La relazione tossica tra pesticidi e allevamento intensivo


Maria Mancuso
Web content editor

L’uso di pesticidi causa gravi problemi all’ambiente, alla biodiversità e alla salute umana. Eppure vengono usati massicciamente. Le istituzioni nazionali e internazionali dovrebbero impegnarsi molto di più per garantire che l’uso di queste sostanze venga fortemente limitato o, meglio, vietato.

Secondo un report del WWF, in Europa, a partire dagli anni ‘60 l’introduzione di sostanze chimiche nei campi ha promosso la separazione della zootecnia dall’agricoltura. Questo ha comportato lo sviluppo e la diffusione di allevamenti senza terra e produzioni intensive basate sull’uso di altri prodotti chimici come antibiotici e altri farmaci, correlati al fenomeno dell’antibiotico resistenza.

Nel nostro Pianeta in questo momento le sostanze chimiche di sintesi, inclusi ovviamente i pesticidi, sono talmente tanto diffusi che abbiamo superato il limite di sicurezza della biosfera, una minaccia alla solidità degli ecosistemi e quindi agli stessi esseri umani.

Ogni anno nel mondo si verificano 385 milioni di casi di avvelenamento acuto da pesticidi soprattutto nei lavoratori agricoli e nei bambini nel Sud Globale.
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Che cosa sono i pesticidi

In italiano utilizziamo il termine “pesticidi” per riferirci a fitofarmaci o prodotti fitosanitari, a volte naturali ma spesso sostanze chimiche prodotte industrialmente che in agricoltura servono a uccidere tutto ciò che potrebbe arrecare danno alle colture e mettere quindi a rischio la produttività e la qualità del raccolto. Tra i pesticidi ci sono quindi gli insetticidi, che servono a contrastare insetti nocivi per le colture, per l’essere umano o gli animali domestici; i fungicidi contro le malattie causate dai funghi; i diserbanti, o erbicidi, adoperati contro le erbe infestanti; i molluschicidi, nematocidi, acaricidi utilizzati contro lumache, vermi e acari; o gli anticrittogamici per combattere le malattie prodotte da batteri, muffe e alghe. Infine ci sono i biocidi, impiegati contro insetti e animali come ratti e topi.

I pesticidi non devono essere confusi con i fertilizzanti, che invece sono sostanze come azoto, fosforo e potassio usate per arricchire il terreno di elementi nutritivi che sono essenziali per la coltivazione di vegetali.

Quanti ne consumiamo

Sempre secondo i dati del WWF, dal 1990 l’uso di pesticidi è aumentato del 50% a livello globale e solo nel 2019 ne sono state utilizzate circa 4,2 milioni di tonnellate. In Europa l’Italia è al quarto posto per vendita di queste sostanze dopo Germania, Spagna e Francia e a livello mondiale occupa il sesto posto tra i Paesi che impiegano più pesticidi, parliamo di 114 mila tonnellate ogni anno e circa 400 sostanze differenti.

Che cosa c’entrano i pesticidi con la zootecnia

I pesticidi non vengono utilizzati soltanto per produrre frutta e verdura destinati al consumo umano, ma sono anche largamente impiegati per i mangimi destinati agli allevamenti intensivi, in primis mais e soia, e quindi indirettamente contaminano carne, uova e formaggi che derivano da animali che sono stati alimentati con quei mangimi.

Con la cosiddetta Rivoluzione verde, di cui l’uso di fitofarmaci è stato un fattore chiave, la maggior parte degli agricoltori occidentali si è concentrata sulla coltivazione di colture economiche e ipercaloriche da destinare alla crescente popolazione mondiale di animali negli allevamenti. Negli Stati Uniti ad esempio il settore avicolo è il principale consumatore di soia, seguito dagli allevamenti di maiali, bovini e acquacoltura. Oltre il 70% di soia e quasi il 50% del mais prodotti nel paese sono impiegati per i mangimi e insieme rappresentano oltre il 50% dell’uso di pesticidi.

