I mattatoi diventano i nuovi focolai del COVID-19


Maria Mancuso
Web content editor di Essere Animali

Stati Uniti, Germania, Italia: nei mattatoi dilaga il contagio da coronavirus e ancora una volta l’industria della carne rischia di mettere in pericolo la salute pubblica. 

Qualche settimana fa vi raccontavamo di come la produzione industriale di carne abbia favorito la trasmissione del COVID-19 all’essere umano e di come gli allevamenti intensivi siano di fatto delle enormi bombe a orologeria – è qui che sono nate ad esempio due forme di influenza aviaria altamente patogene, l’H5N1 e l’H7N9, che presentano un tasso di letalità del 30% e oltre, di gran lunga molto più alto di quello del COVID-19. Ma oltre a essere ambienti di proliferazione di virus, gli allevamenti e i macelli sono anche diventati dei focolai di coronavirus che mettono in pericolo la salute dei lavoratori della filiera, e assieme a loro, tutti coloro con cui entrano in contatto.

La diffusione del virus negli allevamenti e macelli U.S.A.

Negli Stati Uniti il più grande focolaio di coronavirus è scoppiato all’interno di un impianto di lavorazione della carne nel South Dakota, dove si sono registrati 1.000 casi. In 115 impianti di lavorazione della carne dislocati in 19 dei 50 stati, sono stati riportati casi di COVID-19 e nello specifico 5.000 positivi e 20 morti su un totale di 130.000 lavoratori.

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Tyson Food, una delle principali compagnie che controllano il mercato della carne negli USA, è arrivata ad avere positivi al COVID-19 oltre la metà degli operai in una singola struttura.
© Michael Conroy/AP Photo

L’industria della carne in America è fortemente concentrata e integrata verticalmente e perciò meno preparata ad affrontare imprevisti di grande portata, come la crisi dovuta alla pandemia. Basti pensare che nel Paese soltanto due compagnie controllano oltre il 40% del mercato di carne bovina e suina e quasi il 40% di quella di pollo. Una di queste, Tyson Foods, ha chiuso già tre delle sue sei strutture a causa del numero di contagi tra i dipendenti.

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Il contraccolpo si è sentito oltre i cancelli dei mattatoi. Le maggiori catene di supermercati statunitensi hanno imposto delle restrizioni sulla vendita di carne. Ad esempio il gruppo Costco ha stabilito un limite di tre articoli a persona per manzo, maiale e pollame – provvedimento simile a quelli presi anche da catene come Kroger e Wegmans. Mentre 1.043 ristoranti della catena di fast food Wendy’s hanno smesso di servire prodotti contenenti carne bovina.

Il COVID-19 negli stabilimenti tedeschi e italiani

In Germania, finora poco colpita dal virus rispetto ad altri Paesi europei, il contagio ha ripreso ritmo, incominciando dai mattatoi. Secondo quanto denunciato dal giornale tedesco Spiegel, circa 600 lavoratori in alcuni macelli tedeschi sarebbero risultati positivi al COVID-19. Di questi, 300 soltanto nello stabilimento Mueller Fleisch di Pforzheim, nel Baden Wuerttemberg. Altri impianti di lavorazione della carne non sono da meno: in quello della Westfleisch a Coesfeld, nel Nord-Reno Vestfalia, risulterebbero positivi oltre 200 lavoratori e altri 100 in un macello della società Vion.

Il costo della carne

#Report lunedì 21.20 Rai3Era solo l'inizio di febbraio e Il coronavirus sembrava solo un problema cinese. La visita in questo allevamento intensivo di suini in provincia di Reggio Emilia ci fa capire che il rapporto tra uomo e animale è una materia da maneggiare con cura.

Posted by Report on Saturday, April 11, 2020

Anche in Italia, dove l’industria della carne è sempre più concentrata, la situazione negli impianti desta forte preoccupazione. In Puglia un macello ha chiuso i battenti per due settimane dopo che 71 impiegati sono risultati positivi al virus. Questa regione è stata particolarmente colpita dalla pandemia e a marzo il tasso di mortalità è stato il quadruplo rispetto a quello del resto del Sud Italia.

Le conseguenze per lavoratori e animali

Durante questi mesi, gli operai impiegati nell’industria della carne hanno dovuto continuare a lavorare perché questo settore è stato sin da subito considerato “essenziale”, al pari di altre produzioni alimentari. Evidentemente però non sono state prese misure adeguate per limitare la trasmissione del virus, come ad esempio il distanziamento sociale.

Insomma, la pandemia ha aggravato una situazione già critica per i lavoratori, fatta di sfruttamento, paghe da fame e rischi per la salute.

Questo in particolare, è praticamente impossibile da garantire sia nelle strutture stesse, che negli appartamenti dei lavoratori, che spesso sono migranti, hanno un contratto stagionale e condividono un’abitazione con altre persone. Per non parlare del rischio legato all’utilizzo del trasporto pubblico per raggiungere il luogo di lavoro. Ma la chiusura degli allevamenti ha anche esacerbato le già precarie condizioni degli animali destinati al macello. Negli Stati Uniti e in Canada alcuni allevatori stanno considerando di sopprimere i maiali e bruciarne le carcasse. Gli allevatori di polli hanno invece iniziato a distruggere le uova per limitare il numero di pulcini nati. Quelli di bovini infine modificheranno la loro alimentazione per ridurne la crescita.

Cambiamo ora per avere un futuro domani

La penuria di carne nei banchi frigo dei supermercati statunitensi porrà di fronte ad una scelta obbligata milioni di consumatori, che dovranno, volenti o nolenti, rivalutare le proprie scelte alimentari e privilegiare verdure e prodotti a base vegetale.

«Non c’è normalità alla quale ritornare quando quello che abbiamo reso normale ieri ci ha condotto a quel che oggi abbiamo» ha dichiarato Ángel Luis Lara, sceneggiatore e studioso di cinema, in un recente articolo sul Manifesto.

Ed è per evitare che pandemie come quella attuale diventino la nuova normalità, che Essere Animali insieme a 70 associazioni in difesa degli animali ha sottoscritto una lettera alle istituzioni europee per chiedere la messa al bando del commercio di animali esotici e l’abbandono delle forme intensive di allevamento. Insieme ad altre associazioni italiane abbiamo poi sottoscritto e inviato le stesse richieste e sollecitazioni al Presidente del Consiglio e ai Ministri della Salute, dell’Ambiente, delle Politiche Agricole e Forestali e degli Affari Europei.

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In questi giorni, la Commissione Europea sta elaborando delle strategie per proteggere la biodiversità e rendere i sistemi alimentari più sostenibili. Strategie che saranno parti integranti del Green Deal europeo, un piano che punta a rendere sostenibile l’economia dell’UE.

Questa pandemia ci sta offrendo un’opportunità preziosa per risistemare l’ordine delle nostre priorità e, chissà, anche abbracciare un cambiamento che sia positivo per tutti, animali compresi. È un’opportunità che non dobbiamo farci sfuggire.

Approfitta della Settimana Veg per sperimentare quanto possa essere facile e gustoso il cambiamento!