Fornitore marchio AIA condannato dopo la nostra denuncia

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Simone Montuschi
Presidente

La nostra denuncia ha portato all’emissione di un decreto penale di condanna per 3.000 euro di multa nei confronti del titolare di diversi allevamenti di polli da carne collegati al marchio AIA.

Nel giugno 2020 abbiamo diffuso un’indagine sotto copertura in diversi allevamenti di polli da carne appartenenti a una società agricola che all’epoca dei fatti risultava fornitrice del marchio AIA, primo produttore italiano di carne di pollo e uno dei marchi più importanti del settore agroalimentare italiano. L’investigazione ebbe molto risalto, venne diffusa anche in un servizio del Tg1 e ha portato a una condanna del titolare dell’allevamento.

Il nostro investigatore sotto copertura documentò difatti diverse illegalità all’interno degli allevamenti, tra cui: 

  • episodi di violenza gratuita contro i pulcini appena arrivati dall’incubatoio, gettati a terra con violenza da un’altezza di oltre un metro
  • la soppressione di animali feriti e/o malati effettuata causando loro sofferenze acute e prolungate evitabili — e quindi in violazione delle prescrizioni di legge
  • l’abbandono di animali feriti, che invece di essere curati vengono ettati ancora vivi insieme ai cadaveri o soppressi dopo ore di sofferenza 
  • incuria e sporcizia generalizzate, in condizioni al di sotto degli standard minimi di benessere animale

La nostra denuncia

Di fronte a tutto ciò, abbiamo deciso di sporgere denuncia alla Procura della Repubblica di Cuneo, fatto che ha portato all’emissione di un decreto penale di condanna per 3.000 euro di multa nei confronti del titolare dell’allevamento.

Il titolare è stato ritenuto responsabile delle violenze per omesso controllo — vale a dire non ha impedito che i suoi collaboratori commettessero gli illeciti, pur essendo egli tenuto per legge ad assicurare il benessere degli animali —  ed è stato quindi condannato per il reato di maltrattamento di animali ( 544 ter c.p.), commesso in via continuata e aggravato dalla morte degli animali, come documentato dal nostro investigatore. Gli operatori accusati delle violenze sugli animali invece non sono stati individuati.

La triste vita dei polli negli allevamenti intensivi

Nel 2021, in Italia, sono stati macellati oltre 533 milioni di polli destinati a diventare carne. Secondo gli ultimi dati a disposizione, i polli allevati in modo biologico sono solo circa 2 milioni, pari a solo il 3% del totale, il restante 97% vive in allevamenti intensivi simili a quello che abbiamo visitato. In questi luoghi vivono animali selezionati geneticamente per crescere il più velocemente possibile a discapito del loro benessere. 

La selezione genetica li rende soggetti a un’elevata incidenza di disturbi muscolari, scheletrici, respiratori e cardiovascolari. Come mostrano le immagini della nostra investigazione, alcuni polli non riescono a reggersi sulle zampe e si riversano a terra. 

Ogni giorno, in ogni singolo allevamento intensivo di polli da carne, centinaia di animali non sopravvivono alle conseguenze della selezione genetica e alle condizioni di allevamento industriale. Secondo i dati dell’organizzazione Open Cages, nel Regno Unito, ogni anno 64 milioni di polli muoiono prima di raggiungere il macello, a causa delle loro condizioni di vita, compresa l’elevata densità.

Altre problematiche relative agli allevamenti di polli includono l’assenza di arricchimenti ambientali, l’uso eccessivo di antibiotici e la diffusione di virus potenzialmente pericolosi anche per l’essere umano.

Gli animali feriti venivano abbandonati per giorni interi, senza somministrazione di cure o eutanasia, in attesa della morte dopo una lenta agonia.
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C’è bisogno di fare di più

Siamo contenti che il nostro impegno abbia portato dei risultati, la magistratura ha confermato che la nostra investigazione ha fatto emergere maltrattamenti, come avevamo indicato nella nostra iniziale denuncia. Ma è chiaro che nonostante gli effetti del decreto penale di condanna siano gli stessi di quelli di una sentenza definitiva di condanna — conta come precedente sul casellario giudiziario e in caso di recidiva la pena viene aumentata — nei fatti questo si traduce in una multa, che peraltro non è neanche molto salata. 

Per questo, chiediamo una riforma che porti all’inasprimento delle pene per il maltrattamento degli animali e per le altre violazioni delle normative di protezione, prevedendo nei casi più gravi la revoca delle autorizzazioni e l’interdizione dall’attività, anche come deterrente per altri allevatori dall’astenersi dal commettere violenze sugli animali.

Ciononostante, il nostro lavoro di indagine dimostra l’importanza delle investigazioni per documentare e gettare luce su ciò che avviene in questi luoghi, altrimenti ignorati, nonché quella delle nostre azioni legali. In questo caso, dopo la nostra denuncia, le indagini condotte dalla forze dell’ordine avevano inizialmente portato a una richiesta di archiviazione. Ma non ci siamo demoralizzati, anzi ci siamo opposti all’archiviazione, la nostra richiesta è stata accolta e di conseguenza le indagini sono proseguite e sono state ampliate, fino all’esito finale: l’emissione del decreto penale di condanna. Un lavoro che ha richiesto molte energie, ma in cui abbiamo creduto profondamente e che alla fine ha dato i suoi frutti. 

Nelle prossime settimane, sveleremo alcune delle pratiche di allevamento più crudeli a cui sono sottoposti i polli in allevamento, riconducibili anche a quelle insegne della Grande distribuzione organizzata in Italia che sostengono di garantire il benessere degli animali nelle proprie filiere avicole


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