Il consorzio Grana Padano ha denunciato Essere Animali


Simone Montuschi
Presidente

In seguito alla diffusione di due investigazioni in due diversi allevamenti di mucche da latte in cui si produce Grana Padano, il Consorzio che tutela il formaggio DOP più consumato al mondo ha intentato una causa civile nei confronti di Essere Animali e presentato una denuncia-querela nei confronti del legale rappresentante e di alcuni altri membri dell’Associazione.

A esito del giudizio civile, seppur nella fase cautelare, promosso dal Consorzio, il Tribunale di Brescia ha disposto la rimozione dal web dei video delle nostre investigazioni e inibito la divulgazione di ulteriori contenuti relativi ai fatti oggetto delle inchieste, limitatamente alla presenza di riferimenti al Grana Padano che esulino dalla mera informazione dell’appartenenza al Consorzio dei due allevamenti oggetto di investigazione.

Abbiamo già dato mandato ai nostri avvocati di proporre reclamo avverso l’ordinanza pronunciata dal Tribunale di Brescia, con l’obiettivo di revocare l’ordine di rimozione e rendere di nuovo visibili i video delle investigazioni.

Ma non è tutto.

Diversi membri della nostra organizzazione, infatti, sono stati denunciati dal Consorzio di Tutela del Grana Padano per i reati:

  • di diffamazione aggravata
  • interferenza nella vita privata
  • sostituzione di persona
  • ricettazione

Sappiamo che le nostre investigazioni sono scomode e che toccano gli interessi di gruppi alimentari potenti, per cui siamo consapevoli dei rischi legali che corriamo. Ma è la necessità di cambiare le condizioni di vita degli animali negli allevamenti intensivi che ci spinge a realizzarle, e questo per noi è l’obiettivo più importante. Tentativi di intimidazione non ci fermeranno.

Tentativi di intimidazione non ci fermeranno.

La prima investigazione in un allevamento

I mesi scorsi abbiamo diffuso due diverse investigazioni realizzate sotto copertura in due diversi allevamenti facenti parte del Consorzio Grana Padano. La pubblicazione di queste investigazioni, riprese da media e altre ONG internazionali, è avvenuta nell’ambito della campagna europea No Animal Left Behind, coordinata da Eurogroup For Animals, lanciata per chiedere alle Istituzioni dell’UE una revisione delle leggi sulla protezione degli animali.

La prima investigazione, diffusa il 13 luglio 2021, documentava le condizioni di vita delle mucche allevate in un allevamento intensivo in provincia di Bergamo, mostrando alcuni comportamenti violenti degli operatori nei confronti degli animali, ma focalizzandosi principalmente sulle condizioni dei vitelli, separati dalla madre alla nascita e poi rinchiusi in recinti individuali di esigue dimensioni.

Il trattamento riservato ai neonati vitelli, e cioè la separazione dalla madre e il confinamento in un box fino alle otto settimane di vita, è consentito dalle leggi. Tuttavia, diversi studi indicano che le pratiche sono controverse e associate a danni comportamentali negli animali.

Il nostro appello collegato alla diffusione dell’investigazione recitava un chiaro messaggio: questi crudeli trattamenti avvengono per la produzione di latte. È incredibile che l’attuale legislazione permetta ancora l’isolamento e il confinamento di animali appena nati: sono pratiche crudeli ed evitabili. Le leggi devono cambiare.

L’incontro con il Consorzio e la diffida

A seguito della diffusione della prima investigazione, il Consorzio Tutela del Grana Padano ha replicato con un video nel quale ha preso le distanze dagli episodi di maltrattamento sugli animali facendo riferimento a casi isolati, ma nulla ha detto con riferimento alle pratiche di confinamento e di separazione dei vitelli. Successivamente il Consorzio Tutela del Grana Padano ci ha proposto un incontro presso la loro sede, durante il quale ci è stato richiesto di eliminare i riferimenti al marchio dal video appena diffuso, senza avanzare alcuna proposta concreta circa le richieste di Essere Animali e di altre 78 ONG internazionali che aderiscono ad Eurogroup for Animals.

Infatti, per quanto la campagna No Animal Left Behind sia diretta ai legislatori europei e non alle industrie, queste ultime possono di certo avviare percorsi virtuosi volti ad abbandonare le pratiche che causano stress e sofferenza agli animali.

Oltre ad aver risposto al Consorzio Tutela del Grana Padano di non essere disponibili a cancellare i riferimenti al marchio nel video dell’investigazione, li abbiamo quindi informati che entro alcune settimane avremmo diffuso una seconda video investigazione realizzata all’interno di un altro allevamento facente parte del Consorzio. Pochi giorni dopo abbiamo ricevuto una comunicazione con la quale ci veniva intimato di astenerci dal pubblicare video o contenuti che facessero riferimento diretto alla DOP Grana Padano. 

