Gli europarlamentari salvano gli allevamenti intensivi dalla direttiva sulle emissioni industriali


Chiara Caprio
Responsabile relazioni istituzionali

La maggioranza del Parlamento europeo ha votato per escludere le emissioni degli allevamenti intensivi di bovini dalla direttiva sulle emissioni industriali. Scartata anche la proposta della Commissione sulle soglie aggiornate per gli allevamenti di maiali e polli.

L’11 luglio gli europarlamentari hanno votato per mantenere invariate le attuali norme sugli allevamenti che riguarderano solo gli allevamenti con più di 2 mila maiali, 750 scrofe e 40 mila polli. Quelli che alleveranno un numero inferiore di animali continueranno quindi ad essere esenti dalla direttiva sulle emissioni industriali dell’UE, assieme agli allevamenti di bovini, come invece era stato proposto dalla Commissione.

Come spiegavamo in questo articolo infatti, la proposta originaria della Commissione europea suggeriva di includere più allevamenti intensivi e di fissare una soglia di 150 o più unità di bestiame (LSU), a cui avrebbero corrisposto 500 maiali, o 150 mucche da latte, o 10.700 galline ovaiole o 21.400 polli per la produzione di carne.

A bloccare l’iniziativa e quindi a difendere gli interessi dei grandi produttori di carne e derivati animali è stata un’alleanza di eurodeputati conservatori di destra sostenuta da un contingente di liberali del gruppo di Renew (compresi i deputati italiani Danti e Ferrandino di Italia Viva). Secondo le stime della Commissione europea la misura proposta avrebbe interessato meno del 2% degli allevamenti più inquinanti dell’UE, ma avrebbe permesso di risparmiare milioni di euro di spese sanitarie e ambientali.

L’allevamento di animali è responsabile del 67% delle emissioni di ammoniaca dell’UE e di oltre il 50% delle emissioni di metano dell’UE. La mancata riduzione di queste emissioni mette l’UE sulla buona strada per infrangere il suo impegno nell’ambito del Global Methane Pledge (impegno a ridurre le emissioni di metano del 30% entro il 2030) e del Zero Pollution Action Plan.

La revisione della direttiva sulle emissioni industriali passerà ora a negoziati interistituzionali tra Consiglio, Parlamento e Commissione.