Chi sono gli animali fuggitivi raccontati in queste foto?

© Nikita Teryoshin

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Martina Scalini

Nel progetto fotografico “Animal Escapes” Nikita Teryoshin ritrae mucche, galline, anatre e maiali come eroi sfuggiti a un destino già scritto: quello di essere macellati.

L’obiettivo del progetto (visibile a questo link) è sfidare la visione convenzionale di alcuni animali da parte della società, mettendo in evidenza come il nostro sistema tenda a invisibilizzare le vite degli animali considerati come “cibo”. La produzione su larga scala ha reso comune il consumo di carne, ma allo stesso tempo ha reso distante il processo stesso di ottenere il cibo che finisce nei nostri piatti.

Le fotografie ci spingono a considerare che dietro ogni bistecca o costoletta si nasconde una storia unica, una vita che ha vissuto esperienze e relazioni, in poche parole: un individuo.

Il progetto “Animali Escapes”

Secondo l’Ufficio Federale di Statistica della Germania – scrive l’artista – nel 2019 sono stati macellati circa 760 milioni animali. Un numero minimo di loro però riesce a sfuggire alle statistiche ogni anno, talvolta in modi avventurosi.

Per questo nel 2021, durante la pandemia, ha viaggiato attraverso la Germania e l’Austria per incontrare in alcuni santuari questi fuggitivi speciali come Ferdinand, Hanni, Wolfgang, Joey, Halla, raccogliendo le loro storie.

La maggior parte degli animali impiegati nell’industria alimentare ha subito nel corso dei decenni pesanti trasformazioni genetiche per ragioni di efficienza. “Subiscono mutilazioni e abusi, che segnano in modo profondo la loro salute fisica e mentale” dice il fotografo.

Ad esempio Nikita Teryoshin ci racconta come le anatre non riescano più a riprodursi da sole o di come le pecore producono lana in modo incontrollato e non sopravvivrebbero senza la costante tosatura da parte degli esseri umani. O ancora, di come le zampe dei tori siano troppo esili per sostenere il peso del loro corpo. Alle trasformazioni fisiche vale la pena ricordare come questi animali non raggiungano mai la loro aspettativa di vita media. Sono infatti solitamente macellati prima, se non muoiono a causa di malattie legate alle condizioni di vita negli allevamenti.

Ogni singolo ritratto di “Animal Escapes” riporta come prima cosa il nome dell’animale. Questo a sottolineare come nel passato di questi fuggitivi ci sia l’assegnazione di un numero e non di un nome. Riconoscere la dignità e l’unicità di ogni essere vivente è il primo passo per smettere di disconoscere l’animale. Per questo è importante il lavoro  di Teryoshin che ci spinge a guardare oltre la rappresentazione dell’animale come cibo e a riconsiderare il nostro rapporto con loro. 

Alcune storie che ha raccontato

La sorte di Felix sembrava già scritta. Stava viaggiando su un camion diretto a un macello, insieme a centinaia di suoi simili. Ma il mezzo ha avuto un incidente e tre maiali sono scappati e si sono nascosti nel bosco. Il trasportatore non ha avuto il tempo di cercarli e così sono riusciti a sopravvivere. Oggi, i tre maialini si chiamano Felix, Helge e Knut e vivono in santuario di animali, al sicuro per il resto della loro vita.

Il buco nell’orecchio di Felix e il numero di identificazione evocano ogni giorno la sua origine.

Un’altra storia è quella di Hanni. Ha vissuto per 9 anni in un allevamento per la produzione di latte. Qui è stata ciclicamente inseminata artificialmente e ha partorito 8 vitelli, che le sono state strappati via poco dopo la nascita. Quando ha smesso di poter gestire una gravidanza e produrre abbastanza latte è stata condannata al macello. Per fortuna è stata salvata da un rifugio per mucche anziane nel nord della Germania, dove vive insieme a tante sue simili.


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