La crudele tradizione del cappone a Natale

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La crudele tradizione del cappone a Natale


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Francesco Ceccarelli
Responsabile investigazioni

Animali privati di cibo per 24 ore e castrati chirurgicamente senza anestesia e analgesia, la nostra investigazione in un allevamento di capponi, animale utilizzato per la preparazione del tradizionale brodo di Natale.

Le crude immagini, realizzate sotto copertura, provengono da un allevamento specializzato nella produzione di capponi, situato in provincia di Milano, l’azienda rifornisce privati, ristoranti e macellerie. In questo periodo dell’anno il consumo nazionale di capponi aumenta in modo esponenziale, portando alla macellazione di quasi un milione di animali nel solo mese di dicembre.

Guarda l’indagine

L’investigazione documenta diverse problematiche, tra cui la crudele pratica della “capponatura”: la rimozione dei testicoli ai polli maschi prima del raggiungimento della maturità sessuale con l’obiettivo di migliorare sapore e qualità della carne. La castrazione chirurgica dei capponi è un’operazione pericolosa e invasiva che può arrivare a causare la morte del 20% degli animali. Prima di eseguirla, i polli sono privati di cibo per circa 24 ore e di acqua per circa 12, provocando così ulteriore stress agli animali.

Castrazione dei polli
In questo allevamento la castrazione viene eseguita senza anestesia e antidolorifici. 

Com’è possibile vedere dalle immagini, durante la “capponatura” gli animali vengono bloccati con le ali aperte e il costato esposto su due lastre di legno, in seguito l’operatore effettua un taglio con il bisturi e con l’uso di una pinza asporta, a turno, entrambi i testicoli. Nei polli, questi organi si trovano molto vicino all’intestino e perciò l’operazione chirurgica aumenta il rischio di lesioni interne irreparabili. In aggiunta, in base alle buone pratiche di allevamento, la ferita causata dal bisturi dovrebbe essere disinfettata immediatamente dopo l’operazione e chiusa utilizzando graffette chirurgiche. Nell’allevamento oggetto dell’investigazione viene somministrato soltanto l’antibiotico in via preventiva, ma, a causa della ferita rimasta aperta, c’è un rischio significativo di infezione anche nei giorni successivi, per via del contatto con l’ambiente esterno.

La macellazione dei capponi Immagini forti clicca per guardare
Durante le operazioni di macellazione gli animali non venivano storditi.
© Essere Animali

Quando raggiungono il peso di 3-4 kg gli animali vengono macellati, inserendoli a testa in giù all’interno di un cono di plastica e con l’uso di una pinza gli viene prima rotto il collo e poi tagliata la gola. Questo sistema è considerato problematico dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), perché c’è il rischio che non porti allo stordimento immediato dell’animale e che quindi i capponi possano restare coscienti morendo poi per asfissia.

Servono leggi migliori per la protezione degli animali

Non c’è pace per gli animali d’allevamento, nemmeno durante le festività. Anzi, proprio in questo periodo aumenta la produzione e il consumo di carne. Secondo gli ultimi dati disponibili, in Italia vengono macellati 1,5 milioni di capponi, di cui 970 mila solo a dicembre.

Il trattamento che subiscono questi animali è terribile e noi lo mostriamo perché conoscere la realtà permette di prendere posizione, o quantomeno di iniziare a riflettere.
Simone Montuschi – Presidente di Essere Animali

Occorre un cambiamento, servono urgenti politiche a maggiore protezione degli animali d’allevamento che vietino pratiche crudeli come le mutilazioni.


Vogliamo nuove leggi per la protezione degli animali

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PER UNA RIFORMA DELLE LEGGI SULLA PROTEZIONE DEGLI ANIMALI

Destinatari

Presidente del Consiglio

Ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare

Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.

Ministero della Salute

L’organizzazione Essere Animali negli ultimi anni ha diffuso diverse indagini realizzate all’interno di allevamenti intensivi e stabilimenti di macellazione italiani, alcune svolte in collaborazione con importanti organi d’informazione italiani e internazionali, allo scopo di documentare e denunciare alle autorità giudiziarie e alle istituzioni italiane le condizioni degli animali allevati per l’alimentazione. Durante tali indagini sono state puntualmente filmate violazioni alla normativa sulla protezione degli animali e alle norme del codice penale.

Le indagini di Essere Animali hanno mostrato:

  • violenze inferte dal personale dell’allevamento, come colpi con tubi di ferro su punti delicati e innervati, utilizzo improprio di taser elettrico, sollevamento con muletto delle mucche a terra, calci e lanci degli animali di piccola taglia;
  • mutilazioni effettuate senza l’utilizzo di anestesia e analgesia, senza la presenza di un medico veterinario, su animali oltre l’età consentita dalla legge e il taglio sistematico della coda dei suinetti, una pratica illegale ma diffusa in quasi tutti gli allevamenti italiani;
  • animali agonizzanti lasciati morire di stenti o uccisi in modo brutale dagli operai dell’allevamento, senza l’applicazione delle corrette disposizioni sull’abbattimento d’emergenza degli animali malati;
  • animali trasportati anche per 30 ore su mezzi di trasporto inadeguati, in condizioni di sofferenza e sottoposti a violenze al momento del carico e dello scarico;
  • animali sottoposti a macellazioni di gruppo, invece di essere uccisi singolarmente affinché non vedano la morte dei loro simili, storditi in modo inadeguato e con la morte che sopraggiunge con agonia.

Per questi maltrattamenti sono state presentate diverse denunce alle autorità competenti ma la frequenza di tali episodi, filmati nella quasi totalità delle aziende oggetto d’indagine scelte a campione sul territorio nazionale, anche tra fornitori di prodotti DOP, mi spinge a esprimervi la mia profonda preoccupazione.
Accanto a queste violazioni di legge, le indagini di Essere Animali hanno inoltre mostrato tipologie e pratiche di allevamento che, pur essendo ora legali, sono causa di indiscussa sofferenza fisica e psicologica per gli animali, violando quindi intrinsecamente il rispetto del benessere degli animali in allevamento, tra cui:

  • utilizzo di gabbie in cui gli animali trascorrono buona parte o tutta la loro vita;
  • elevate densità quando gli animali sono allevati “a terra” o in recinti;
  • castrazione chirurgica dei suinetti e debeccaggio delle galline;
  • separazione alla nascita delle madri dai cuccioli per la produzione di latte;
  • selezione genetica spinta, che produce animali con caratteristiche contrarie intrinsecamente al rispetto del benessere animale, come le razze a crescita rapida.

Chiedo quindi che sia intrapreso un processo di riforma legislativo che:

  • vieti progressivamente l’utilizzo delle gabbie;
  • vieti ogni mutilazione;
  • metta fine ai sussidi pubblici al settore zootecnico;
  • porti l’inasprimento delle pene per il maltrattamento degli animali e per le altre violazioni delle normative di protezione, prevedendo nei casi più gravi la revoca delle autorizzazioni e l’interdizione dall’attività;
  • instauri un sistema di controllo negli allevamenti, durante il trasporto e nelle fasi di macellazione assolutamente più efficace di quello adottato sinora, con l’utilizzo di telecamere CCTV con sistemi AI e controlli del personale veterinario pubblico a campione e inaspettati;
  • riformuli le densità di allevamento, concedendo agli animali più spazio per muoversi, anche all’aperto, e con la presenza di adeguati arricchimenti ambientali;
  • garantisca fondi pubblici a produzioni e attività più sostenibili come quelle a base vegetale e che lavorino per ridurre le sofferenze degli animali che nei prossimi anni saranno ancora confinati in macelli e allevamenti.
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