Telecamere nei macelli in Spagna: tutto ciò che c’è da sapere


Martina Scalini

La Spagna sarà il primo Paese dell’Unione Europea a rendere obbligatorio l’uso delle telecamere a circuito chiuso in tutti i macelli spagnoli, indipendentemente dalla dimensione. La nostra intervista a Guillermo Moreno di Equalia.

Dietro l’introduzione di questa norma c’è il lavoro di Equalia, un’organizzazione spagnola per i diritti degli animali. Ci siamo fatti raccontare da Guillermo Moreno, Direttore Esecutivo di Equalia, in che cosa consiste questo decreto e quali sono i miglioramenti che pensano porterà agli animali sfruttati per la produzione alimentare.

Guillermo Moreno, Direttore Esecutivo di Equalia, a una conferenza stampa a Madrid.
© Equalia

Ci racconti che cosa significa nel concreto questa legge e quanto tempo hanno le strutture per adeguarsi?

In sintesi, i punti principali del regio decreto sono: 

  • l’installazione di telecamere di sorveglianza in tutte le aree in cui vengono manipolati animali vivi. Questo comprende l’area di scarico, i recinti di detenzione, l’area di stordimento e l’area di macellazione. 
  • il mantenimento delle immagini per un mese, in stretta conformità con la legge spagnola sulla protezione dei dati.  
  • la revisione delle immagini da parte del responsabile del macello e del servizio veterinario ufficiale della comunità autonoma.

La Spagna ha 700 macelli che lavorano almeno 240 giorni all’anno, con un carico annuale di circa 900 milioni di animali. I macelli avranno un anno di tempo per adeguarsi alle nuove norme a partire da mercoledì 24 agosto. In via eccezionale, i macelli più piccoli avranno due anni di tempo. 

Ci spieghi perché credi che l’installazione di telecamere di videosorveglianza possa prevenire danni e sofferenze agli animali?

Anche se non ideale, questa legge è un primo passo che avvicina istituzioni e cittadini al benessere degli animali. La Spagna diventa così il primo Paese dell’UE a introdurre questa normativa, ma potrebbe essere presto estesa a tutta l’Unione. Questa legge costituisce un precedente per nuove iniziative a livello istituzionale volte a migliorare gli standard di benessere degli animali. E concorre a garantire che il pubblico consideri la provenienza dei prodotti che consuma. 

Secondo noi la legge porterà a una diminuzione del rischio di reati legati al benessere degli animali, in quanto scoraggerà i comportamenti illeciti per l’effetto deterrente delle telecamere.  Per valutare l’efficacia della misura e determinare l’impatto di questa legge sulla riduzione della sofferenza nei macelli, un’organizzazione partner sta lavorando a uno studio. 

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Come sono fatte queste telecamere e dove verranno posizionate? Ogni area di transito degli animali verrà coperta?

Le telecamere devono essere installate in tutte le aree in cui vengono manipolati gli animali vivi, comprese le aree di difficile accesso per il personale, senza punti ciechi che impediscano di ottenere un’immagine completa. Le immagini devono avere una risoluzione sufficientemente chiara per identificare le persone e le manipolazioni che effettuano, le attrezzature e gli animali. La visibilità è assicurata anche in aree scarsamente illuminate, come le linee di sospensione dei polli sui ganci. Inoltre, devono essere sempre in funzione nei locali in cui vengono tenuti animali vivi nel macello.

Come vengono effettuati i controlli nei macelli in questo momento e cosa cambierà da ora in poi grazie al sistema di videosorveglianza?

Attualmente, i controlli al macello sono effettuati da un veterinario dell’azienda stessa che supervisiona il corretto funzionamento dell’intera catena, dal momento dell’arrivo dell’animale fino alla sua macellazione. Inoltre, i macelli possono essere visitati da ispettori o veterinari ufficiali della regione. La sfida è come controllare l’intera catena contemporaneamente (il veterinario non può controllare due luoghi allo stesso tempo).

Dobbiamo riconoscere che questa norma presenta alcuni punti deboli, come la visione delle immagini. Il trattamento delle immagini spetterà principalmente all’operatore del macello e non al servizio veterinario ufficiale della comunità autonoma. Dopo aver denunciato gravi irregolarità in sei macelli, speravamo che il regio decreto garantisse che un organismo indipendente fosse incaricato di esaminare le immagini, non solo gli operatori del macello. 

