Maria Mancuso
Web content editor di Essere Animali

L’adozione di un’alimentazione a base vegetale contribuirebbe a limitare l’aumento della temperatura terrestre entro i limiti previsti dall’Accordo di Parigi. Lo afferma un team di ricercatori in un nuovo studio pubblicato su Nature Sustainability

Negli ultimi anni, sempre più ricerche concludono che: la vita sul pianeta è a rischio e per evitare il collasso dell’ecosistema dobbiamo diminuire in maniera drastica il nostro consumo di prodotti animali. Il riscaldamento delle temperature globali comporta l’innalzamento del livello del mare, l’incremento delle ondate di calore e dei periodi di siccità, delle alluvioni, l’aumento per numero e intensità delle tempeste e degli uragani. Ma limitare l’intensità di questi fenomeni è possibile: basta cambiare la nostra alimentazione.

In un nuovo studio pubblicato su Nature, un gruppo di studiosi ha stabilito che il passaggio verso una dieta a base vegetale entro il 2050 potrebbe farci risparmiare tra i 332 e i 547 milioni di tonnellate di anidride carbonica. Questo ci porterebbe a un passo dal raggiungere gli obiettivi stabiliti dall’Accordo di Parigi, con una probabilità del 66% di limitare il riscaldamento globale entro 1,5 °C.

Questo trattato è di importanza cruciale in quanto è il primo accordo universale e giuridicamente vincolante sui cambiamenti climatici e a oggi è stato sottoscritto da quasi tutti i Paesi del mondo (esclusi gli Stati Uniti). Si può definire «un ponte» tra le politiche odierne e il raggiungimento della neutralità zero in termini di emissioni entro la fine del secolo. 

Un impatto insostenibile

Il report in questione spiega che gli alimenti di origine animale, come carne e latticini, hanno una grande impronta in termini di consumo di suolo – nonché di acqua e carbonio; quasi il 90% dell’energia contenuta nel cibo ingerito dagli animali viene persa per mantenerli in vita. In questo modo, tra pascoli e terreni coltivati a mangimi, gli animali da reddito sfruttano oltre l’80% delle terre agricole del pianeta, mentre producono solo il 18% del fabbisogno calorico globale e il 37% delle proteine. Questo vuol dire che gli animali consumano più di quanto producano.

Più dell’80% delle terre coltivate viene usata per nutrire gli animali negli allevamenti, ma produce solo il 18% del fabbisogno calorico globale e il 37% delle proteine.
© The Guardian

L’alternativa c’è

Un’alimentazione a base di verdure, legumi e frutta richiede invece meno risorse, perché viene eliminato un passaggio intermedio che non è necessario. Le risorse di cui ha bisogno l’animale per crescere potrebbero essere impiegate direttamente per l’alimentazione umana, che ne beneficerebbe anche in termini di salute, come molti studi dimostrano.

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A questo proposito, la ricerca indica che i pascoli per la produzione di carne e latticini rappresentano la maggior parte (72%) del carbon opportunity cost, ovvero l’opportunità di eliminare in modo naturale la CO2 attraverso il ripristino dell’ecosistema. Il restante 28% è invece costituito dai terreni adibiti alla produzione di mangime. Diventando inutili per la produzione alimentare destinata agli animali, su questi terreni potrebbe tornare a crescere spontaneamente la vegetazione, soprattutto le foreste che sono in grado di assorbire grandi quantità di anidride carbonica.  

Essere Animali_in azione a Brescia
I nostri attivisti in azione davanti a un allevamento intensivo in provincia di Brescia.
© Essere Animali

Dobbiamo agire al più presto

I ricercatori aggiungono che la probabilità di limitare e non superare la temperatura globale oltre la soglia di 1,5°C aumenta di pari passo con il raggiungimento, prima del 2050, delle emissioni zero. Queste si ottengono quando la quantità di emissioni di carbonio viene equilibrata dalla capacità del pianeta di riassorbirle. L’assorbimento di carbonio si satura dopo circa 25 anni per le foreste tropicali e circa 30 anni per le foreste temperate. Ecco perché cambiare la nostra alimentazione e l’uso che facciamo delle terre agricole entro i prossimi vent’anni può aiutarci a raggiungere le emissioni zero entro il 2050.

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Il report di Nature ci mostra che, seppure ambiziosi, gli obiettivi dell’Accordo di Parigi sono possibili da raggiungere e senza nulla sacrificare, se non delle vecchie abitudini. La posta in gioco è troppo alta perché il gusto o le consuetudini ci impediscano di abbracciare uno stile di vita che permetta alle future generazioni di poter vivere e invecchiare sull’unico pianeta che abbiamo. Per usare le parole dello scrittore Mike Berners-Lee, «there is no planet B».

È necessario rivedere la nostra alimentazione per tutelare e salvaguardare gli animali e per mettere al sicuro la salute globale. Scopri come farlo al meglio!