Fashion Week di Milano: un’azione per chiedere un’Europa senza pellicce

© Essere Animali, LAV, Humane Society International/Europe e Animal Law Italia

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Fashion Week di Milano: un’azione per chiedere un’Europa senza pellicce


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Claudio Pomo
Responsabile sviluppo

Nella serata di ieri, data di inaugurazione della Settimana della Moda a Milano, assieme alle associazioni LAV, Humane Society International/Europe e ALI – Animal Law Italia, abbiamo proiettato sull’edificio al civico 31 di Piazza Duomo — dove ha sede la Camera Nazionale della Moda Italiana, organizzatrice delle Fashion Week — un messaggio importante e urgente: “Act now for a Fur Free Europe”/Agite ora per un’Europa senza pellicce. L’azione è stata ripetuta anche al Castello Sforzesco.

Un esplicito invito alla mobilitazione rivolto a tutte le cittadine e i cittadini europei per indurre la Commissione UE ad avviare un’iniziativa legislativa per estendere in tutti gli Stati membri:

  • il divieto di allevamento di animali allo scopo di ricavarne pellicce
  • l’introduzione in tutta l’UE di un divieto di commercio e importazione di prodotti di pellicceria

Sono tante le Iniziative dei Cittadini Europei che negli ultimi tempi hanno riscosso un grande successo, da End the Cage Age per uno stop all’uso delle gabbie, a Save Cruelty Free Cosmetics/Salviamo i Cosmetici Cruelty Free per fermare la sperimentazione animale, che hanno entrambe ampiamente superato l’obiettivo di 1 milione di firme, che fa sì che la Commissione Europea sia obbligata a discuterne. A queste si è aggiunta, da maggio, la ICE Fur Free Europe riscuotendo, ancora una volta, un ampio consenso: nei primi 4 mesi sono già state raggiunte oltre 350 mila firme.

Tanti i Paesi UE ad aver vietato la produzione di pelliccia

In Europa sono già 13 gli Stati membri che hanno formalmente messo al bando l’allevamento di animali per la produzione di pelliccia: Austria, Belgio – dal 2023, Croazia, Estonia – dal 2026, Francia, Irlanda, Lussemburgo, Malta, Olanda, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia. Tra questi anche l’Italia con il divieto vigente dall’1 gennaio di quest’anno e grazie al quale verranno risparmiati ogni anno non meno di 60.000 visoni (che, stando all’ultimo ciclo produttivo utile, ogni anno venivano appositamente allevati per poi essere uccisi).

Altri Stati membri hanno posto restrizioni: in Germania non esistono più allevamenti. In Spagna non è possibile avviarne di nuovi. In area europea, hanno vietato gli allevamenti “di pellicce” anche Regno Unito, Norvegia (dal 2025), Serbia, Macedonia del Nord, Bosnia (dal 2028), mentre in Svizzera sono in vigore disposizioni locali particolarmente restrittive, che di fatto impediscono l’apertura di allevamenti. Per coerenza, Fur Free Europe chiede, oltre a quello di produzione, anche un divieto al commercio e all’import di prodotti di pelliccia. Un divieto che, nel rispetto delle regole del commercio internazionale, è già vigente in California (dal 2019) e in Israele (dal 2021).

Chiediamo un divieto esteso in tutta l’Unione Europea

Sono ormai molte le principali case di moda globali che della scelta fur free hanno fatto un valore aggiunto delle proprie politiche di sostenibilità e in Italia il giro d’affari del commercio di pellicce è calato da 1,8 miliardi di euro nel 2006 a 814 milioni di euro nel 2018 (fonte: Associazione Italiana Pellicceria).

Nonostante i tanti divieti nazionali e le iniziative del settore della moda, nell’Unione Europea sono ancora 18 milioni gli animali (visoni, volpi, cani procioni, cincillà) che ogni anno vengono appositamente allevati e uccisi per la produzione di pellicce. È quindi necessario un intervento legislativo a livello europeo per armonizzare, in tutti gli Stati membri, il divieto di allevamento e per introdurre in tutta l’Unione Europea anche il divieto di commercio ed import di prodotti di pelliccia.

Il testo integrale della ICE Fur Free Europe è disponibile qui.


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