Le piante soffrono? Ecco che cosa dice la scienza


Maria Mancuso
Web content editor

Le piante sono capaci di comunicare, percepire, rispondere a uno stimolo come il contatto o il cambiamento della temperatura, per alcuni studiosi sono addirittura intelligenti. Ma hanno la capacità di soffrire, così come gli animali?  

Chi intraprende la scelta vegan lo fa per evitare, per quanto possibile, la sofferenza e lo sfruttamento degli animali, esseri senzienti capaci di provare dolore proprio come noi. Il filosofo inglese Jeremy Bentham (1748-1832) sostiene che, proprio per la loro capacità di provare dolore, gli animali non dovrebbero essere trattati diversamente dagli esseri umani: «la domanda non è: “possono ragionare?” né, “possono parlare?” ma, “possono soffrire?”», si chiede.

E se per la stragrande maggioranza degli animali non c’è dubbio sulla loro senzienza, c’è chi sostiene che anche le piante possano soffrire e che quindi i tentativi di chi è vegan di evitare la sofferenza di un essere vivente per il loro cibo siano del tutto vani. Ma è davvero così?

Che cosa percepiscono le piante?

Iniziamo con il definire che cos’è il dolore. Secondo la Treccani, il dolore è una «sensazione spiacevole, dovuta all’azione di un agente che compromette l’integrità somatica, o suscitata dallo stato di sofferenza anatomica o funzionale di un organo». Come spiega la dottoressa Elizabeth Van Volkenburgh, professoressa di biologia all’Università di Washington, «tecnicamente le piante, come qualsiasi organismo vivente, percepiscono e rispondono al contatto, incluso il contatto doloroso».  

Sia gli animali che le piante infatti hanno meccanorecettori nelle loro membrane, i quali inviano messaggi alle cellule della pianta ad esempio ogni volta in cui qualcuno strappa le loro foglie. Questo significa che la pianta sa quando viene mangiata, sradicata o strappata. Un team di ricercatori ha addirittura dimostrato che le piante tagliate, disidratate e in generale sotto stress emettono dei suoni che noi non possiamo udire, ma che sono stati registrati e trasformati in file mp3.

Percepiscono anche il dolore?

Tuttavia, sebbene la reazione a uno stimolo sia uno dei modi che si possono usare per misurare la capacità di un essere vivente di provare dolore, da solo questo fattore non basta.

Il dolore infatti è un fenomeno complesso che ha componenti biologiche, psicologiche, e cognitive. Pur essendo qualcosa di particolarmente soggettivo, gli scienziati riescono a inferire il dolore delle altre specie animali osservando la loro risposta a eventi spiacevoli, ma anche cercando nel loro organismo dei recettori del dolore. Questi recettori se stimolati inviano dei segnali al cervello, ed è lì che viene ricostruita l’esperienza vera e propria del dolore come lo conosciamo.
Recettori del dolore, cervello… le piante non hanno niente di tutto questo.

Come racconta uno dei massimi esperti esistenti di neurobiologia vegetale, il botanico Stefano Mancuso in un’intervista a Corrado Formigli, «le piante sono molto più sensibili degli animali, ma non provano dolore nel senso che gli diamo noi. Le piante si sono evolute sapendo di essere mangiate, ma non hanno un cervello e quindi un sistema del dolore». 

In Do plants feel pain? gli autori spiegano che l’evidenza empirica suggerisce che almeno alcune piante hanno la capacità di percepire, comunicare e si possono persino definire intelligenti sotto certi aspetti. L’errore sta nel presumere che queste capacità richiedano coscienza. Le piante possono rilevare le caratteristiche del loro ambiente e comunicare con altre piante senza una consapevolezza cosciente di ciò che sta accadendo. Non conducono quindi nessuna attività a livello conscio o cognitivo e questo le rende, a differenza degli animali, non senzienti.

Che cosa ci insegna tutto questo? 

Le piante sono esseri eccezionali e sono capaci di fare cose straordinarie che la maggior parte di noi ignora, ma non hanno recettori del dolore così come li abbiamo noi e gli altri animali. Questo significa che chi ha cuore la sofferenza degli altri esseri viventi può tranquillamente continuare a mangiare vegetali.

Per chi invece non è del tutto convinto che le piante non provino dolore, anche di fronte alle prove scientifiche, la scelta di escludere i prodotti animali dalla propria alimentazione resta comunque quella migliore: per crescere infatti gli animali hanno bisogno di enormi quantità di vegetali — si pensi ad esempio che in UE il 66% dei cereali coltivati in Europa è destinato agli allevamenti — e quindi mangiando carne, uova e latticini si consumano indirettamente molte più piante di quante ne consumino le persone che seguono un’alimentazione vegetale.

È necessario rivedere la nostra alimentazione per tutelare e salvaguardare gli animali e per mettere al sicuro la salute globale. Scopri come farlo al meglio!