Il nostro appello all’Ue: stop allevamenti intensivi e commercio di animali selvatici

Scritto il 13 Maggio 2020
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allevamenti di maiali

Le strategie Biodiversity to 2030 e Farm-to-Fork, sono attualmente in fase di elaborazione come parti integranti del Green Deal europeo, ovvero la tabella di marcia per rendere sostenibile l’economia dell’UE. I due piani strategici offrono un’opportunità unica per stabilire un nuovo tracciato per l’Unione europea: la messa al bando del commercio di animali esotici e l’abbandono delle forme intensive di allevamento al fine di tutelare la salute delle persone, la biodiversità e gli animali.

Essere Animali insieme a 70 associazioni in difesa degli animali

allevamenti di galline

📷 In Italia il virus H7N7, noto più comunemente come “aviaria”, ha ucciso più di un milione di animali tra polli, galline e tacchini. © Essere Animali

Eurogroup for Animals, l’organizzazione che si batte in Europa per la difesa degli animali, sta sollecitando Europarlamentari e Commissioni competenti con una lettera sottoscritta dalle più di 70 associazioni che ne fanno parte, compresa Essere Animali. In Italia inoltre noi insieme a Lav, Animal Equality e Lega Nazionale del Cane abbiamo sottoscritto e inviato le stesse richieste e sollecitazioni al Presidente del Consiglio e anche ai Ministri della Salute, dell’Ambiente, delle Politiche Agricole e Forestali e degli Affari Europei. Tra le istante fondamentali del documento:

  1. L’immediata restrizione del commercio di animali selvatici in Europa;
  2. L’introduzione di un piano d’azione per il bando definitivo della commercializzazione della fauna selvatica;
  3. La riforma della PAC in modo che il denaro pubblico non sia più destinato a metodi di allevamento intensivi, ma piuttosto alla riconversione delle attività;
  4. L’inserimento del benessere animale come pilastro a sé stante per un cambiamento reale delle condizioni di vita degli animali;
  5. Il sostegno concreto ad agricoltori e ricercatori impegnati nello sviluppo di proteine vegetali.

Questi provvedimenti sono urgenti anche per la nostra salute

allevamenti con peste suina

📷 Per bloccare lo sviluppo della peste suina in Cina sono stati ammazzati quasi un milione di maiali. © AsiaNews

Le decisioni prese dalla leadership odierna tracceranno il destino delle generazioni future e del nostro pianeta, soprattutto in tema ambientale, animale e di salute pubblica.

Il COVID-19 lo ha messo chiaramente in evidenza: non possiamo più occuparci della salute pubblica senza rivedere il modo in cui ci rapportiamo agli animali, dall’allevamento alla loro commercializzazione. Il 70% delle malattie infettive che hanno colpito gli esseri umani negli ultimi decenni sono infatti di origine animale, e il COVID-19 non fa eccezione. Specificamente, è opinione diffusa che il SARS-COV-2, il virus alla base della sindrome COVID-19, abbia fatto il salto di specie dagli animali selvatici all’essere umano come conseguenza della promiscuità in cui vengono tenute diverse specie animali nei “wet market” asiatici.

Gli allevamenti intensivi sono una bomba ad orologeria

allevamenti intensivi di maiali

📷 Le condizioni igieniche negli allevamenti sono terribili. Durante le nostre indagini spesso ci imbattiamo in scarafaggi e topi. Attirati dal mangime e dagli animali morti, è impossibile per gli allevatori impedire a questi animali di entrare e diffondersi. © Essere Animali

Tuttavia, la malattia potrebbe aver avuto origine anche qui, sul territorio europeo. L’Unione Europea è infatti una delle principali destinazioni per la vendita di animali esotici “da compagnia”, tra cui primati, rettili e anfibi, commercializzati e trasportati spesso illegalmente e senza controlli sanitari.

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Ma non è tutto. La prossima pandemia infatti, potenzialmente peggiore di quella attuale, potrebbe originarsi da quella che oggi è la modalità di produzione alimentare standard nelle parti più sviluppate del mondo: gli allevamenti intensivi. I miliardi di animali allevati annualmente in condizioni intensive (migliaia di miliardi, se si considerano anche i pesci in acquacoltura) costituiscono serbatoi naturali e veicoli di virus potenzialmente pericolosi, se non devastanti, per l’essere umano.

Dobbiamo agire ora per gli animali, l’ambiente e la nostra salute

La situazione in cui ci troviamo oggi mostra chiaramente che dobbiamo cambiare il nostro rapporto con la natura e con gli animali, ai quali infliggiamo crudeltà e sofferenze inaudite. Per eliminare future pandemie e rischi enormi per la salute pubblica e per la tenuta economica del nostro pianeta è necessario eliminare proprio queste crudeltà sugli animali. Chiediamo che l’Italia faccia proprie le raccomandazioni nella sua posizione Europea e incoraggi la Commissione Europea a integrarle nelle strategie Biodiversity to 2030 e Farm-to-Fork all’interno del Green Deal europeo. Un futuro migliore è possibile anche grazie alle decisioni che prenderemo oggi.

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