Gruppo Amadori patteggia per maltrattamento di animali dopo l’inchiesta di Report

Scritto il 28 Febbraio 2020
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Era il 2016 quando il nostro team investigativo accompagnò la giornalista Sabrina Giannini all’interno di un allevamento di maiali di una società del Gruppo Amadori.

Le immagini diffuse dalla trasmissione Report furono viste da 2,5 milioni di persone e le terribili condizioni in cui erano detenute le scrofe suscitarono un’enorme indignazione.

Gli animali vivevano rinchiusi in gabbie strettissime, all’interno di un capannone in condizioni igieniche raccapriccianti, impossibilitati a muoversi al punto che non riuscivano nemmeno a liberarsi dai numerosi topi che camminavano sopra il loro corpo. Il lavoro del nostro team investigativo si estese anche ad alcuni allevamenti di polli della società controllata da Amadori. Le telecamere nascoste filmarono operatori del carico mente urinavano all’interno degli allevamenti, dove dovrebbero invece essere adottate severe misure di biosicurezza.

Guarda il servizio

Le indagini che hanno portato alla sentenza

Dopo la messa in onda del servizio, ENPA presentò un esposto-denuncia alla Procura della Repubblica di Forlì, a cui è seguita una lunga fase di indagini.

Gli indagati, che hanno scelto di patteggiare, sono il rappresentante legale di una società controllata al 100% da Amadori, condannato per il reato di uccisione e maltrattamento di animali (art. 544 bis e ter c.p.) a 3 mesi di reclusione (pena sospesa) e a una multa di 22.500 euro e il custode e responsabile dell’allevamento, condannato per il reato di abbandono di animali (art. 727c.p.) a un’ammenda di 1.600 euro.

Gli accertamenti delegati dalla magistratura riscontrarono le scrofe rinchiuse in gabbie troppo piccole, «non adeguate alla stazza degli animali» e una totale «assenza di adeguati spazi asciutti e puliti per il riposo degli animali» e «assenza o inadeguatezza di arricchimenti ambientali». Di conseguenza, gli animali «venivano sottoposti a condizioni insopportabili per le loro caratteristiche etologiche cagionandogli sofferenze non necessarie e in alcuni casi anche la morte».

Chiuse le indagini, i due indagati hanno scelto di patteggiare per evitare il processo e ottenere uno sconto della pena. L’ufficio GIP del Tribunale di Forlì ha accolto la loro richiesta.

Anche l’organizzazione Animal Equality ha contribuito all’inchiesta, fornendo immagini delle condizioni dei polli in altri allevamenti di una società controllata da Amadori. Uno stimolo che ha permesso di continuare il procedimento e che, nel 2019, ha portato su specifico ricorso presentato dall’ENPA all’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato (AGCM), a chiedere ad Amadori di modificare la propria comunicazione circa i polli allevati a scopo alimentare, perché considerata infatti potenzialmente ingannevole.

L’importanza delle investigazioni negli allevamenti

Grazie al lavoro di controllo e ispezione del nostro team investigativo e al lavoro di più organizzazioni per i Diritti Animali si è giunti a questa importante sentenza. Simili comportamenti verso gli animali allevati, spesso ritenuti meritevoli di meno Diritti, devono essere considerati reati a tutti gli effetti. Ciò è importante anche perché può fungere da deterrente verso altri allevatori, affinché si astengano da gestioni di allevamento che causano ulteriori sofferenze aggiuntive agli animali, già estremamente provati dalle condizioni standard di allevamento intensivo.

Le investigazioni negli allevamenti e nei macelli sono importanti per smascherare queste illegalità, ma non solo. Con le nostre telecamere, oltre che catturare immagini che costituiscono prove schiaccianti di maltrattamenti e violenze, documentiamo le condizioni di allevamento standard per mostrare cosa accade agli animali utilizzati per la produzione di carne e promuovere cambiamenti virtuosi.

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