I costi nascosti del cibo su salute e ambiente


Maria Mancuso
Web content editor

Il consumo di prodotti animali costa alla società 9,8 trilioni di dollari ogni anno in termini di impatto sulla salute umana e sull’ambiente. Mangiare 100% vegetale permetterebbe di dimezzare questi costi, migliorando la salute pubblica e riducendo il nostro peso sugli ecosistemi.

Nature Food ha da poco pubblicato uno studio che calcola il costo nascosto del cibo che produciamo, prendendo in considerazione due parametri fondamentali: salute e ambiente. Per fare un esempio concreto, produrre carne rossa non ha solo dei costi di produzione, ma anche in termini di salute pubblica (malattie cardiovascolari, tumori…) e di ambiente (gas serra, inquinamento…). Questi costi sono nascosti perché non vengono messi in conto nel prezzo di listino, né vengono pagati dai produttori. Sono bensì costi che gravano sulla società, di cui cittadine e cittadini non vengono risarciti.

Nello studio gli autori prendono in considerazione un’ampia gamma di impatti ambientali tra cui acidificazione terrestre, ecotossicità (acqua dolce, marina e terrestre), eutrofizzazione, utilizzo dell’acqua, del suolo, riscaldamento globale, e diverse malattie che contribuiscono alla mortalità (problemi cardiovascolari, ictus, tumori, diabete). I ricercatori stimano che il cibo sia responsabile di circa 14 trilioni di dollari di costi nascosti all’anno, ovvero il 17% del PIL globale. Di questi, il 60% — vale a dire 8,3 trilioni — gravano sulla salute umana e il 40% — 5,7 trilioni — sull’ambiente.

Sempre secondo le loro stime, i costi nascosti della produzione alimentare per ogni dollaro pagato dai consumatori a livello globale sono stati in media di 1,94 dollari, corrispondenti a 1,15 dollari di oneri per la salute umana e 0,79 dollari di danni agli ecosistemi.

Nella Pianura Padana viene emesso il 90% dell’ammoniaca a livello nazionale, una sostanza presente nei reflui degli animali molto dannosa per la nostra salute e per l’ambiente.
© Essere Animali

Quali prodotti gravano di più sulla società

A questo punto è importante chiedersi: quali sono i prodotti che maggiormente contribuiscono ai costi nascosti che gravano sul Pianeta e la salute pubblica? Come in molti immaginano sono i prodotti animali, globalmente responsabili del 70% dei costi nascosti in media a livello globale — nei Paesi più ricchi la cifra sale all’ 84% — di cui la sola carne è responsabile del 51%, il restante 19% è rappresentato invece da pesce, latticini, grassi animali e uova.

Lo studio poi passa ad analizzare nel dettaglio quali scenari, a livello alimentare, avrebbero un impatto minore sui costi sulla salute pubblica e l’ambiente: un’alimentazione senza carne rossa, oppure senza carne rossa ma con prodotti derivanti da insetti, pescatariana, vegetariana con o senza prodotti processati, vegana con o senza sostituti. Le conclusioni degli studiosi sono chiare: più riduciamo il consumo di prodotti di origine animale, più riduciamo i costi nascosti per la società. 

Nello specifico, un’alimentazione 100% vegetale riduce i costi nascosti della metà, ovvero 7,3 trilioni di dollari di costi evitati ogni anno. Secondo i calcoli del ricercatore Romain Espinosa, su un totale di 14 trilioni di dollari di costi nascosti a livello globale, il contributo dei soli prodotti animali è di 9,8 trilioni. Uno studio simile era stato condotto negli Stati Uniti dalla Rockefeller Foundation, che quantificava il vero costo a livello sociale e ambientale del cibo consumato dagli americani ad almeno 3,2 trilioni, quasi 3 volte tanto quello che pagano realmente. Lo studio non differenziava tra i diversi tipi di prodotti alimentari — animali e vegetali —, ma sappiamo, grazie a numerosissimi studi scientifici, incluso quello appena pubblicato da Nature Food, che gli alimenti che hanno più impatto sulla salute, sull’ambiente e la biodiversità sono quelli di origine animale

Promuovere l’alimentazione vegetale è fondamentale 

Gli autori dello studio non hanno quantificato l’impatto che la produzione di cibo ha sugli animali sfruttati dall’industria della carne: seppur difficile da calcolare, anche questo è un costo “nascosto” del cibo che produciamo e le nostre indagini negli anni hanno mostrato chiaramente la profonda sofferenza che gli animali devono patire in questi luoghi. Cambiare l’intero sistema alimentare non è cosa da poco, ma i governi hanno a loro disposizione decine e decine di studi che mettono chiaramente in discussione lo status quo e che affermano che senza un cambiamento radicale non riusciremo a mantenere le temperature medie entro il limite di 1,5 gradi.

Per rendere il nostro sistema alimentare più sostenibile è fondamentale che le istituzioni si impegnino a promuovere una produzione di cibo che non provochi la sofferenza di miliardi di animali ogni anno e che non gravi sulle tasche di cittadini e cittadine con costi nascosti sulla salute pubblica e sull’ambiente. Per fare questo, sarà fondamentale mettere il bene della collettività di fronte agli interessi e al profitto di pochi.