[Ufficiale] La Cina ha vietato il consumo di carne di cane


Francesco Ceccarelli
Responsabile investigazioni di Essere Animali

Ora è ufficiale la Cina ha vietato il consumo di carne di cane, il Ministero dell’Agricoltura e degli Affari Rurali ha definitivamente eliminato i cani dalla lista degli animali “commestibili” vietandone in questo modo l’allevamento, la macellazione e il commercio.

La notizia arrivata un mese prima del Festival di Yulin, la fiera di “carne di cane”, metterà fine a questo crudele evento. Gatti e cani saranno esclusi per la prima volta da un elenco ufficiale di animali commestibili. Il testo è stato pubblicato dal ministero dell’Agricoltura. La decisione arriva dopo il divieto temporaneo di febbraio sul commercio e il consumo di animali selvatici, pratica sospettata della diffusione del coronavirus.

La Humane Society International ha stimato che ogni anno in Cina vengono uccisi per il consumo umano dai 10 ai 20 milioni di cani e circa 4 milioni di gatti.

Il Ministero dell’Agricoltura e degli Affari Rurali ha pubblicato ieri un documento in cui ha dichiarato che anche in Cina ormai cani e gatti vengono considerati animali da compagnia e come tali dovrebbero essere trattati. Il documento sarà in revisione fino all’8 di maggio. Dopodiché potrebbe diventare un divieto ufficiale, come quello già deciso negli scorsi giorni nella città di Shenzhen, che entrerà in vigore il 1 maggio.

«Con il progresso della civilizzazione e del sentimento pubblico sulla protezione degli animali, i cani non sono più considerati semplici animali domestici ma animali da compagnia». Questa è la dichiarazione rilasciata ieri dal Ministero dell’Agricoltura e degli Affari Rurali cinese.

Si tratta di una svolta epocale, che segue il cambiamento di sensibilità nella popolazione. In un sondaggio del 2016 la maggioranza dei cinesi si è infatti detta favorevole al divieto e il 70% ha affermato di non aver mai mangiato carne di cane o gatto. Con l’entrata in vigore della legge anche il Festival di Yulin, l’annuale fiera della carne di cane, dovrà essere bandito.

Una buona notizia ma solo per cani e gatti

Si perchè nella lista stilata dal Ministero, che stabilirà quali specie si potranno mangiare o meno, sono rimasti altri animali che come i gatti e i cani hanno il diritto di vivere perchè anche loro sono esseri senzienti. Nell’elenco sono inserite anche specie utilizzate per la loro pelliccia e ad “uso medico”. 18 specie di bestiame e pollame tradizionali: maiali, bovini ordinari, zebù, bufali, yak, grandi bovini, pecore, capre, cavalli, asini, cammelli, conigli, polli, anatre, oche, tacchini, piccioni, quaglie.
13 specie di bestiame e pollame speciali: cervo sika, cervo, renna, alpaca, faraona, fagiano, pernice, germano reale, struzzo, visone, volpe argentata, volpe blu, cane procione. Come si può vedere la maggior parte sono animali largamente allevati e macellati in Europa e nei paesi occidentali.

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Di sicuro non è un caso che questi provvedimenti stiano accelerando in un momento in cui l’attenzione mediatica è così concentrata sui “wet market” i mercati di animali vivi, ormai tristemente famosi per aver dato probabilmente il calcio di inizio alla diffusione del coronavirus. È da riportare che la proposta di legge non fa riferimanto alla chiusura di queste attività dove si macella a cielo aperto. Siamo davvero sollevati per i cani e i gatti che – se tutto prosegue come annunciato – avranno salva la vita. Nonostante ciò, va ricordato che lo sfruttamento degli animali continuerà ad essere fonte di sofferenza per molte altre specie e un rischio per la salute globale.

Il 75% delle patologie infettive che hanno colpito gli esseri umani dal ‘900 a oggi è infatti di origine zoonotica.  Gli esperti concordano sui fattori che causano la propagazione di queste malattie sempre più pericolose e difficili da contrastare. Tra questi: l’urbanizzazione, che riduce lo spazio riservato alle specie selvatiche e favorisce le possibilità di contatto con l’uomo; lo sfruttamento oltre ogni limite degli animali allevati a scopo alimentare in generale; la crisi climatica.

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