I cittadini di San Mauro Pascoli contro il nuovo mega allevamento di polli


Maria Mancuso
Web content editor

Chiediamo alla Regione Emilia-Romagna di fermare il progetto del mega allevamento da 1,5 milioni di polli in via di realizzazione a San Mauro Pascoli (FC). Assieme ai cittadini del comitato “Lasciateci respirare” diciamo no alla costruzione di un progetto che causerà sofferenza agli animali e inquinamento ambientale.

Da alcuni mesi in Romagna non si parla d’altro che del mega allevamento di polli a terra che dovrebbe essere costruito a San Mauro Pascoli contro la volontà dei cittadini, i quali, preoccupati per la loro salute, hanno deciso di costituire il comitato “Lasciateci Respirare” e chiedere il blocco del progetto. Se i lavori dovessero proseguire, lo stabilimento alleverà 1,5 milioni di polli ogni anno: 294 mila polli ogni ciclo di allevamento per 5-6 cicli annuali. Questa struttura oltre a causare sofferenza agli animali, avrà un enorme impatto ambientale.

L’allevamento a San Mauro Pascoli disterà solo 2 km dal centro abitato.
© Dott. Gianluca Gattei

Il progetto del mega allevamento è stato presentato da parte dell’azienda nel febbraio 2019, ma gli abitanti del paese in provincia di Forlì-Cesena hanno scoperto dell’opera soltanto nel settembre 2020, quando ormai era già stato dato un primo OK da parte della Regione. Attorno all’allevamento, tra i 50 e i 500 metri, sorgono le case di più di 100 residenti.

Il progetto del mega allevamento di polli.

Un allevamento delle dimensioni di quello di San Mauro Pascoli produrrebbe infatti 9.702 tonnellate annue di ammoniaca (NH3) e 7,305 tonnellate annue di polveri sottili (PM10). Un inquinamento causato principalmente dalle deiezioni degli animali, che andrà a colpire soprattutto neonati e bambini e che il comitato “Lasciateci respirare” vuole assolutamente evitare.

In Italia allevamenti sempre più grandi 

Gli allevamenti di polli in Italia sono circa 2.700. I dati del 2019 mostrano che, a fronte di un totale di 72 milioni di polli allevati in Italia, meno dello 0,2% provengono da allevamenti con meno di 5.000 animali. Il 99,8% dei polli italiani viene difatti allevato in impianti che si assestano su una capienza media di 31.700 animali per complesso.

In queste condizioni, i polli rinchiusi negli allevamenti intensivi italiani conducono una breve vita di patimenti. Vivono in 20 per metro quadrato, senza la possibilità di accedere all’aperto. Vengono selezionati geneticamente per ingrassare nel minor tempo possibile e sono costantemente nutriti con mangimi iperproteici. Le lettiere su cui poggiano sono talmente cariche di ammoniaca, che sviluppano dermatiti dolorose e perdita delle penne. A sole sei settimane di vita, il peso del loro petto è tale da impedirgli quasi di muoversi e presentano problemi cardiaci e respiratori. 

Antibiotico resistenza

Nelle nostre investigazioni abbiamo spesso documentato un utilizzo massiccio e costante di antibiotici somministrati per trattare in modo preventivo tutti gli animali in maniera indistinta, ovvero prima di presentare segni clinici di una malattia. Questo è dovuto all’altissima mortalità dentro le strutture, ma l’utilizzo indiscriminato di antibiotici è un dato molto allarmante perché contribuisce al fenomeno dell’antibiotico resistenza, definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità una minaccia per la salute globale.

L’antibiotico resistenza è infatti un problema globale di salute pubblica e determina costi sanitari elevati, degenze ospedaliere prolungate e soprattutto un incremento della mortalità per chi viene infettato da un batterio resistente.

L’Italia è prima in Europa per numero di morti causate da questo fenomeno. Su 33.000 decessi in tutto il continente, oltre 10.000 avvengono soltanto nel nostro Paese e di tutti gli antibiotici utilizzati, il 70% è impiegato negli allevamenti.

La mortalità all’interno degli allevamenti avicoli è molto alta, fino a toccare i 20 polli al giorno.
© Essere Animali

Un problema di salute pubblica

Oltre a contribuire all’antibiotico resistenza, gli allevamenti intensivi di polli hanno un impatto deleterio sull’ambiente circostante che avranno una ricaduta sulla salute di tutti i cittadini.

In un recente incontro pubblico indetto dal sindaco, la Regione Emilia Romagna e ARPAE hanno minimizzato le problematiche, classificandole come trascurabili e modeste.

Un progetto dannoso e inutile

Pochi giorni fa la Regione Emilia Romagna ha firmato un documento in cui si impegna a costruire «un progetto di rilancio e sviluppo della regione fondato sulla sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Per creare lavoro di qualità, accompagnarla nella transizione ecologica, contrastare le diseguaglianze e ridurre le distanze fra le persone, le comunità e le aree territoriali, ricucendo fratture acuite dalla crisi in atto». 

L’allevamento interesserebbe un’area di 15 mila metri quadrati.
© Dott. Gianluca Gattei

Un mega allevamento di polli va contro queste promesse e soprattutto contro il volere della comunità. Inoltre non porterà nessun beneficio in termini di occupazione, in quanto sono previste soltanto due o tre assuzioni.

Gli allevamenti intensivi di polli sono luoghi di profondo dolore per gli animali, oltre a essere un rischio per la salute pubblica. È arrivato il momento di cambiare: chiediamo che le istituzioni mettano al centro delle loro iniziative il bene della comunità, perché gli allevamenti intensivi smettano di essere una minaccia per la salute di tutti, animali compresi.

Ci siamo uniti all’appello del comitato locale cittadino “Lasciateci Respirare” e abbiamo deciso di lanciare una protesta mail diretta alla Regione Emilia Romagna per chiedere di fermare il progetto.