5 foto per capire le problematiche dell’acquacoltura

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Maria Mancuso
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Che siano in acqua o a terra gli allevamenti intensivi sono sempre luoghi di sofferenza per gli animali. Con queste foto di Selene Magnolia per We Animals Media ti mostriamo la realtà in cui vivono i pesci allevati che finiscono sulle tavole degli italiani.

1. Le condizioni di vita dei pesci nell’acquacoltura

gabbia di un allevamento ittico
Rispetto agli animali terrestri, i pesci passano molto più tempo in allevamento, fino a 6 anni per arrivare a produrre taglie commerciali pesanti.
© Selene Magnolia / We Animals Media

Esistono diverse tipi di gabbie, sia a terra che in mare. Quelle che vengono utilizzate in Grecia per allevare orate e branzini si trovano lungo le coste. Qui gli animali vivono in condizioni di sovraffollamento per anni, il tempo necessario a raggiungere il peso sufficiente per essere macellati. Nelle vasche raramente si trovano arricchimenti ambientali, i pesci nuotano in cerchio e spesso sono infestati da pidocchi e altri parassiti che causano loro ferite e lacerazioni. Il tasso di mortalità dei branzini e delle orate allevati nel Mediterraneo è di circa il 20%: in altre parole, un pesce su cinque muore prima di essere macellato.

2. Inquinamento causato dall’acquacoltura

Gli allevamenti ittici greci occupano una superficie marina equivalente a 4.177 campi di calcio.
© Selene Magnolia / We Animals Media

Gli allevamenti intensivi di pesci che si trovano in mare rilasciano nell’ambiente numerose sostanze inquinanti, inclusi mangimi, feci, farmaci, antibiotici, insetticidi, pesticidi. La diffusione di queste sostanze causa numerosi problemi ambientali e contribuisce a creare ceppi di batteri resistenti agli antibiotici. Soltanto in Grecia, Paese leader nella produzione di orate e branzini, esistono 302 siti produttivi e ognuno di essi conta decine di gabbie: è difficile quantificare l’inquinamento provocato, ma è sicuramente notevole.

3. Sofferenza degli animali durante la movimentazione

L’itticultura è il settore alimentare con il più alto tasso di crescita degli ultimi decenni.
© Selene Magnolia / We Animals Media

Una volta pronti per la macellazione, i pesci vengono pescati in grosse reti, dove si dimenano e si feriscono per tentare di fuggire. Quelli che rimangono nel fondo vengono schiacciati dal peso degli altri individui. I pesci sono esseri senzienti perciò, anche se non possiamo sentire le loro grida, sappiamo che sono capaci di provare dolore e paura.

4. Stordimento e macellazione

Branzino e orata sono tra le specie più consumate nel nostro Paese.
© Selene Magnolia / We Animals Media

Dopo essere stati prelevati dall’acqua, orate e branzini vengono immersi ancora vivi in cassoni contenenti acqua e ghiaccio, dove possono trascorrere decine di minuti di agonia prima di morire. La macellazione arriva spesso quando loro sono ancora coscienti. Questa è una pratica profondamente dolorosa e che è stata condannata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità Animale (OIE) e dalla Commissione Europea.

5. L’insostenibilità dell’acquacoltura

I prodotti da acquacoltura rappresentano il 46% della produzione mondiale e il 52% di tutto il pesce destinato al consumo umano.
© Selene Magnolia / We Animals Media

Mentre gli oceani si svuotano, qualcuno guarda all’acquacoltura come a una alternativa sostenibile alla pesca industriale. Non è così: i mangimi dati ai pesci negli allevamenti contengono farina e olio di pesce proveniente da stock selvatici. Le specie allevate sono spesso carnivore, perciò hanno bisogno di altro pesce (selvatico) di cui cibarsi.

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