Focolaio di coronavirus negli allevamenti olandesi di visoni

Scritto il 8 Maggio 2020
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visoni

Ci siamo già occupati dell’emergenza Covid-19 mettendo in luce la correlazione tra i virus di origine zoonotica e lo sfruttamento degli animali, siano esse specie selvatiche di cui abbiamo compromesso e devastato gli ecosistemi in cui vivono, siano alcune delle specie allevate a scopo alimentare.

Ma il quadro attuale si arricchisce di nuovi scenari. Arriva dall’Olanda, infatti, la notizia della presenza di un nuovo focolaio di coronavirus esploso in alcuni allevamenti di visoni da pelliccia.

Infezione trasmessa dagli esseri umani agli animali allevati

visoni in allevamento per pellicce

📷 La fine delle pellicce in Italia sembra sempre più vicina, negli ultimi 3 anni abbiamo comunicato la chiusura di 9 allevamenti di visoni e oggi rimangono attivi circa una decina. © Essere Animali

Ci ha pensato l’OIE (Organizzazione mondiale per la salute animale) a rendere noto il caso, comunicando la presenza del focolaio di Sars-CoV-2 alla Promed, la rete internazionale per la segnalazione di malattie emergenti.

La diffusione della malattia è avvenuta in un paio di allevamenti – che detengono oltre 20.000 animali – situati in una provincia meridionale dei Paesi Bassi. Dopo la manifestazione dei tipici sintomi da Covid-19 riscontrati in alcuni dipendenti delle strutture, gli animali hanno mostrato problemi respiratori e gastrointestinali, si è avuto un incremento di mortalità dei visoni che, sottoposti a tampone, sono risultati positivi al Sars-CoV-2.

Il Ministero dell’Agricoltura olandese ritiene si tratti di infezioni trasmesse da essere umano ad animale. I visoni non saranno abbattuti, gli allevamenti verranno convertiti in un laboratorio naturale per studiare l’epidemia in questa specie animale, ricostruendo l’origine e le cause del contagio del virus. Secondo l’Istituto Nazionale per la Salute e l’Ambiente olandese (RIVM), il focolaio nell’allevamento di visoni non è considerato un rischio addizionale per la salute pubblica.

I visoni sono comunque considerati una delle specie nella quale potrebbe essere nato il nuovo coronavirus. Nel nord est della Cina vi sono infatti numerosi allevamenti da pelliccia.

Anche in Italia ci sono allevamenti di visoni

Sistemi intensivi di allevamento di visoni sono presenti anche in Italia, proprio nelle regioni più colpite dalla pandemia di Covid-19, come Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna.

Da anni con la campagna Visoni Liberi, lanciata dopo la diffusione di una drammatica inchiesta che ha documentato le terribili condizioni dei visoni negli allevamenti italiani, chiediamo a Governo e Parlamento di vietare questa attività.

Diversi stati europei lo hanno già fatto, tra questi anche l’Olanda che ha imposto un divieto ma a partire dal 2024. Nel frattempo, è scoppiato il caso dei visoni risultati positivi al Sars-CoV-2, ma perlomeno i Paesi Bassi hanno già scelto di non produrre più pellicce, nonostante fossero uno dei primi paesi al mondo per numero di visoni allevati, motivo che ha reso necessario un tempo piuttosto lungo per la chiusura e la riconversione – in corso – degli allevamenti.

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In Italia invece tre proposte di legge per l’introduzione di un divieto nazionale di allevamento da pelliccia – presentate da LAV – sono bloccate da anni in parlamento. L’allevamento di animali selvatici come i visoni, alloctoni per il nostro territorio in quanto specie originaria del Nord America, è ancora consentito nonostante le conseguenze ambientali e sanitarie che ciò comporta.

Ancora una volta il crudele trattamento che riserviamo agli animali presenta dei rischi per la nostra comunità. Alcuni sono certi, come ad esempio l’impatto ambientale degli allevamenti intensivi, – compresi quelli di visoni – altri in via di studio, come il recente legame tra visoni e Covid-19.

E se non vietiamo con urgenza questi allevamenti, anche la pelliccia, pur rappresentando il passato poiché oramai in crisi in tutto il mondo, non è escluso che possa diventare un grave problema per il nostro futuro.

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