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Inoltre non specifica una procedura esaustiva per la revisione delle immagini in termini di periodicità e tempo di visualizzazione. Ciò significa che gli ispettori hanno il “potere” di ispezionare ma non un dovere. Sappiamo che diversi macelli esercitano gravi pressioni nei confronti del loro servizio veterinario — vedi lo scandalo del “macellaio di Mercadona” (Mercadona è il più grande supermercato della Spagna), o della veterinaria del macello di Villarejo de Salvanes.

Siamo quindi cauti nel definire questa nuova legge una vittoria, e la consideriamo un primo passo per continuare a ottenere miglioramenti che riducano strutturalmente la sofferenza negli allevamenti intensivi.

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Dal 2018 avete pubblicato ben sei investigazioni nei macelli, come avete scelto le strutture? Quali sono le irregolarità documentate? Qual è stata la risonanza mediatica nazionale?

Le immagini delle nostre indagini pubblicate tra il 2018 e il 2020 hanno mostrato violazioni e gravi irregolarità in materia di benessere degli animali, sicurezza alimentare e carenze delle strutture. I sei report investigativi che abbiamo realizzato rivelano che in 35 giorni di registrazioni, nei sei macelli indagati, almeno 767 animali hanno subito gravi irregolarità. Tuttavia, nessun rapporto ufficiale ha riscontrato irregolarità nelle operazioni di lairage, stordimento e dissanguamento nei macelli spagnoli tra il 2018 e il 2022. L’aspetto più preoccupante è che non ci sono state conseguenze legali per nessuno dei sei macelli indagati, dopo che abbiamo denunciato pubblicamente le gravi irregolarità.

Tutti i principali media hanno coperto costantemente ogni lancio, ottenendo una grande eco internazionale in oltre 25 Paesi.

Come organizzazione quali sono state le strategie che avete adottato per arrivare a questo risultato e quanto ha influito l’opinione pubblica?

La strategia si è basata su una richiesta che avrebbe potuto ottenere facilmente il consenso della maggioranza dei cittadini. Per farlo, abbiamo fatto luce su un problema e offerto una soluzione valida, economica e vantaggiosa per tutti. Ottenendo il sostegno delle grandi aziende, delle principali associazioni di consumatori, dei sindacati, dell’industria della carne e del più ampio spettro parlamentare, è stato molto difficile opporsi alla proposta. 

C’è stato un momento in cui avete capito che stavate per vincere questa campagna? Se sì, qual è stato?

Ci sono stati due momenti chiave che hanno portato alla svolta della campagna. Dopo l’avvio della seconda indagine nel marzo 2019, il settore della carne ha pubblicato un comunicato stampa in cui si esprimeva a favore della richiesta di telecamere nei macelli. Successivamente, dopo la pubblicazione della quarta indagine, nell’ottobre 2019, il settore delle carni, attraverso la sua associazione ANICE, ha chiesto all’Amministrazione le relative modifiche legislative per garantire l’installazione di telecamere di sorveglianza nei macelli.

Il secondo momento chiave è stato nell’ottobre 2020, quando il Ministero dei consumatori, attraverso l’Agenzia spagnola per la sicurezza alimentare e la nutrizione (AESAN), ha lanciato una consultazione pubblica su un progetto di regio decreto per rendere obbligatoria l’installazione di telecamere di videosorveglianza in tutte le strutture di macellazione degli animali.

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Leggendo varie dichiarazioni ho letto che lo definisci “un primo passo”, quali sono i prossimi passi?

Vediamo questo decreto come un primo passo per contribuire ad aumentare gli standard di benessere degli animali e a vietare alcune delle pratiche particolarmente crudeli nel settore.

La società si muove con l’evidenza scientifica e la legislazione si misura in base alla sua capacità di rispondere alle aspettative sociali. La sensibilità dei cittadini non è qualcosa di statico e gli standard devono adattarsi continuamente. In questo adattamento, gli standard devono integrare nuove percezioni e preoccupazioni sociali. 

Ti va di aggiungere una riflessione per la nostra community italiana a cui stanno a cuore le sorti degli animali?

Impegnarsi in un’analisi sistematica dei fatti, delle informazioni e dei dati a nostra disposizione necessari per prendere decisioni su quali interventi contribuiranno a ridurre la sofferenza degli animali da allevamento, ed essere disposti a mettere da parte le convinzioni e la saggezza convenzionali, ci rende difensori degli animali più intelligenti, istruiti e informati.

Valorizzare il lavoro delle organizzazioni e ammettere che le proposte non sono sempre perfette, che gli interventi possono essere migliorati o che le campagne sono fallaci, ci insegna a esse più efficaci nelle azioni che decidiamo di intraprendere.