Lidl dice di voler cambiare le cose per i polli: ma è davvero così?


Brenda Ferretti
Campaigns manager

Dopo oltre un anno di campagna, Lidl Italia ha inviato una nota stampa su Alimentando, un periodico di settore, dove ha dichiarato di volersi impegnare per il benessere dei polli. Peccato che ci sono diverse precisazioni da fare su quanto hanno dichiarato.

Abbiamo appreso con piacere che Lidl anche in Italia è intenzionata ad alzare gli standard dei polli coinvolti nella propria filiera alimentare. Dopo oltre un anno di campagna, infatti, la catena di supermercati ha condiviso una nota stampa su un periodico di settore — Alimentando. Peccato che nel testo non solo sono ignorati volutamente alcuni punti fondamentali delle nostre richieste, ma le parole possono potenzialmente confondere chi legge. 

La campagna #LidlChickenScandal

Stiamo lavorando sulla campagna rivolta a Lidl insieme a 20 organizzazioni per la protezione degli animali riunite nella Open Wing Alliance (OWA). Insieme alle altre ONG europee chiediamo un miglioramento immediato degli standard di benessere dei polli in tutta la catena di fornitura di Lidl, tramite la sottoscrizione dello European Chicken Commitment

Non si tratta di una richiesta globale, ma europea, come dice il nome stesso, ed è perfettamente allineata alle raccomandazioni scientifiche dell’ultima opinione EFSA.

Come si legge dalla nota stampa Lidl dichiara: “Lidl prende le distanze da qualsiasi forma di crudeltà nei confronti degli animali e condanna tutti ogni tipo di maltrattamento. Da anni Lidl è impegnata – e continuerà a impegnarsi – nello sviluppo continuo degli standard di benessere animale.”

Ma nonostante queste parole Lidl non ha ancora fatto la sua parte per aderire all’ECC. Si tratta dell’impegno più completo e accurato in grado di agire realmente sull’innalzamento degli standard, a partire da quelli più facilmente realizzabili e spesso già attuati da molte aziende (per esempio luce naturale e arricchimenti ambientali). Molto importante è che la richiesta arriva ad affrontare il vero tema cruciale attorno a cui ruotano inevitabilmente le condizioni di sofferenza dei polli allevati a scopo alimentare: le razze ad alto accrescimento

© Essere Animali

Razze ad alto accrescimento

Come discusso anche all’ultima riunione dell’Intergruppo parlamentare europeo, la razza è l’elemento più importante nel condizionare il livello di benessere dei polli. È perciò prioritario effettuare la transizione a razze a più lento accrescimento per eliminare la sofferenza intrinseca alle genetiche a rapida crescita attualmente utilizzate.

I polli a crescita rapida passano dalla nascita alla macellazione in circa 35 giorni e presentano più problemi di salute dolorosi, come: zoppia, insufficienza cardiaca, bruciature da ammoniaca, deformità ossee, malattie muscolari e morte improvvisa.

Tutti fenomeni ampiamente documentati non solo a livello di investigazioni e reportistica negli allevamenti, ma anche dalla ricerca scientifica internazionale. Si tratta di una caratteristica comune a tutti i contesti e i Paesi europei, che non presenta alcuna differenza da Paese a Paese e che anzi accomuna tutti i polli allevati intensivamente, anche quelli italiani, condannati a una vita di sofferenza per l’abnorme velocità di crescita dettata dal loro patrimonio genetico. 

Da uno studio condotto dall’Università di Wageningen, implementare tutti i criteri previsti dall’ECC nelle filiere italiane comporterebbe un aumento dei costi di 0,29 euro in più al chilo rispetto a uno pollo convenzionale (circa 18%). L’aumento dei costi di produzione per garantire agli animali una vita migliore non è inaspettato e il 18% rappresenta un incremento affrontabile, soprattutto se la transizione viene supportata ulteriormente da investimenti pubblici e suddivisa sull’intera filiera, invece di gravare unicamente su produttori o consumatori. La collaborazione dell’intera filiera è infatti fondamentale non solo per ripartire l’aumento dei costi, ma anche per mettere in atto altre strategie di mitigazione, a partire da un migliore utilizzo di tutte le parti della carcassa, perché gli aumenti non incidano solo sul petto di pollo.

Fermiamo davvero le sofferenze per i polli

Noi continuiamo quindi a denunciare l’inattività di Lidl su questo punto così importante e di cui l’azienda è stata informata ormai da diversi mesi. L’inattività inoltre prosegue anche dopo la pubblicazione, nell’ultimo anno, di sei indagini (che trovate qui) su presunti maltrattamenti di polli negli allevamenti intensivi associati a suoi fornitori in Spagna, Italia, Germania in due occasioni (a Haselünne e Löningen), Austria e Regno Unito.

Le organizzazioni per la protezione degli animali parte dell’OWA hanno raccolto più di mezzo milione di firme di cittadine e cittadini che chiedono alla catena di supermercati tedesca di sottoscrivere l’impegno dell’ECC e migliorare concretamente le condizioni di vita dei polli allevati nella propria catena di fornitura.

OWA si è fatta portavoce di queste istanze con la leadership di Lidl da diversi mesi, ma nonostante il lungo dialogo in corso l’azienda continua a non dare segnali di volersi impegnare concretamente per il benessere dei polli, a partire dall’indispensabile cambio di razza.