Food For Profit: la nostra intervista a Giulia Innocenzi

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Food For Profit: la nostra intervista a Giulia Innocenzi


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Lorenzo Bertolesi
Digital copywriter

Abbiamo intervistato la giornalista Giulia Innocenzi che, insieme a Pablo D’Ambrosi, ha appena pubblicato con la casa di produzione Pueblo Unido il documentario d’inchiesta Food For Profit, che mostra in modo scioccante il legame tra l’industria della carne, le lobby e l’europarlamento.

La giornalista Giulia Innocenzi, celebre per le sue inchieste su Report — e non solo — dedicate a mostrare il vero lato degli allevamenti intensivi, ha da poco pubblicato come regista, insieme a Pablo D’Ambrosi, il suo primo documentario d’inchiesta Food For Profit.

La prima del film è stata a febbraio nel Parlamento Europeo, un luogo fortemente simbolico, perché al centro di questo lavoro c’è proprio l’obiettivo di portare alla luce una serie di legami e conflitti di interesse tra gli europarlamentari, le lobby e l’industria della carne.

Abbiamo così deciso di chiedere direttamente a Giulia di parlarci del suo nuovo lavoro.

Food For Profit: di cosa parla il tuo documentario?

Il documentario vuole far vedere chiaramente il legame, nascosto e ignorato dai più, che c’è tra l’industria della carne, le lobby, e i politici in Europa. Noi pensiamo che gli europarlamentari prendano decisioni per il bene di noi cittadine e cittadini, per l’ambiente… e invece no, perché sono ostaggio delle lobby, attraverso il quale sovvenzionano e legiferano a favore dell’industria della carne. Non potete immaginare quanti eurodeputati hanno conflitti di interessi — e si possono vedere pubblicamente: sono cioè pagati direttamente dall’industria della carne, da fondi o istituti di ricerca che rappresentano le grandi multinazionali dell’Agribusiness.

Per questo come sottotitolo del film abbiamo scelto “387 miliardi di motivi per cui non vogliono che tu veda questo film”. I 387 miliardi sono i soldi che la PAC, la politica agricola comune, destina alle attività agricole in UE. Molte persone non sanno però che la maggior parte di questi soldi finisce nelle tasche degli allevamenti intensivi, soprattutto delle grandi multinazionali, che come anche voi di Essere Animali sapete, si arricchiscono sulle spalle degli animali, dell’ambiente e in realtà di tutti noi.

Siete stati anche negli allevamenti intensivi?

Il film è un lavoro d’inchiesta a tutto tondo. Grazie a una squadra di investigatori, che hanno lavorato sotto copertura in allevamenti intensivi di tutta Europa, abbiamo potuto mostrare le terribili condizioni in cui vivono gli animali in questi luoghi. Sofferenze, violenze, abuso di antibiotici e tutte le crudeltà che anche voi mostrate quotidianamente con le vostre indagini. Abbiamo anche mostrato l’impatto ambientale di queste strutture, soprattutto in relazione alla siccità, ma anche le condizioni critiche dei lavoratori.

Questa immagine proviene da un allevamento intensivo di mucche per la produzione di latte in Germania, ed è presente nel film.
© Food For Profit

Il lavoro d’inchiesta sotto copertura però non finisce negli allevamenti, lo abbiamo in realtà portato fino a Bruxelles: abbiamo messo infatti una telecamera nascosta a un lobbista, che è andato a parlare con diversi europarlamentari. E le loro parole, quando pensano di non essere viste, sono davvero agghiaccianti.

Cos’è la cosa che ti ha più sorpreso mentre realizzavate il film?

Senza dubbio le reazioni genuine degli eurodeputati di fronte alle proposte assurde del nostro lobbista. Lui ha infatti incontrato vari eurodeputati legati al mondo dell’industria della carne, dicendo di voler fare approvare alcuni progetti di manipolazioni genetiche agli animali assurdi, come maiali a 6 zampe (per produrre più prosciutti). Ecco, mostrando queste immagini di progetti mostruosi a persone comuni queste reagirebbero con disgusto, ma non è stata la reazione degli eurodeputati. Questi non solo ci hanno creduto – e già questo è stato incredibile — ma altri invece si sono detti senza pregiudizi di fronte a questi progetti. E fa paura scoprire quanto siano disposti a spingersi in là.

Qual è stata la parte più difficile?

Realizzarlo, perché nessuno ci ha voluto sostenere, a causa dei temi difficili che stiamo trattando — in effetti, ci sono già arrivate tante diffide e richieste da multinazionali di cambiare cose nel film. Così io e Pablo abbiamo creato una società di produzione, la Pueblo Unito, e ci siamo inventati un modello di distribuzione del basso e indipendente: abbiamo chiesto aiuto alle persone, chiedendo di aiutarci a organizzare proiezioni in cinema, ristoranti, scuole. La reazione delle persone è stata davvero sorprendente, abbiamo proiezioni in tutto il mondo! L’aiuto è arrivato in modo inaspettato e bello: forse perché è arrivato il momento storico dove mettere al centro questo tipo di denuncia.

Perché farlo uscire ora?

Volevamo farlo uscire prima, ma gli ostacoli sono stati tanti. Alla fine siamo contente sia uscito ora, a febbraio 2024. Siamo di fronte a un momento opportuno, perché a giugno ci saranno le elezioni europee e noi vogliamo candidati e candidate che abbiano a cuore queste questioni e vogliamo sapere se loro vogliono o meno finanziare gli allevamenti intensivi, se hanno cuore i diritti animali…e sappiamo che il nostro film può servire come pungolo e stimolo.

Cosa chiedi per questo documentario?

Chiedo di fare il passaparola con tutte e tutti, affinché sempre più persone vedano il documentario. Il nostro è un film politico, non vogliamo cioè solo divulgare informazioni ma vogliamo creare un cambiamento. Per questo abbiamo elaborato tre proposte concrete: stop finanziamenti pubblici agli allevamenti, una moratoria su nuovi allevamenti intensivi e soprattutto la prima assemblea pubblica di cittadine e cittadini pescati a sorte che discutano con esperti e rappresentanti del settore sulle potenziali riforme della Politica Agricola Comune,

Potete trovare sul sito del film sia il calendario delle proiezioni in costante aggiornamento, ma anche tutte le informazioni su come organizzare una proiezione (diamo anche tutto il materiale utile da consegnare ai cinema).



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