Maiali uccisi a martellate in un allevamento: al via il processo

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Simone Montuschi
Presidente

È iniziato questo lunedì, presso il Tribunale di Ancona, il processo per i fatti documentati da un nostro investigatore sotto copertura in un allevamento di maiali di Senigallia (AN), appartenente al circuito DOP.

Dopo la nostra denuncia, siamo stati riconosciuti come parte civile nel processo a carico del titolare e di due operai dell’allevamento, imputati in concorso fra loro del reato di uccisione di animale (544 bis c.p) e del reato di maltrattamento di animale (544 ter c.p.).

L’investigazione

Nel settembre del 2018, un nostro investigatore assunto a lavorare in un allevamento intensivo ha documentato con una telecamera nascosta comportamenti crudeli di alcuni operatori nei confronti degli animali.

Le immagini, diffuse anche in un servizio sul Tg1, mostravano maiali presi a calci, colpiti più volte con un teaser elettrico e l’uccisione di una scrofa malata a martellate, una brutale procedura che sarebbe stata adottata invece di ricorrere all’abbattimento di emergenza che prevede lo stordimento efficace degli animali.

La chiusura dell’allevamento

In seguito alla nostra denuncia, il Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale Agroalimentare e Forestale Carabinieri di Ancona ha effettuato un’ispezione nell’allevamento, sequestrando un pungolo elettrico e le attrezzature per la castrazione dei suinetti, che sarebbero stati utilizzati al di fuori delle disposizioni consentite dalla legge, nonché la mazza di ferro con cui venivano colpiti i maiali malati.

Una delle dimostrazioni che abbiamo fatto insieme ad attiviste ed attivisti per chiedere la chiusura dell’allevamento.
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Il caso ha avuto una notevole rilevanza a livello nazionale, e nei giorni successivi alla diffusione dell’investigazione, la città di Senigallia si è riversata in piazza per chiedere la chiusura di quello che è stato ribattezzato “allevamento degli orrori“. Chiusura che è avvenuta nei mesi successivi per scelta dell’azienda, al cui esterno vi era oramai un presidio fisso di protesta.

L’inizio del processo

Anche se l’allevamento risulta ancora chiuso, è iniziato il processo a carico del titolare dell’allevamento e del capo operaio che impartiva gli ordini, mentre il secondo operaio è stato ammesso dal Giudice alla misura della messa alla prova.

Nel rinvio a giudizio si legge che i tre sono imputati, in concorso fra loro, del reato di uccisione di animale (544 bis c.p.), per la morte di suini non commerciabili, perché non deambulanti, procurata attraverso ripetuti colpi di mazza al cranio, e del reato di maltrattamento di animale (544 ter c.p.). Questo perché procuravano maltrattamenti agli animali allevati nell’azienda, sottoposti a sevizie, per crudeltà e senza necessità, nella specie consistite nell’utilizzo ingiustificato di bastoni in metallo o altri strumenti con cui venivano violentemente colpite anche scrofe incinta o suinetti di pochi giorni.

Siamo stati riconosciuti come parte civile nel processo. Ora il nostro impegno continuerà sul piano legale per chiedere la condanna penale nei confronti degli autori di questi comportamenti, i quali non potevano non avere piena consapevolezza di commettere un atto illegale che provoca dolore e sofferenza prolungata agli animali e, in particolare, il titolare ha rivestito il ruolo di mandante di quei comportamenti o comunque non ha vigilato su quanto accadeva all’interno della struttura.


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