Com’è nata la Giornata internazionale dei diritti animali e perché è importante festeggiarla

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Com’è nata la Giornata internazionale dei diritti animali e perché è importante festeggiarla


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Claudio Pomo
Responsabile sviluppo

Oggi è la Giornata internazionale dei diritti degli animali e, a distanza di 13 anni dall’istituzione di questa data nel 2007, la strada da fare affinché gli animali vivano una vita libera e felice è ancora molta.

Non è un caso che questa celebrazione cada proprio lo stesso giorno della Dichiarazione universale dei diritti umani, proclamata il 10 dicembre del 1948 da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Alla fine degli anni ’90 l’associazione animalista britannica Uncaged, conosciuta oggi come Centre for Animals and Social Justice, ha ritenuto opportuno dedicare una giornata per celebrare, anche i diritti degli animali. Esseri viventi a cui per troppo tempo è stato negato il diritto di vivere una vita senza sfruttamento e sofferenza.

Una breve storia del movimento per i diritti degli animali

Quello per diritti degli animali è un movimento sociale che sfida la visione tradizionale della società secondo cui gli animali esistono unicamente in funzione degli esseri umani e delle loro necessità. Affermando che gli animali hanno diritti, questo movimento vuole spingere affinché la società riconosca gli animali come individui con emozioni, da difendere e tutelare.

Discorsi come questi non sono nuovi: esistono prove del fatto che ci fossero persone sensibili a questi temi già 2000 anni fa (Plutarco e Leonardo Da Vinci sono solo alcuni esempi noti). Tuttavia il movimento per i diritti degli animali prende forma soprattutto a partire dal 1800, è infatti nel 1824 che viene fondata la Society for the Prevention of Cruelty to Animals (SPCA). Altre organizzazioni animaliste vengono istituite, soprattutto per la difesa di animali da compagnia, ma più tardi anche contro la vivisezione.

Il 1944 è un anno che segna una svolta: in Regno Unito nasce la Vegan Society. È la prima volta che i vegetariani che non mangiano uova e latticini decidono di adottare un termine nuovo, che sottolinei la loro scelta di seguire un’alimentazione che non sfrutti in nessun modo gli animali. Secondo la Vegan Society, il veganesimo vuole:

«Cercare di porre fine all’uso degli animali da parte dell’uomo per il cibo, le merci, il lavoro, la caccia, la vivisezione e per tutti gli altri usi che comportano lo sfruttamento della vita animale da parte dell’uomo».

World Vegan Day a Brescia
L’1 novembre, per il World Vegan Day, i nostri volontari hanno distribuito volantini in varie città per sensibilizzare il pubblico sull’importanza dell’alimentazione vegetale.
© Essere Animali

Negli anni ‘60 si è diffuso un largo movimento anti caccia soprattutto nei Paesi anglosassoni, mentre gli anni ‘70 sono stati quelli delle prime grandi battaglie contro la vivisezione. In Italia creò grande scalpore la pubblicazione di Imperatrice Nuda di Hans Ruesch e di conseguenza nacquero molte associazioni e movimenti per fermare questa pratica. Sempre negli anni ‘70 si amplia il dibattito filosofico e con Liberazione Animale di Peter Singer viene coniato il termine “specismo”, cioè il razzismo di specie. Pochi anni dopo Tom Regan pubblica I Diritti degli Animali, considerato, al pari di Liberazione Animale, uno dei testi fondamentali della nascita dell’animalismo così come lo conosciamo oggi.

liberazione-animale-singer
Peter Singer è professore di bioetica presso il Centro per i Valori Umani dell’Università di Princeton.
© il Saggiatore

Questi primi testi filosofici, specialmente quello di Singer, spingono per una visione dell’animalismo non più come basato esclusivamente sull’empatia, ma come una scelta motivata da argomenti razionali. Una grossa spinta, che continua ancora oggi e che viene giocata anche da un’ala dell’etologia che ha iniziato a riconoscere gli animali come individui con personalità ed emozioni, di cui fanno parte tra gli altri anche gli etologi Jane Goodall e Marc Bekoff.

«Il razzista viola il principio di eguaglianza attribuendo maggior peso agli interessi dei membri della sua razza qualora si verifichi un conflitto tra gli interessi di questi ultimi e quelli dei membri di un’altra razza. Il sessista viola il principio di eguaglianza favorendo gli interessi del proprio sesso. Analogamente, lo specista permette che gli interessi della sua specie prevalgano su interessi superiori dei membri di altre specie. Lo schema è lo stesso in ciascun caso». Peter Singer, Liberazione animale.

