Quattro consigli su come comunicare la scelta vegan


Martina Scalini

Non c’è un unico modo per comunicare argomenti delicati come la sofferenza degli animali o la scelta di essere vegan. Ci sono però modi che avvicinano di più e modi che allontanano, chi preferisce toni accesi, chi pacati. Chi fa uso di immagini o video shock per attirare l’attenzione, chi invece preferisce argomenti più razionali.

La comunicazione è il nostro pane quotidiano qui a Essere Animali. Ogni giorno parliamo di campagne, indagini e progetti sui nostri canali digitali (da poco abbiamo anche TikTok!), nelle newsletter, ma anche su testate e media online. Negli anni la nostra community è cresciuta sempre di più e sicuramente l’aspetto comunicativo ha avuto una sua parte importante in questo. Qui di seguto vi diamo qualche spunto per comunicare al meglio la propria scelta di vita vegan.

1. Uscire dalla “bolla” vegana

Non abbiamo bisogno di convincere al cambiamento chi è già convinto, per questo è importante pensare sempre di avere una comunicazione accessibile anche a persone che non hanno una conoscenza approfondita su quello che succede agli animali negli allevamenti. Inoltre chi si avvicina a noi per capirne di più potrebbe avere qualche pregiudizio sulla scelta vegan e purtroppo questo è molto comune, dato che abitiamo una società che considera normale consumare carne e derivati.

Noi ci abbiamo provato con alcuni video su YouTube che ci permettono di raggiungere un pubblico molto variegato e ampio, fuori dalla nostra “bolla” di persone già sensibili.

Con la serie Persone Vegane abbiamo provato a parlare in modo sincero della scelta vegan, mostrando uno spaccato di quelle che sono le reali persone vegan in Italia, restituendo una molteplicità di punti di vista, diversa dall’immagine caricaturale che a volte i media mainstream fanno.

Con il format La connessione — attualmente in produzione — facciamo incontrare due persone che hanno qualcosa di forte in comune (per esempio sono entrambe femministe o svolgono la stessa professione), ma una si definisce vegana e l’altra no. L’obiettivo dei video è quello di aprire un dialogo senza scontro, così da mostrare quanto sia importante confrontarsi anche con chi la pensa diversamente.

Con Le ricette segrete, Roberto Cruciani, un creator che si occupa di sostenibilità e stili di vita plant-based, cerchiamo invece di esplorare e normalizzare tutti quei cibi considerati tipicamente vegani: tofu, seitan, avocado etc.

2. Meglio i dati che immagini violente

Per comunicare al meglio, rispettando la sensibilità del nostro pubblico, ma anche la dignità degli animali che difendiamo, negli anni abbiamo scelto di non dare spazio solo alle immagini dichiaratamente violente – a cui ormai molte persone sono abituate o che non vogliono vedere più. Usiamo immagini forti (lo sappiamo), ma mai gratuite, cercando sempre di dare spazio ai dati e ai fatti.

Questo ci permette di far capire la grandezza e la complessità del problema, senza fare leva sul senso di colpa di chi si imbatte nei nostri contenuti, ma rendendo le persone parte di una soluzione più che di un problema. Come spieghiamo anche nella quarta puntata del podcast di IoScelgoVeg, cerchiamo di creare empatia in un modo diverso, utilizzando come strumento la consapevolezza. 

Sui canali di Essere Animali ci concentriamo su cosa accade agli animali negli allevamenti intensivi e nei macelli, mentre con IoScelgoVeg accompagniamo le persone verso un’alimentazione vegetale.

3. Noi siamo un esempio vivente

Scegliere un’alimentazione vegan non significa dover rinunciare a coltivare le proprie amicizie se la pensano diversamente da noi, così come non significa rinunciare ai momenti di socialità legati al cibo. Non importa se ci saranno persone che non capiranno o non condivideranno la nostra scelta, possono rivelarsi occasioni fondamentali per confrontarsi e mostrare che mangiare senza causare sofferenza agli animali è possibile, anche solo per il fatto di essere presenti.

Fa sempre stupore scoprire quante persone si possono influenzare solo presentandosi, parlando e confrontandosi — ovviamente rispettando anche quei momenti in cui non abbiamo voglia di dover parlare di questo argomento, perché a volte si ha anche voglia di stare solo in silenzio.

4. Avere un approccio inclusivo

Quando si comunica è sempre meglio farlo con linguaggio che avvicina le persone e che non faccia sentire giudicati. E sì, sappiamo che ogni tanto capita anche d’incontrare qualche persona che ha voglia solo di provocare; ma teniamo a mente che ognuno di noi ha la propria sensibilità e i propri pregiudizi.

Rispondere alle domande, per quanto a volte siano sempre le stesse o per quanto possa essere noioso, è fondamentale per spiegare agli altri la tua scelta. Una comunicazione sbagliata può generare un effetto di chiusura, una corretta invece apre e può anche instillare nell’altra persona un ragionamento inaspettato che poi può crescere col tempo.

Ricorda sempre di avere pazienza, fai qualche battuta e racconta le motivazioni personali che ti hanno spinto a prendere questa decisione.

Lo fabbiamo imparato dagli insegnamenti di studiosi come Melanie Joy — psicologa sociale e autrice di numerose pubblicazioni, tra cui il best-seller Perché amiamo i cani, mangiamo i maiali e indossiamo le mucche — e Tobias Leenaert — attivista e divulgatore di fama internazionale nato in Belgio, autore del sito Vegan Strategist e del libro How to create a vegan world (in italiano In Viaggio per Veganville).

Ciò che ci insegna Leenaert ad esempio è che non bisogna ragionare in termini di idealismo, ma concentrarsi su cosa possiamo realmente cambiare e che cosa funziona nel concreto.

Perché se adesso immaginare un mondo senza consumo di carne appare per la maggior parte delle persone come una strada in salita, il nostro obiettivo è comprendere le motivazioni di chi non è ancora pronto a fare questo percorso e utilizzare un approccio comunicativo in grado di avvicinare queste persone, mostrando che questa strada non solo è possibile, ma è anche più facile di quanto sembri.