quando sono giovani, di solito sotto l’età di un anno. I “polli” vengono allevati principalmente per la carne.
  • la parola “gallina” è specificamente usata per indicare una femmina adulta, allevata per la produzione di uova.

Questi termini quindi sono nati non per differenziare delle caratteristiche biologiche o comportamentali di questi animali, ma per indicare proprio l’utilità per la nostra specie — come per molte razze di cani per esempio, ma anche di altre specie di animali allevati. Per questo per capire davvero la differenza tra polli e galline è fondamentale vedere le differenze delle loro vite in allevamento.

Razze selezionate per aumentare la produttività

Una parte fondamentale dell’allevamento intensivo è la selezione genetica: questi processi hanno portano alla nascita di razze finalizzate a essere più produttive in alcuni aspetti. Animali che crescono più velocemente, producono più latte, più uova, più cuccioli, più lana, di quanto non farebbero in condizioni naturali. Questo vale ovviamente anche per polli e galline. Come abbiamo detto, infatti, sebbene appartengano alla stessa specie, il fatto che alcuni siano stati usati per la produzione di carne e altre per le uova ha portato alla selezione di razze diverse.

Il caso delle razze di polli ad alto accrescimento spiega bene questo processo. Si tratta di ibridi selezionati per raggiungere il peso adatto alla macellazione nel minor tempo possibile, usando meno mangime. Una delle razze più diffuse, i broiler, rispetto a un pollo allevato circa 50 anni fa, cresce più del doppio del peso in metà del tempo.

Proprio per questa maggiore produttività, è la razza più diffusa negli allevamenti di tutto il mondo. Di tutti i polli allevati nel mondo, la percentuale di broiler è infatti del 90% e in Italia sono nel 2021 ne sono stati macellati più di 500 milioni. La selezione genetica ha effetti terribili sulla vita di ogni singolo individuo allevato: sviluppano problemi cardiovascolari, respiratori e anche se cresciuti fuori dagli allevamenti hanno un’aspettativa di vita ridotta. A causa della crescita rapida ed eccessiva del petto, fanno fatica a camminare e, in molti casi, finiscono per non riuscir non riescono più ad alzarsi.

© Essere Animali

Anche negli allevamenti di galline per la produzione di uova la storia è andata nella stessa direzione. In questo caso a essere stata selezionata all’estremo è l’aspetto della produttività delle uova. Le poche razze che ora sono presenti nella maggior parte degli allevamenti del mondo hanno infatti caratteristiche uniformi, garantite da una genetica che ha dato priorità ai tratti di produzione.

Ciò significa che il limite biologico di un uovo al giorno, durante i periodi di picco di deposizione, è ormai una realtà. Negli anni ‘30 una gallina produceva in media 150 uova all’anno. Nel 2010 invece un produttore poteva ottenere 313 uova per gallina allevata, ma l’obiettivo che stanno ricercando di ottenere attraverso la selezione è di 500 uova per gallina in 100 settimane di allevamento.

Questa selezione sulla produttività ha ricadute negativa sulla vita di questi animali per quanto riguarda la funzione immunitaria, la suscettibilità alle fratture ossee, il beccaggio delle piume, la condizione del piumaggio e la mortalità associata e infine sulla propensione ad avere paura.

Incubatoi, pulcini e mutilazioni

Sia polli che galline nascono in incubatoi. Qui le uova fecondate sono sistemate su carrelli a più piani e introdotte in camere dalla temperatura controllata. Dopo circa 21 giorni c’è la schiusa. Per quanto riguarda gli incubatoi di polli, i pulcini vengono gettati su nastri trasportatori dove avviene il sessaggio (cioè la divisione tra maschio e femmina).

Questa divisione viene fatta perché le femmine, crescendo più lentamente vengono macellate prima (spesso, perché vendute “allo spiedo”) mentre i maschi vengono fatti crescere per più tempo. Nell’incubatoio molti pulcini nascono deboli e malformati, oppure si feriscono sui rulli: questi verranno scartati e triturati vivi.

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© Essere Animali

La situazione degli incubatoi per le galline è molto simile, ma con due importanti differenze: il sessaggio in questo caso viene fatto perché solo le femmine vengono usate dall’industria delle uova. Oltre ai pulcini malati e feriti quindi, anche i maschi, considerati scarti perché non fanno uova e perché crescono troppo lentamente per produrre carne a prezzi convenienti, vengono triturati vivi al primo giorno di vita (anche se questa pratica sarà vietata in Italia dal 2026). Un’altra differenza riguarda poi la mutilazione del becco. Tutte le pulcine che vengono immesse nella produzione di uova subiscono il debeccaggio nei primi giorni di vita. Un’operazione dolorosa, fatta per limitare i problemi di aggressività reciproca causata dallo stress all’interno degli allevamenti intensivi e dalla selezione genetica incentrata sull’alta produttività.

Dall’incubatoio i pulcini di polli e gallina vengono mandati poi negli allevamenti intensivi.

