Negli allevamenti animali portati all’estremo, incapaci di alzarsi

Scritto il 6 Febbraio 2020
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mucca a terra

Le condizioni di sovrasfruttamento tipiche degli allevamenti intensivi, causano agli animali molteplici sofferenze. Tra queste, le difficoltà di deambulazione che riguarda in particolare mucche, polli e scrofe, è un problema ancora poco approfondito, ma assolutamente comune.

Il caso delle “mucche a terra”

mucca a terra sollevata con un un muletto

📷 Il sollevamento di mucche agonizzanti è vietato in Italia dal Regolamento sulla protezione degli animali durante il trasporto, eppure nel 2019 i nostri investigatori hanno documentato più volte l’utilizzo di questa pratica. © Essere Animali

Per la produzione del latte, le mucche sono trattate come macchine. Vengono fecondate artificialmente in modo continuo e costrette a partorire un vitello ogni anno, così da ottimizzare al massimo la produzione.

A queste condizioni, non possono resistere a lungo, a maggior ragione visto che parliamo di razze create con una selezione genetica sempre più ottimizzata per produrre tanto in poco tempo – basti pensare che oggi le mucche producono in media circa 28 litri di latte al giorno contro i 18 del 1985.

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È frequente, per gli animali stremati e prosciugati dalla vita in allevamento, il caso delle “mucche a terra”. Si tratta di animali che, devastati dalle condizioni estreme a cui sono costretti, non riescono più a reggersi sulle zampe.

Abbiamo documentato questa drammatica situazione nella nostra indagine Macchine da Latte, in cui mostriamo animali sofferenti, lasciati per terra senza alcuna cura per diversi giorni e sollevati con l’aiuto di un muletto per essere trasportati via.

Il peso insopportabile per le zampe dei polli

pollo negli allevamenti

📷 Un pollo non più in grado d’alzarsi o malato, non viene mai curato dagli operatori in quanto, dal punto di vista economico, conviene lasciarlo morire. © Essere Animali

I polli broiler, razza da carne creata tramite selezione genetica, ingrassano a tal punto da raggiungere il peso adatto alla macellazione in soli 40 giorni. L’alta velocità di accrescimento fa sì che la dimensione del loro petto aumenti in modo esponenziale. Viene meno la proporzione del corpo e gli arti, messi a dura prova dal peso, sono soggetti a diverse patologie.

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Nei casi più gravi, le zampe non riescono a supportare la pressione e cedono, costringendo l’animale a restare a terra nella stessa posizione impossibilitato a soddisfare alcun bisogno naturale, fino alla morte.

Le scrofe costrette in gabbia

scrofa in gabbia gestazione

📷 Le scrofe trascorrono più di un terzo della loro vita in gabbie che non permettono nemmeno di girarsi su loro stesse. © Essere Animali

Uno dei destini più crudeli è quello delle scrofe, animali molto sensibili e tra i più intelligenti.
In Italia, circa 500 mila scrofe sono costrette, per gran parte della loro vita, a trascorrere il tempo rinchiuse nelle gabbie, sia durante il periodo della gestazione che durante il parto e le prime settimane di vita dei cuccioli.
Una condizione, ripetuta più volte fino al momento in cui pure loro non risultano più produttive. Ciò le condanna a sofferenze psicofisiche crudeli e inaccettabili. Le scrofe, infatti, imprigionate tra le sbarre, non possono compiere alcun movimento e sono soggette a piaghe per lo sfregamento con le sbarre.

Dopo il parto la gabbia non permette loro alcuna possibilità di interagire con i cuccioli e anzi le porta non di rado a schiacciarli.

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Molte delle problematiche per gli animali negli allevamenti non vengono portate alla luce e le persone non ne sono ancora pienamente consapevoli. Ma per cambiare le cose, prima bisogna conoscerle. Apri gli occhi sull’industria della carne.

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