Non è un caso isolato: la nostra risposta alle dichiarazioni del Grana Padano


Simone Montuschi
Presidente

Il Consorzio di Tutela del Grana Padano vuole spostare l’attenzione: l’allevamento come quello dove ci siamo infiltrati non è un caso isolato come dicono loro, le pratiche che abbiamo documentato sono permesse dalla legge. È per questo che chiediamo una revisione della normativa.

Due giorni fa abbiamo diffuso un’investigazione all’interno di un allevamento di mucche da latte per la produzione di Grana Padano. L’appello collegato a questa investigazione è chiarissimo: chiediamo una revisione delle leggi sulla protezione degli animali perché, come documentato nella nostra indagine, ancora oggi è consentito allevare i vitelli in condizioni che producono loro gravi sofferenze. Questo avviene anche negli allevamenti DOP, infatti parliamo di Grana Padano, il formaggio più consumato al mondo.

In risposta alla nostra investigazione, il Consorzio di Tutela del Grana Padano ha diffuso un video in cui in sostanza affermano che l’allevamento da noi investigato è una mela marcia, il cosiddetto “caso isolato”. Noi siamo sinceramente dispiaciuti da questa risposta del Consorzio del Grana Padano perché dalle loro parole pare che non abbiano davvero guardato la nostra investigazione o che non conoscano — o facciano finta di non conoscere — quelle che sono le pratiche ordinarie che avvengono negli allevamenti intensivi.

La nostra indagine nell’allevamento del Grana Padano

Con la nostra investigazione abbiamo documentato le prime settimana di vita dei vitelli e mostra come, appena dopo la nascita, vengano allontanati dalla madre, una separazione effettuata per ottimizzare la produzione di latte e la gestione degli animali. Dopo di che, i vitelli vengono chiusi per otto settimane in gabbie grandi poco più del loro corpo, dove vivranno isolati. Lo ripetiamo: tutto questo è consentito dalla legge e avviene in tutti gli allevamenti intensivi di mucche da latte, anche negli allevamenti DOP e quindi del Grana Padano.

Una precisazione: il nostro investigatore ha filmato anche alcuni comportamenti brutali degli operatori dell’allevamento nei confronti degli animali, e nello specifico: calci e schiaffi inferti ai vitelli e un operatore mentre afferma di effettuare la cauterizzazione dell’abbozzo corneale, al di fuori delle regole stabilite dalla normativa.

Noi abbiamo scelto di segnalare l’allevamento alle autorità e siamo disposti a fare il nome del luogo. Ma il nostro messaggio è stato chiaro: non stiamo dicendo che in tutti gli allevamenti del Grana Padano gli animali sono presi a calci e schiaffi, non vogliamo generalizzare. Abbiamo detto che sicuramente in tutti gli allevamenti del Grana Padano, o perlomeno nella quasi totalità, avviene la separazione del vitello dalla madre alla nascita e il successivo confinamento e isolamento dei vitelli in piccole gabbie.

Serve una revisione della normativa per la protezione degli animali

È questo il motivo per cui abbiamo diffuso l’investigazione e, assieme a noi, altre 77 ONG in tutto il mondo, chiediamo alla Commissione Europea di rivedere la legislazione sulla protezione degli animali, proprio perché ad oggi consente pratiche produttive che causano gravi sofferenze agli animali. È questo il nostro appello e nell’indagine è chiaro.

Quindi sentirsi rispondere, come ha fatto il Consorzio, che si tratta di mele marce ci fa pensare che: o non si sono presi il tempo per guardare il video della nostra investigazione o vogliono spostare l’attenzione su altro.

Riportiamo il focus su ciò che è importante: la legge oggi consente l’isolamento e il confinamento di animali appena nati e vi sono studi scientifici che dimostrano che queste pratiche causano deprivazione sociale. Questo è vergognoso e avviene in tutti gli allevamenti, anche in quelli DOP, quindi non si tratta di una mela marcia, tutt’al più si tratta di un sistema marcio, ma che può cambiare.

Per questo rinnoviamo a tutti l’invito a firmare la petizione diretta alla Commissione Europea per la revisione della normativa. E al consorzio diciamo che se vogliono attivarsi per il benessere dei vitelli possono subito vietare le gabbie e la separazione tra madre e vitello, che sono pratiche assolutamente inaccettabili.