Una lezione di Peter Singer organizzata dal Rotman Institute of Philosophy.

Gli anni ‘80 e ‘90 hanno visto la grande battaglia internazionale contro le pellicce: tutte le televisioni mostravano le immagini delle foche uccise sui ghiacci del Canada e le campagne shock delle associazioni hanno colpito l’immaginario di milioni di persone.

Dagli anni 2000 a oggi la legislazione in Europa ha fatto degli enormi passi avanti a difesa dei diritti degli animali. Basti pensare che il primo divieto di allevamento di animali per la produzione di pelliccia in Europa, precisamente nel Regno Unito, risale al 2000. Mentre ad oggi sono ben 13 i Paesi ad aver introdotto un bando totale, e in altri due, Germania e Svizzera, le leggi sul benessere degli animali da pelliccia sono talmente restrittive che non esiste alcun allevamento.

Gli animali rinchiusi negli allevamenti intensivi

Soprattutto nell’ultimo decennio il focus di tanti animalisti si è spostato sugli animali negli allevamenti intensivi, la nuova grande battaglia del secolo. Da una parte le organizzazioni in difesa di questi animali si sono moltiplicate e assieme a loro anche le indagini sotto copertura all’interno degli allevamenti intensivi, che hanno dato modo di fare luce su una realtà ignorata dal grande pubblico. Dall’altra, sempre più giornalisti, studiosi e filosofi hanno iniziato a mettere questi animali al centro del loro lavoro e delle loro riflessioni. Infine gli scienziati hanno iniziato a produrre studi che confermano ciò che è sempre stato chiaro a molti di noi: anche gli animali che consideriamo “da reddito” e che siamo sempre stati abituati a consumare come cibo, sono animali sensibili e intelligenti, almeno tanto quanto gli animali da compagnia.

Il benessere degli animali e la scelta vegana entrano al centro di dibattiti politici, mediatici e sociali come mai prima d’ora. È così che tra gli scaffali delle librerie si incominciano a scorgere titoli come Se nulla importa. Perché mangiamo gli animali? di Jonathan Safran Foer, Sotto la pelle di Michel Faber, Il maiale non fa la rivoluzione di Leonardo Caffo. Nel 2001 la psicologa e attivista Melanie Joy conia il termine “carnismo” e nel 2009 pubblica il suo libro più famoso Perché amiamo i cani, mangiamo i maiali e indossiamo le mucche in cui spiega i meccanismi secondo i quali decidiamo di guardare a certi animali come “amici” e altri come “cibo”.

Nell’intervista concessa a Essere Animali, Jonathan Safran Foer spiega perché modificare radicalmente il nostro stile alimentare può evitare un destino terribile per il pianeta e qual è il modo per coinvolgere tutti quanti nel cambiamento.

Perché questo movimento è importante per tutti i diritti

Il carnismo, come spiega Joy, è un’ideologia normativa dominante simile ad altri sistemi di oppressione, ovvero il razzismo o il patriarcato. Queste “powerarchy”, come le definisce Joy, funzionano allo stesso modo: credono in una gerarchia di valore morale, secondo la quale qualcuno vale più di qualcun altro. Ciò che cambia è chi opprime chi/che cosa, ma la natura e la psicologia dietro l’oppressione sono le stesse

Un’altra attivista e pensatrice di grande fama che vede nello specismo una forma di oppressione simile ad altre è Angela Davis, autrice di Donne, razza e classe. Davis ha affermato di essere vegana e critica il fatto che molti pensatori radicali non riflettano abbastanza sul cibo che mangiano ogni giorno e sulla terribile sofferenza che gli animali devono patire affinché possano diventare cibo che gli esseri umani consumeranno.

«Penso che esista una connessione tra il modo in cui trattiamo gli animali e il modo in cui trattiamo le persone che sono più in basso nella scala sociale». A. Davis

Non è difficile vedere come le lotte per i diritti umani e quelle per i diritti animali si intersechino e completino: entrambe si basano su un’idea di eguaglianza tra diversi gruppi e specie, e rinnega ogni tipo di violenza e oppressione di un gruppo su un altro. 

Oggi come ogni altro giorno, Essere Animali continua a lottare affinché si diffonda una cultura basata sul rispetto delle libertà di ogni individuo umano e non umano. Una cultura capace di trovare forme di convivenza non conflittuali, non più fondate sullo sfruttamento, ma sull’utilizzo razionale delle risorse naturali nell’interesse delle generazioni presenti e future.


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