Come spiega un articolo di Sentient Media, la stragrande maggioranza dei pesticidi viene spruzzata direttamente sulle colture, esponendo esseri umani, vegetali e animali che non sono il diretto target a sostanze chimiche aggressive. Ad esempio, negli Stati Uniti la quantità di residui di glifosato, un erbicida, consentita nei mangimi per animali è più di 100 volte maggiore di quella consentita sui cereali consumati direttamente dall’essere umano. Ma questo non impedisce che questo pericoloso pesticida si accumuli nei tessuti adiposi degli animali e che venga poi ingerito successivamente da chi compra quella carne. In Italia solo gli allevamenti biologici sono tenuti ad alimentare i propri animali con mangimi privi di pesticidi.

I pesticidi più venduti sono fungicidi e battericidi, seguiti da erbicidi, insetticidi e acaricidi.
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Impatto sull’ambiente e la salute umana

Nonostante la biodiversità sia fondamentale per l’agricoltura — rende infatti possibile l’impollinazione, rende fertile il suolo e ha un ruolo chiave nella capacità del terreno di trattenere l’acqua — è proprio l’utilizzo di pesticidi nel settore agricolo una tra le maggiori cause di perdita di biodiversità. I fitofarmaci infatti uccidono piccoli predatori, anfibi, rettili, uccelli, mammiferi, impollinatori, apportano danni alla biodiversità acquatica e a quella del suolo.

Per quanto riguarda la salute umana, la presenza di sostanze chimiche nel cibo che consumiamo — e in maniera indiretta nel terreno, acqua ecc… — comporta in generale un aumento significativo del rischio di cancro, diabete, patologie respiratorie, malattie neurodegenerative, cardiovascolari, disturbi della sfera riproduttiva, infertilità maschile, disfunzioni metaboliche ed ormonali. E in particolare di tutti i tumori nel loro complesso, tumori del sangue, cancro al polmone, pancreas, colon, retto, tumori alla vescica, prostata, cervello, melanoma, diabete, Parkinson, Alzheimer, Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), malformazioni, disordini riproduttivi, asma, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), malattie cardiovascolari, nefropatie croniche, diabete, ipertensione.

Gli effetti dovuti all’esposizione cronica, anche di piccole dosi, di pesticidi possono presentarsi anche nel lungo termine e persino trasmettersi di generazione in generazione.
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Oltre a questo, secondo una recente ricerca, ogni anno nel mondo i pesticidi causano 385 milioni di casi di avvelenamento acuto non intenzionale e circa 11 mila decessi. Questo avviene soprattutto tra lavoratori agricoli e nei bambini che vivono in Paesi del Sud globale. Le persone più a rischio sono infatti proprio i lavoratori impiegati nell’agricoltura, ma anche le donne in gravidanza e i bambini, i quali sono sensibili anche a dosi infinitesimali di queste sostanze. 

Consumare vegetali espone a meno rischi

Non solo frutta e verdura, come si tende a pensare, ma anche i prodotti di origine animale ci espongono ai pesticidi e anzi possono contenerne livelli molto alti perché, tramite mangimi e foraggi contaminati, si accumulano nei tessuti adiposi degli animali.

Nel frattempo, per limitare la quantità di pesticidi che ingeriamo, possiamo acquistare vegetali provenienti dall’agricoltura biologica, o, se questo non è possibile, adoperare alcune tecniche per rimuoverli qui ci sono alcuni esempi.

Avere un’alimentazione vegetale riduce di molto il rischio di sviluppare diverse patologie, come tumori e malattia degenerative. Inoltre ha un impatto minore sull’ambiente ed evita la morte di almeno 105 animali a testa ogni anno, due ottimi motivi per intraprendere questa scelta. Se non sai da dove iniziare o pensi sia troppo difficile, vai sul nostro sito IoScelgoVeg dove diamo consigli semplici e accessibili su come rendere più vegetale la tua alimentazione.

È necessario rivedere la nostra alimentazione per tutelare e salvaguardare gli animali e per mettere al sicuro la salute globale. Scopri come farlo al meglio!