Più di 1300 contagiati: focolaio di coronavirus in un macello tedesco

Scritto il 22 Giugno 2020
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mattatoio

Già durante il periodo di lockdown erano stati registrati alcuni focolai di coronavirus in diversi macelli, sia americani che europei. Negli ultimi giorni, in Germania, è esploso un nuovo caso all’interno del mattatoio di proprietà dell’azienda leader nel settore di lavorazione della carne suina. Ad oggi, i contagiati risultano oltre 1.300 e sono ben 7.000 le persone – abitanti di quella zona – messe in isolamento per cercare di contenere al meglio il focolaio. Siamo di fronte all’ennesimo episodio che si sviluppa in questi luoghi di lavoro e che presenta molti rischi, anzitutto per la salute pubblica.

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Il “disastro della Tönnies”

L’ultimo focolaio esploso in Germania, è stato immediatamente ribattezzato così, dal nome dell’azienda a capo del macello. Quello che si trova a Guetersloh, nel Land tedesco del Nord Reno-Vestfalia, è il mattatoio più grande d’Europa e conta circa 6.500 dipendenti.

operaio mattatoio

📷 Gli operatori dei macelli lavorano in condizioni e ritmi proibitivi, oltre a praticare un attività di per sé piena di violenza. Il lavoro nei mattatoi è stato collegato a una serie di disturbi, tra cui lo stress post-traumatico e lo stress traumatico indotto dalla perpetrazione. © Yahoo

L’impianto risulta chiuso da una settimana, con tutti i dipendenti e i membri del management costretti alla quarantena. I numeri che riguardano l’infezione salgono di ora in ora, man mano che giungono i risultati dei tamponi eseguiti sugli operatori.

In Germania si teme una seconda ondata epidemica e nella regione del nuovo focolaio non si esclude di dover tornare al lockdown per limitare la diffusione del virus.

Quello riscontrato in Germania è solamente uno dei tanti casi che riguardano i contagi diffusi nei mattatoi. Solo qualche settimana fa, uno dei più grandi focolai che si sono verificati negli Stati Uniti è scoppiato proprio in un macello situato nel South Dakota, mentre a metà maggio 115 impianti di lavorazione della carne dislocati in 19 dei 50 stati riportavano casi di Covid-19.

Altri contagi si sono verificati in strutture analoghe presenti in Australia, Canada, Brasile, Spagna, Irlanda e Francia. E non si salva neppure l’Italia, dove un macello pugliese è stato costretto alla chiusura per due settimane dopo che 71 lavoratori sono risultati positivi al virus.

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Le cause del contagio

Alcune settimane fa abbiamo raccontato come la produzione industriale di carne sia strettamente collegata alla diffusione di molti virus che hanno colpito, più o meno di recente, gli esseri umani mettendo in serio pericolo la salute pubblica. E l’ultimo caso registrato in Germania pone ulteriori considerazioni in merito ai luoghi di lavoro come i macelli, che spesso presentano condizioni adatte favorire i contagi.

lavoratori carne

📷 La lavorazione della carne è un’operazione per la quale devono essere seguiti standard di igiene e sicurezza molto alti. © Ed Wray/Getty Images

Nei mattatoi, infatti, gli operatori – che talvolta raggiungono numeri anche molto alti – lavorano a stretto contatto, secondo turni di lavoro lunghi e faticosi, e a ritmi frenetici, con scarsa igiene e poca sicurezza. Inoltre, a compromettere ulteriormente la sicurezza di questi ambiente di lavoro, sono le basse temperature. Le quali, sebbene non ci siano ancora evidenze scientifiche, pare favoriscano la diffusione del virus.

Il sistema di produzione e di lavorazione che attualmente propone il mercato per sopperire alla domanda di carne, è inevitabilmente causa di gravi problematiche che colpiscono gli animali e mettono in pericolo la salute degli operatori, con conseguenze talvolta drastiche. Abbiamo più volte affrontato la correlazione tra la diffusione dei virus e lo sfruttamento degli animali, ma è doveroso tenere alta l’attenzione in merito.

Nel report di Essere Animali relativo alla produzione e al consumo di carne nel nostro Paese, abbiamo analizzato i numeri degli animali allevati e macellati nei dieci anni appena trascorsi e non tutti i dati sono incoraggianti. Sebbene infatti il consumo di carne pro capite in Italia sia calato del 7%, il numero di animali macellati è cresciuto per via dell’aumento della produzione di carne bianca, soprattutto di pollo, allevato per più del 99% in allevamenti intensivi. Per ridurre il rischio della diffusione di virus negli allevamenti dobbiamo quindi fare ancora molta strada.

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Per questo cerchiamo di far luce, ogni giorno, sulle terribili condizioni di vita che riserviamo agli animali utilizzati come materia prima per produrre cibo. Con le nostre indagini e i nostri report vogliamo rendere le persone sempre più consapevoli e indirizzarle verso scelte più etiche, sostenibili e prive di rischi per la salute.

 

 

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