Alla COP28 i menù sono quasi totalmente vegetali

© AP Photo Kamran Jebreili

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Claudio Pomo
Responsabile sviluppo

Alla COP28 a Dubai c’è una svolta storica: due terzi dei menù saranno vegani e vegetariani, anche grazie al nostro impegno. I problemi in questa conferenza delle parti però non mancano, soprattutto a causa dell’industria della carne.

Da anni novembre è il mese della COP, il vertice delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Quest’anno la COP28 è a Dubai e come sempre la posta è altissima e finora le varie conferenze sul clima non sono state all’altezza dell’impresa: di fronte alla necessità di azioni concrete e urgenti, i Paesi più ricchi e inquinanti si sono dimostrati incapaci e cinici, troppo impegnati a proteggere la propria economia. C’è qualcosa di positivo però che riguarda questa COP.

Menù vegetali per la COP28

Questa riguarda la scelta del catering: ben due terzi del menù saranno completamente vegani e vegetariani, un’iniziativa in risposta alla richiesta di cibo sostenibile avanzata dall’organizzazione giovanile YOUNGO e supportata anche da noi.

L’impatto sarà notevole: circa 250 mila pasti saranno serviti quotidianamente in quasi 80 punti ristoro, tutti allineati all’obiettivo di contenimento di 1,5°C dell’Accordo di Parigi.

L’attenzione a un’alimentazione sostenibile, quindi più vegetale, è stato per anni una grave mancanza in questi vertici sul clima. L’impatto degli allevamenti era un “elefante nella stanza” che veniva nascosto, anche grazie alla pressione delle lobby dell’industria della carne. L’anno scorso, in occasione della COP27 a Sharm el-Sheikh in Egitto, qualcosa ha iniziato a cambiare e per la prima volta erano presenti dei padiglioni dedicati al cambiamento del sistema alimentare.

Alimentazione sostenibile alla COP28

L’accento sulla sostenibilità alimentare è rafforzato dalla prima giornata dedicata a Cibo, Agricoltura e Acqua e dalla pubblicazione di una “Roadmap to 1.5°C” da parte della FAO.

Sempre quest’anno ci sono numerosi padiglioni dedicati al sistema alimentare, come il Food4Climate Pavilion, che evidenziano l’importanza di un cambiamento verso un sistema alimentare più sostenibile e che riduca gli effetti della crisi climatica. Il cambiamento dei menu alla COP28 riflette la crescente consapevolezza dell’impatto degli allevamenti e della produzione di carne sulle emissioni di gas serra e la necessità di un cambiamento verso un sistema alimentare vegetale, come mostrano ormai da anni le evidenze scientifiche.

Il nostro sistema alimentare è responsabile di circa un terzo delle emissioni globali di gas serra, con quasi il 20% proveniente dall’allevamento di animali.

La lobby della carne non si arrende

Nonostante questo passo avanti, sono diverse le cose che preoccupano di questa COP28. Per esempio che si svolga negli Emirati Arabi, Paese leader nella produzione di combustibili fossili (gas e petrolio) e che alla presidenza ci sia il sultano Al-Jaber, CEO di un’azienda petrolifera. Oltre a ciò, preoccupa la presenza di lobbisti delle aziende petrolifere e dell’industria della carne che potrebbero minare l’adozione di misure davvero efficaci per contrastare la crisi climatica.

Un’inchiesta del Guardian ha mostrato come grandi aziende di carne come JBS e gruppi di lobby come il Global Dairy Platform hanno intenzione di presentare la carne come un alimento sostenibile. Questi gruppi, che ricordiamo sono noti per il loro grande impatto sulle emissioni di gas serra e deforestazione, hanno in programma di partecipare attivamente alla conferenza, promuovendo un messaggio a favore della carne e degli allevamenti.

Basta scuse: è tempo di cambiare

La loro presenza solleva preoccupazioni sulla potenziale influenza di queste industrie sulle politiche climatiche e sulla loro capacità di ostacolare i progressi necessari per un vero cambiamento verso un sistema alimentare più sostenibile.

Abbiamo già spiegato perché la produzione di cibo deve essere al centro della conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e degli sforzi per un futuro davvero sostenibile.

Intanto gli anni passano velocemente e i decisori politici agiscono troppo lentamente o in direzione contraria rispetto alla via da seguire. Lo sfruttamento degli animali inquina, emette gas serra, consuma risorse idriche, utilizza terreni che altrimenti potrebbero convertirsi in foreste o praterie, a favore di biodiversità e fauna selvatica. I fatti sono sotto gli occhi di tutte e tutti: è ora di fare qualcosa.


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