Dietrofront del Governo sulla legge che vieta la carne coltivata e censura i prodotti vegetali


Claudio Pomo
Responsabile sviluppo

L’Italia ha di fatto tirato il freno a mano sul disegno di legge che prevede il divieto di produzione e vendita della carne coltivata, oltre che la censura dei prodotti vegetali. Ora è fondamentale un dibattito serio e scientifico per non perdere questa importante occasione per l’Italia.

DDL contro carne coltivata e censura dei prodotti veg

A luglio il Senato aveva votato un disegno di legge che avrebbe vietato la produzione e la vendita di carne coltivata, ma non solo. In questo ddl era stato introdotto anche un emendamento per vietare l’uso dei nomi simili a quelli della carne per i prodotti veg — insomma, una vera e propria censura.

Questa legge, unendo due proposte finora separate, era diventata uno strumento unico per mettere freno allo sviluppo e al mercato delle proteine alternative, una vera e propria presa di posizione contro le alternative alla carne.

Il dietrofront del Governo

Venerdì 13 ottobre l’Italia ha ufficialmente ritirato la notifica TRIS per questo disegno di legge. Questo nei fatti significa che il ddl non potrà essere approvato né entrare in vigore perché mancano il vaglio e l’approvazione da parte della UE.

La notifica TRIS è infatti una procedura che mira a prevenire la creazione di barriere nel mercato interno dell’Unione Europea. Gli Stati membri devono notificare alla Commissione europea i progetti legislativi relativi a prodotti, che vengono poi analizzati alla luce della legislazione UE. Gli altri Stati membri, e tutti gli stakeholder coinvolti, partecipano a questa procedura e hanno la possibilità di esprimere il loro parere.

Noi, insieme ad altre organizzazioni europee che lavorano per la promozione di un’alimentazione più sostenibile, avevamo depositato il nostro contributo sul portale della Commissione, esprimendo profonda preoccupazione per una decisione che rappresenta un freno alla possibilità di sviluppare e commercializzare.

Si tratta di un prodotto che non proviene dagli allevamenti intensivi, non richiede l’uso di antibiotici e altri farmaci, né produce tonnellate di deiezioni estremamente inquinanti.

Come se non bastasse la proposta prevede restrizioni all’utilizzo di denominazioni molto comuni per i prodotti a base vegetale.

Solo dopo un esito positivo alla notifica TRIS il Parlamento avrebbe potuto approvare la legge in questione, ma sappiamo che alcuni Stati membri si erano espressi negativamente rispetto al divieto voluto dal Governo italiano. Il ritiro della notifica può essere visto come un modo per evitare una bocciatura ufficiale da parte della Commissione europea, e al momento sancisce uno stop a questo provvedimento.

Un passo nella giusta direzione

L’Unione Europea, con il piano Farm to Fork, si è già espressa chiaramente sulla necessità di rendere più sostenibile il nostro sistema alimentare e sostenere il settore delle alternative vegetali e le innovazioni in ambito alimentare che possono facilitare proprio la transizione a consumi più sostenibili.

Ha già inoltre bocciato da tempo le proposte che prevedono restrizioni sulle denominazioni delle alternative vegetali alla carne, e si è impegnata a finanziare la ricerca sulla carne coltivata tramite il progetto Horizon Europe.

Questa è la strada da prendere e siamo felici di vedere che l’approccio ideologico e antiscientifico del Governo italiano stia trovando un muro difficile da superare, tanto da trovarsi costretto a fare un grande dietrofront. Altri paesi UE infatti stanno investendo in queste innovazioni e settori importanti per il futuro del cibo e del nostro Pianeta: ci auguriamo che anche l’Italia non perda questa importante opportunità.

Per ora una buona notizia, ma non è ancora una vittoria definitiva e non dobbiamo abbassare la guardia: il Ministro Lollobrigida ha già detto che vuole andare avanti con questa battaglia e sicuramente ci saranno altre mosse. Noi ci faremo trovare preparati a controbattere per promuovere alimenti che non derivino dalla sofferenza degli animali.