Mais: una coltura insostenibile a vantaggio degli allevamenti


Maria Mancuso
Web content editor

La maggior parte del mais prodotto in Italia finisce nelle mangiatoie degli allevamenti intensivi. Un cereale che richiede ingenti quantità d’acqua per crescere e che potrebbe essere utilizzato per il consumo umano o sostituito con una coltura più sostenibile.

Siccità prolungata e precipitazioni meno frequenti e violente sono diventate fenomeni comuni nel nostro Paese, particolarmente vulnerabile al cambiamento climatico.  Eppure, nonostante gli esperti continuino a dire che l’emergenza idrica in Italia è destinata solo a peggiorare, continuiamo a produrre cereali che richiedono enormi quantità di acqua e che, nonostante siano adatti al consumo umano, vengono usati come mangimi per gli animali, primo fra tutti il mais. 

L’emergenza idrica nelle regioni con più allevamenti intensivi

Il 30 marzo di quest’anno Coldiretti ha lanciato un allarme per la grave siccità che ha colpito la Pianura Padana: a pochi giorni dall’inizio della primavera, il fiume Po era già secco come in estate. Il Po attraversa 13 province, sulle sue rive vivono circa 16 milioni di persone ed è qui che si concentrano moltissime attività economiche del nord Italia, nel settore dell’industria, dell’agricoltura e della zootecnia. 

Il Po bagna la Lombardia, il Piemonte, l’Emilia Romagna e il Veneto, le regioni con il maggior numero di allevamenti intensivi e i principali produttori di mangimi che riforniscono quegli stessi allevamenti. Nel nostro Paese, nel 2017, i produttori di mangimi nel Nord Ovest e nel Nord Est hanno fatturato complessivamente 4,8 milioni di euro, oltre l’80% della produzione nazionale. 

Secondo Assalzoo, il mais è la principale materia prima usata in Italia per la produzione di mangimi. Se fino al 2003 però l’Italia poteva dirsi autosufficiente, negli ultimi venti anni si è assistito a un calo drastico della produzione agricola che dal 2006 è passato dalle 11,5 milioni di tonnellate alle 5,5 milioni del 2020. Una delle ragioni principali per cui questo è accaduto sono le condizioni ambientali: l’aumento delle temperature medie, il clima secco e al contempo la difficoltà a reperire massicce quantità d’acqua richieste dalla coltivazione del mais hanno impattato fortemente le rese.

L’impatto del mais è insostenibile

La quantità d’acqua utilizzata per produrre mais cambia in base alle condizioni in cui viene coltivato e quindi è diversa per ogni Paese. Assalzoo calcola che in Italia per ogni tonnellata di mais vengano impiegati oltre 100 mila litri d’acqua. Mais che finisce solo indirettamente sulle nostre tavole perché utilizzato per l’allevamento degli animali, con uno spreco di risorse che non possiamo più permetterci.

Infatti la quantità di cereali necessaria per alimentare un animale è molto superiore a quella che consumerebbe un essere umano. Senza considerare che gli avicoli, i bovini e suini che consumano mangimi contenenti mais in Italia sono centinaia di milioni ogni anno, quindi molti di più della popolazione umana.

Un’alimentazione veg è migliore per ambiente e animali

Tenuto conto di questo, la domanda da porsi è: quanto è sostenibile nel lungo periodo utilizzare enormi quantità d’acqua per produrre mangimi per gli animali, data l’attuale situazione di crisi idrica e climatica in Italia? Non sarebbe forse meglio investire risorse così preziose per colture più sostenibili e soprattutto destinate direttamente agli esseri umani?

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