Animali bloccati per ore alle frontiere per l’emergenza covid-19

Scritto il 27 Marzo 2020
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Com’è noto, l’attuale emergenza sanitaria legata al Covid-19 sta limitando la circolazione delle persone, misura necessaria per contenere il contagio il più possibile. La Commissione Europea ha però garantito lo scambio dei beni, soprattutto per quei prodotti considerati essenziali, come il materiale medico e gli alimenti, categoria in cui rientrano anche gli animali vivi destinati al consumo umano.

Misure a discapito degli animali

Alcuni stati europei, sospendendo l’accordo di Schengen, hanno stabilito restrizioni o controlli ai confini, impedendo il libero movimento di persone e beni. In alcuni casi è stato effettuato un controllo della temperatura corporea dei conducenti, in altri è stato vietato l’accesso a stranieri provenienti da zone a rischio come l’Italia. Queste misure hanno causato improvvise code ai confini tra stati, prima inesistenti. Durante queste attese sono rimasti intrappolati anche camion che trasportavano animali vivi diretti ai macelli. La normativa europea di protezione degli animali, impone dei rigidi limiti ai tempi di viaggio, con anche obblighi di scarico in stalle di riposo apposite quando i limiti di tempo vengono superati.

Ai confini tra Germania e Polonia gli animali sono rimasti a bordo dei camion anche per più di 12 ore. Per uscire dall’Europa, tra la Bulgaria e la Turchia, gli autisti hanno raccontato di aver percorso solo 300 metri in 3 ore.

Questi viaggi lunghissimi verso il macello, senza acqua e cibo, non solo violano le normative europee, ma espongono gli animali, già destinati a una fine orrenda, a un ulteriore sofferenza.

Le azioni per fermare questa barbarie

Una coalizione di organizzazioni non governative per la protezione degli animali ha fatto richiesta formale agli stati membri dell’UE, alla Commissione Europea, e ai trasportatori stessi di animali vivi, di non intraprendere viaggi oltre confine per evitare di esporre gli animali ad agonie inutili e per rispettare la normativa vigente. Solamente l’Olanda ha risposto positivamente, impedendo di trasportare animali in quei paesi che hanno imposto restrizioni al movimento, causando lunghe code ai confini (Croazia, Romania, Polonia, Bulgaria).

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Nel resto d’Europa però i trasporti continuano. La Commissione Europea ha garantito che gli animali, così come altri “beni” essenziali, debbano avere delle corsie preferenziali. Nelle Linee Guida del 23.03.2020, si garantisce che, tra gli altri, i trasporti di animali possono sottostare a controlli che durino non oltre 15 minuti.

Il profitto contro la legge

Emergono due questioni circa i trasporti di animali vivi su lunghe distanze e oltre confine. Una di ordine etico-legale, l’altra di ordine logistico. Il Regolamento CE No. 1/2005 sulla protezione degli animali durante il trasporto impone che non siano arrecate sofferenze evitabili agli animali, specie per quanto riguarda attese inutili e tempi di viaggio. In poche parole, gli animali devono essere trasportati a destinazione nel più breve tempo possibile. Ciò è però un problema in Europa, date le varie restrizioni imposte ai confini che stanno causando disagi e ritardi incalcolabili.

Un trasporto di galline ovaiole filmato dai nostri investigatori

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La normativa minima di protezione, trae fondamento sull’articolo 13 del TFEU che vede gli animali come esseri senzienti a cui risparmiare sofferenze inutili come le attese dentro un camion. Quello che accade ora è che di fronte alla norma, prevale comunque il profitto anche a costo di violazioni evidenti del benessere degli animali.

Dal punto di vista logistico rimane impossibile assicurare la priorità al trasporto di animali vivi in presenza di lunghe attese davanti ai confini. Le strade, anche volendo, non potrebbero prevedere una corsia preferenziale dove possano accedere solo i trasporti di animali vivi, come del resto accade già da diversi anni tra Bulgaria e Turchia. Al di là delle considerazioni etico-legali e logistiche, rimangono altre domande: perché l’Europa che si dichiara unita, risulta di fatto ancora disomogenea?

Perché l’Olanda decide di rispettare la normativa sulla protezione degli animali e la Commissione Europea non prende posizione per fare seguire il buon esempio anche agli altri stati membri?

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