La seconda investigazione

Il 29 settembre abbiamo diffuso una nuova video investigazione realizzata in un allevamento di mucche da latte situato in provincia di Brescia, in cui si produce Grana Padano. Le immagini mostrano, oltre alla separazione dei vitelli appena nati e al loro isolamento nei box individuali, anche una situazione generale di estrema trascuratezza e la presenza di molti vitelli morti, deceduti in allevamento. Il video è stato pubblicato anche nel Regno Unito, dal The Guardian, e in Spagna, da El Diario.

I carabinieri del NAS e i veterinari dell’ATS di Brescia, intervenuti in seguito alla nostra segnalazione, hanno trovato diversi animali in pessime condizioni e l’allevamento, in cui già in passato erano state riscontrate irregolarità, è stato destinatario di una multa di quasi 10 mila euro oltre che di numerose prescrizioni cui conformarsi per sanare le carenze emerse dall’attività ispettiva delle autorità.

Anche l’appello collegato alla diffusione di questa investigazione era chiaro. Da un lato rispondeva alle prime obiezioni del Consorzio, mostrando un altro allevamento produttore di Grana Padano in cui emergevano irregolarità; dall’altro lato riprendeva le richieste della campagna “No Animal Left Behind” per chiedere una revisione delle norme di protezione dei vitelli nella legislazione europea.

La denuncia del Consorzio nei confronti di Essere Animali

Da alcuni mesi il Consorzio di Tutela del Grana Padano sta attaccando Essere Animali su diversi fronti.

  • prima ha presentato denuncia-querela nei confronti di quattro membri dell’organizzazione, per i reati di diffamazione, sostituzione di persona, interferenza nella vita privata, ricettazione.
  • poi ha intentato una causa civile al Tribunale di Brescia ed ha ottenuto, in via cautelare, una pronuncia che dispone l’oscuramento dei video delle nostre investigazioni.

La decisione del Tribunale di Brescia ci dà ragione su diversi aspetti, si legge infatti nell’ordinanza: “in proposito si osserva che risponde al criterio di verità la rappresentazione dei maltrattamenti dei bovini e delle pessime condizioni igienico sanitarie relative agli allevamenti oggetto delle inchieste. Veritiero, ancora, il riferimento compiuto all’appartenenza delle aziende oggetto di denuncia al Consorzio di tutela del Grana Padano”.

Inoltre, per il Tribunale di Brescia, la nostra organizzazione non ha sfruttato indebitamente la reputazione del marchio Grana Padano per trarne un vantaggio commerciale, come invece ritenuto dal Consorzio.

Il Tribunale di Brescia ha però accolto la richiesta di oscuramento dei video delle investigazioni perché avremmo veicolato il messaggio che “l’intera produzione del formaggio a marchio Grana Padano avvenga con le modalità violente e nelle condizioni denunciate”.

Invece, come specifichiamo da tempo in ogni video e in ogni comunicato:

  1. In tutti gli allevamenti di mucche da latte, indipendentemente che questo sia utilizzato per la produzione di Grana Padano, avvengono pratiche legali come la separazione del vitello appena nato dalla madre e il suo successivo isolamento, che causano agli animali stress e sofferenza. Anche se queste pratiche sono legali e comuni negli allevamenti, è un nostro diritto criticarle e impegnarci affinché vengano abbandonate;
  2. negli allevamenti di mucche da latte oggetto di inchiesta da parte dei nostri investigatori, abbiamo filmato comportamenti violenti degli operatori nei confronti degli animali, condizioni sanitarie critiche o altre irregolarità di legge. Episodi per cui abbiamo anche sporto denuncia alle autorità competenti. Non possiamo certo affermare che queste violazioni avvengono nella maggior parte degli allevamenti italiani, ma questo è ciò che abbiamo documentato con preoccupante frequenza.

Il nostro sarebbe un messaggio fuorviante?

Nelle pubblicità vengono mostrate quasi solo mucche al pascolo, però come
indicato sul sito del Consorzio di Tutela del Grana Padano “circa il 15% degli allevamenti che conferiscono il latte ai Caseifici soci del Consorzio Tutela Grana Padano utilizza l’alpeggio ed il pascolo come pratica irrinunciabile”. Al consumatore viene quindi mostrato il pascolo come metodo di allevamento principale, mentre rappresenta soltanto una parte marginale della produzione.

Se necessario ci difenderemo anche in sede penale, cercando di fare in modo che questa diventi un’occasione per parlare nuovamente delle vergognose condizioni in cui vengono tenuti gli animali negli allevamenti da latte e, lo diciamo ancora, senza alcun timore, anche in alcuni allevamenti facenti parte del Consorzio Grana Padano.