Gli allevamenti intensivi inquinano più delle auto


Maria Mancuso
Web content editor di Essere Animali

Negli ultimi dieci anni, gli allevamenti intensivi europei hanno inquinato più di tutte le auto e i furgoni in circolazione nell’UE. Tra il 2007 e il 2018 le emissioni annuali sono aumentate del 6%: è come se sulle strade europee circolassero 8,4 milioni di auto in più. La soluzione? Cambiare alimentazione.

Nel report Foraggiare la crisi – In che modo la zootecnia europea alimenta l’emergenza climatica pubblicato a settembre, Greenpeace stabilisce che gli allevamenti intensivi europei inquinano molto di più di tutti i veicoli in circolazione nell’Unione Europea. L’analisi della ONG prende in considerazione il periodo che va dal 2007 al 2018 e segnala un aumento pari al 6% delle emissioni annuali negli allevamenti. Questo incremento equivale a 39 milioni di tonnellate di CO2, e corrisponderebbe a 8,4 milioni di auto in più di quelle che già circolano sulle strade europee.

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Inquinamento e allevamenti intensivi

Il settore zootecnico europeo emette l’equivalente di 502 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, ma se consideriamo anche le emissioni indirette di gas serra ‒ per esempio quelle che derivano dalla produzione di mangimi o dalla deforestazione ‒ queste arriverebbero a toccare le 704 milioni di tonnellate di CO2. Una cifra esorbitante che supera le 655,9 tonnellate prodotte dai veicoli circolanti nell’UE. L’inquinamento prodotto dagli allevamenti intensivi è quindi maggiore di tutto quello dei trasporti.

L’inquinamento provocato dagli allevamenti intensivi in Europa è maggiore di quello di tutte le auto.

Il report mette in luce il potenziale di riduzione dei gas serra che potrebbe scaturire dalla diminuzione del numero di animali allevati. Una riduzione del 75% eviterebbe l’emissione di 376 milioni di tonnellate di CO2: più delle emissioni nazionali annue di 13 Paesi dell’Unione Europea.

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© Essere Animali

Secondo Federica Ferrario, responsabile campagna agricoltura di Greenpeace Italia, «i numeri parlano chiaro, non possiamo evitare le conseguenze peggiori della crisi climatica se a livello politico si continua a difendere a spada tratta la produzione intensiva di carne e latticini. La nostra analisi mostra chiaramente che un’azione credibile per il clima deve includere la fine delle sovvenzioni pubbliche per l’allevamento intensivo, utilizzando piuttosto i fondi per sostenere la riduzione del numero di animali allevati e aiutare gli agricoltori verso una vera e propria transizione».

Vasche di letame di allevamenti intensivi
Oltre alle emissioni di CO2 gli allevamenti intensivi inquinano l’ambiente a causa dello smaltimento di liquami, ricchi di ammoniaca e nitrati.
© Essere Animali

Inquinamento da allevamenti intensivi: record di metano nell’atmosfera

Un altro studio pubblicato in estate su Earth System Science Data and Environmental Research Letters stabilisce che più della metà del metano presente nell’atmosfera dipende dalle attività umane. Allevamento, agricoltura e discariche rappresentano circa due terzi del totale, mentre il resto è causato dall’industria dei combustibili fossili, composta da petrolio, gas e carbone. Questo vuol dire che la produzione di carne produce più metano dei combustibili fossili.

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Il metano è il secondo gas, dopo l’anidride carbonica, a contribuire maggiormente al riscaldamento globale e, a differenza di questa, è 28 volte più potente nell’intrappolare il calore nell’arco di un secolo.

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Stop ai sussidi e promozione di un’alimentazione vegetale

Oltre alla sospensione dei sussidi pubblici agli allevamenti intensivi e il sostegno per una transizione verso attività più sostenibili, Greenpeace propone di stabilire obiettivi vincolanti per ridurre il consumo di carne e latticini nell’UE almeno del 70% entro il 2030, e dell’80% entro il 2050 rispetto ai livelli attuali. Inoltre sostiene l’introduzione di una serie di misure per incoraggiare l’adozione di diete più ricche di alimenti di origine vegetale.

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Quest’ultimo punto è stato sostenuto da moltissimi altri studi, incluso un recente report di Nature che dimostra come il passaggio verso una dieta a base vegetale entro il 2050 potrebbe farci rispettare gli obiettivi stabiliti dall’Accordo di Parigi, e limitare il riscaldamento globale.

alimentazione sostenibile
Un’alimentazione vegetale ha un impatto sull’ambiente nettamente inferiore rispetto a una che contempla prodotti animali. © Adobe Stock

Sono sempre di più gli studi che prendono in analisi la relazione tra inquinamento e allevamenti intensivi, con il relativo impatto sull’ambiente e la salute umana. La posta in gioco è troppo alta perché il gusto o le consuetudini ci impediscano di abbracciare uno stile di vita che permetta alle future generazioni di poter vivere e invecchiare sull’unico pianeta che abbiamo. La soluzione è a portata di mano: cambiare alimentazione potrebbe salvare il pianeta e risparmiare le sofferenze a miliardi di animali rinchiusi negli allevamenti intensivi.

È necessario rivedere la nostra alimentazione per tutelare e salvaguardare gli animali e per mettere al sicuro la salute globale. Scopri come farlo al meglio!