Sai come vivono quasi 9 milioni di maiali allevati in Italia?

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Martina Scalini
Responsabile comunicazione

Negli allevamenti intensivi i maiali sono condannati a terribili maltrattamenti e crudeltà. Dalla nascita al trasporto verso il macello: ogni fase della produzione nasconde terribili insidie.

Sull’allevamento e sulla macellazione dei maiali abbiamo ha realizzato svariate indagini e sporto altrettante denunce legali. Tutte le volte che i nostri investigatori si sono infiltrati in un allevamento hanno documentato maltrattamenti e condizioni terribili e in alcuni casi illegali. Salumi e prosciutti sono considerati un’eccellenza italiana, ma la loro produzione, fondata sugli allevamenti intensivi, porta con sé anche molta crudeltà.

Questa produzione tiene in piedi un’industria molto potente e tutelata dalle istituzioni. I maltrattamenti non sono un caso isolato e in alcune occasione abbiamo documentato violenze anche in aziende fornitrici di grandi marchi come Prosciutto di Parma e Fratelli Beretta.

Negli ultimi dieci anni il numero dei maiali presenti negli allevamenti italiani non è cambiato, così come non è cambiato il modo in cui vengono allevati. Una produzione intensiva che presenta criticità da molti punti di vista, fra i quali anche quello ambientale e sanitario.

Qui di seguito vi proponiamo un approfondimento con foto, video e informazioni delle varie fasi di produzione, scritto da chi questa realtà l’ha vista da molto vicino.

Inseminazione artificiale delle scrofe negli allevamenti

Scrofe in gabbie di gestazione 
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Le femmine destinate alla riproduzione vengono rinchiuse singolarmente in gabbie di ferro larghe 60 cm, alte 65 cm e lunghe 2 metri. In queste condizioni gli animali non riescono nemmeno a girarsi su se stessi. Per capire quando una scrofa è in calore viene condotto un verro (maiale adulto non castrato) tra i corridoi. Una volta individuate le femmine pronte per essere ingravidate, un operatore le insemina inserendo il seme attraverso una canula direttamente nella vagina.

Le scrofe rimangono in queste gabbie di gestazione almeno 28 giorni, il tempo necessario per accertare il loro stato di gravidanza, da qui la legge impone di trasferirle in recinti collettivi.

Sala Parto

Maialino mangiato dai suoi fratelli nella gabbia parto
© Selene Ena / Essere Animali

A una settimana dal parto le scrofe vengono nuovamente confinate in box singoli, simili alle gabbie di gestazione ma con un piccolo spazio per i cuccioli in lattazione. All’interno di queste nursery, più volte abbiamo filmato: lattonzoli morti schiacciati, animali che partorivano sopra i loro escrementi, scrofe con grosse piaghe dovute allo sfregamento con le barre di ferro dei box.

Negli allevamenti intensivi i maialini vengono svezzati, quindi allontanati alla madre dopo 20-30 giorni. In natura il periodo di svezzamento è di circa 4 mesi. Da questo reparto vengono rimesse nelle gabbie di gestazione e inseminate nuovamente. In media una scrofa partorisce 12 suinetti per 2,25 volte l’anno, l’11% muore prima dello svezzamento. La carriera produttiva di una scrofa è considerata valida se concepisce più di 60 maialini. Mediamente viene mandata al macello dopo 4-6 parti all’età di circa 3 anni, se lasciata vivere arriva anche a 15 anni.

Mutilazioni senza anestesia

Castrazione senza anestesia
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La vita dei maiali inizia con una serie di mutilazioni eseguite senza anestesia che hanno lo scopo di contrastare le problematiche che si verificano allevando gli animali in modo intensivo. La loro coda viene amputata per evitare che venga strappata da altri individui con cui vivono a stretto contatto e vengono castrati per eliminare il cattivo odore nelle carni. Questa operazione viene realizzata da un operatore (non un veterinario) che estrae i testicoli con l’ausilio di un bisturi. Oltre le terribili amputazioni, sempre a pochi giorni di vita, ai maialini vengono fatti tatuaggi, mozzate le orecchie e applicate targhette identificative. Tutti questi interventi sono fatti molto velocemente e manovrando gli animali in malo modo.

Ingrasso

Il sovraffollamento è la base degli allevamenti intensivi.
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L’ingrasso dei maiali è fatto di diverse fasi e trasferimenti da un reparto all’altro. Per velocizzare o semplicemente spostare gli animali che non si vogliono muovere sono usati pungoli elettrici, calci o vengono percossi con tubi di ferro. I maiali giacciono fra i loro escrementi in recinti spogli, dal pavimento di cemento senza paglia e privi di arricchimenti ambientali soddisfacenti. La mancanza di terra per grufolare, i ridotti spazi vitali e l’assenza di stimoli accresce a dismisura la loro aggressività che li porta a ferirsi a vicenda. Alimentati con cibi iperproteici crescono in media 700 g al giorno raggiungendo il peso commerciale (100-150 kg) in circa 7-9 mesi. Durante il periodo di ingrasso molti animali sviluppano tumori, prolassi, ernie o infezioni. Nei migliori dei casi vengono isolati in recinti, senza cure veterinarie aspettando che si ristabiliscano da soli. Altre volte vengono lasciati nei corridoi senza cibo e acqua a morire di stenti.

Trasporto e macello

Maiale stordito con pinza elettrica
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Caricati a forza in un camion e catapultati in una situazione a loro sconosciuta: il trasporto verso il macello è certamente uno dei momenti più stressanti per gli animali. Che faccia caldo o freddo, i maiali viaggiano per centinaia di chilometri lungo strade e autostrade in ogni condizione atmosferica. Una volta giunti al mattatoio rimangono anche molte ore in un ambiente che puzza di sangue, tra le urla dei loro compagni prossimi alla morte. I maiali vengono uccisi da un operatore che gli taglia la gola dopo averli storditi con una scossa elettrica per mezzo di una pinza sulle tempie. Non sono rari i casi in cui i maiali vengono storditi in malo modo e gli viene recisa la gola mentre sono ancora coscienti.

Meritano il nostro rispetto

© Stockfresh

Spesso si pensa che gli animali cosiddetti “da reddito” non necessitino di attenzioni particolari, non provino emozioni, non sentano la paura. Non è così: i maiali sono animali molto socievoli e vivaci. In libertà vivrebbero insieme correndo in piccoli gruppi, tutto il contrario della vita segregata degli allevamenti.

Sono curiosi e in grado addirittura di risolvere problemi e rompicapi geometrici. La loro intelligenza è superiore a quella di un bambino di tre anni e, a differenza dei cani, possono persino giocare ai videogiochi.

Il modo in cui i maiali interagiscono con gli essere umani è poi del tutto simile a come si comportano i cani: si affezionano a chi gli vuole bene e cercano le sue attenzioni. Non è un caso che si cominci a percepirli come animali da compagnia e che le foto di piccoli maialini sui social facciano ormai concorrenza a quelle che ritraggono i classici gattini. È arrivato dunque il momento di vederli per quello che sono: animali sensibili che hanno bisogno della nostra protezione tanto quanto tutti gli altri.


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