Metodi di allevamento

Un altra differenza tra polli e galline riguarda i metodi di allevamento.

I polli per la produzione di carne non sono allevati in gabbia, ma a terra in enormi capannoni industriali. Sono strutture di cemento, areate e illuminate artificialmente dove vengono stipati anche 30 mila animali. Il pavimento, giorno dopo giorno, si ricopre di escrementi, che provocano alte concentrazioni di ammoniaca nella lettiera e causano bruciature e lesioni agli animali a causa del contatto continuo con questa superficie.

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Anche la maggior parte delle galline in Italia è allevata a terra in enormi capannoni che, nel loro caso, possono avere anche 4 piani. Negli allevamenti di questo tipo le galline soffrono a causa dell’eccessivo affollamento — provocando loro stress ed episodi di aggressività (plumofagia). Inoltre, la debolezza delle loro ossa causata dalla selezione per un’alta produttività, unita a un ambinete inadeguato senza nidi e posatoi, favorisce cadute e fratture ossee.

Le galline però sono ancora allevate in gabbia — per una percentuale di circa oltre il 30% del totale solo in Italia. Qui lo spazio minimo per legge destinato a ogni animale è poco più di un foglio A4 — talmente ridotto che non riescono a distendere le loro ali. Lo sfregamento contro le sbarre provoca la perdita delle penne, causando anche ferite e malformazioni alle zampe. La mancanza di luce solare causa problemi di salute e le condizioni igieniche portano spesso alla morte degli animali.

Secondo un recente sondaggio che abbiamo commissionato a YouGov, è proprio sul tema delle modalità dell’allevamento che le persone sono più confuse. Il 61% dei rispondenti associa l’allevamento dei polli con l’allevamento in gabbia, paragonabile a quello delle galline (60%). A causare questa situazione non è solo la scarsa informazione su ciò che accade agli animali negli allevamenti o sulla confusione che c’è tra pollo e galline, ma anche la comunicazione fuorviante delle aziende che sul pollo scrivono “allevato a terra” (per ragioni di marketing) contribuendo a fomentare questa confusione: tutti i polli, infatti, sono allevati a terra.

Un’altra confusione riguarda il tema mutilazioni: il 19% degli intervistati le associa ai polli (che non subiscono mutilazioni) e solo il 17% alle galline.

Aspettativa di vita e macellazione

La durata di vita di polli e galline è molto diversa anche in connessione alla loro utilità. I polli vengono tenuti in vita lo stretto necessario, cioè fino a che raggiungono il peso di macellazione, quindi intorno alle 5-6 settimane. A causa della selezione genetica, anche in condizioni di vita familiari, questi animali raramente superano i due anni. Il tema dell’aspettativa di vita ci permette anche di confutare un dubbio che spesso le persone hanno: anche i polli allevati per la produzione di carne fanno le uova (ovviamente, solo le femmine). Almeno, quelli che vengono portati fuori dagli allevamenti, perché in queste strutture non raggiungono la maturità per poterle fare.

La produttività stima anche la durata di vita delle galline: quando smettono di deporre abbastanza uova, vengono mandate al macello per la produzione di carne di seconda scelta. Questo avviene intorno alle 70 settimane (circa 1 anno e mezzo) anche se potrebbero vivere fino a 8 anni.

E il gallo?

Per completezza diciamo che “gallo” è una parola che indica il maschio adulto e che presenta meno difficoltà in termini di spiegazione perché, di fatto, negli allevamenti intensivi questi non esistono: nel caso dei polli per la produzione di carne non arrivano mai all’età adulta, e invece per gli esemplari usati nell’industria delle uova vengono uccisi il primo giorno, come abbiamo visto.

Gli unici galli che esistono negli allevamenti sono i riproduttori, che vivono in capannoni “a terra”insieme a gruppi di esemplari femmina e che fecondano le uova che finiranno negli incubatoi.

Indagini e campagne

Negli anni abbiamo realizzato diverse indagini in allevamenti di galline per la produzione di uova, mostrando le crudeltà che si nasconde dietro un sistema di produzione considerato meno crudele di quello della carne.

Anche per i polli sono diverse le nostre investigazioni che abbiamo fatto negli anni, soprattutto per mostrare quelle che sono le terribili conseguenze dell’alto accrescimento sulla vita di questi animali. Proprio per fare qualcosa di più per questi animali, abbiamo deciso di entrare nella Open Wing Alliance, una coalizione internazionale che riunisce oltre 80 organizzazioni a livello globale che si battono per porre fine alle pratiche più crudeli dell’industria avicola e ridurre la sofferenza di questi animali.

Abbiamo attive due diverse campagne di pressione dirette a Lidl Italia e a KFC Italia, con le quali chiediamo a entrambi di questi grandi marchi di firmare lo European Chicken Commitment, un impegno per ridurre le pratiche più crudeli degli allevamenti di polli da cui si riforniscono.